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Che succede sul Mes?

da Alberto Bruzzone

di ANTONIO GOZZI

Ricordiamo ai lettori di ‘Piazza Levante’ che con la sigla MES si intende la possibilità per i paesi dell’Unione Europea di fare ricorso al Meccanismo Europeo di Stabilità per finanziare spese sanitarie straordinarie dovute alla pandemia.

Il grande dibattito che si è sviluppato sull’argomento tra le forze politiche e che ha impedito finora all’Italia di fare ricorso a questo meccanismo finanziario per oltre 36 miliardi di euro è dovuto al fatto che nella sua impostazione originaria il MES pensato come uno strumento generale volto al sostegno di Stati in difficoltà (nella vulgata europea era chiamato il Fondo salva Stati) prevede precise e stringenti condizionalità per chi ne fa utilizzo. Una vera e propria perdita di sovranità economica che può arrivare fino all’insediamento nel Paese in crisi (vedi il caso della Grecia) della cosiddetta Troika, Commissione Europea/Banca Centrale Europea/Fondo Monetario Internazionale che gestisce l’economia e la finanza fino all’uscita della crisi.

Ma la grande novità è che l’Unione Europea, in piena pandemia, ha cambiato le regole dell’utilizzo del Fondo limitando la condizionalità al solo scopo di utilizzo dei fondi messi a disposizione che deve essere quello sanitario, con ciò rendendo semplice e agevole il ricorso al MES.

Si tratta di un finanziamento a debito degli Stati richiedenti a tassi di interesse bassissimi. Si è calcolato che il risparmio per l’Italia in conto interessi connesso con l’utilizzo del MES sarebbe di 400 milioni di euro l’anno per dieci anni e quindi di 4 miliardi di euro in tutto rispetto alle attuali condizioni del nostro debito pubblico.

Il Coronavirus, che è ancora pericolosamente presente tra di noi, e potrebbe esserlo ancora di più nei prossimi mesi, ha dimostrato che il sistema sanitario italiano, che pure ha reagito bene alla pandemia, ha bisogno di forti interventi di potenziamento sia a livello di strutture ospedaliere pubbliche che di presenza territoriale di medici di base e in generale di medicina di prevenzione.

Le Regioni, titolari della funzione sanitaria, hanno già quasi tutte preparato i piani di intervento e di spesa e quindi sarebbero pronte all’utilizzo finalizzato dei fondi ma non lo possono fare perché la decisione di accedere al MES spetta al Governo nazionale che a partire dal Presidente del Consiglio Conte tentenna e non prende la decisione.

Perché avviene tutto ciò?

Per ragioni di politica politicante si sarebbe detto un tempo. Nel Governo giallo-rosso il M5S per ragioni ideologiche non ne vuole sapere e senza una vera motivazione, se non quella di non volere smentire se stesso e una posizione assunta da tempo, non ci sta e impedisce all’Italia di accedere ad uno strumento estremamente necessario ed estremamente conveniente.

Lega e Fratelli d’Italia con la loro attuale posizione anti-europea sono più o meno sulla stessa posizione per la gioia di chi pensa che in fondo il M5S è una costola della sinistra e quindi in Parlamento, in questo disgraziato Parlamento, espressione della vittoria di sovranismi e populismi nel 2018, rischia di non esserci una maggioranza a favore dell’utilizzo del MES.

Il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, intervenendo recentemente al Festival dell’Economia a Trento, ha ricordato le ragioni e i vantaggi del ricorso dell’Italia al MES:

  • Condizioni di prestito migliori del mercato
  • Lunga scadenza
  • Condizionalità limitata all’uso solo per spese sanitarie

“Mi chiedo perché uno deve avere paura di mostrare che utilizza bene e correttamente dei fondi. Se mostra di utilizzare bene i fondi del MES avrà maggiore facilità di raccolta sul mercato a condizioni migliori di quelle che abbiamo ora che, se pur migliorate, non sono ancora vicine a quelle di Portogallo e Spagna”.

I fondi del Mes, ha chiarito il Governatore, serviranno alla sanità e più nel dettaglio a operazioni strutturali, assunzioni e rafforzamento dei sistemi locali.

L’attivazione del fondo, così come definita dagli ultimi vertici UE, sarà diversa, secondo il Governatore Visco, da quella tradizionale, per cui per l’Italia (e per gli altri Paesi che opteranno per l’attivazione) non scatterà alcuna Troika post-MES.

Nonostante la chiara e incontestabile posizione del Governatore della Banca d’Italia non condizionato da posizioni politiche o ideologiche, che chiarisce bene la natura e le condizioni d’uso del Fondo in sintonia con le posizioni della Commissione Europea, il quadro resta purtroppo assai difficile e si riverbera sulla posizione del Pd, l’altro partner di Governo, che fino ad oggi è sempre stato fortemente a favore del ricorso al MES da parte dell’Italia a partire dal Commissario Europeo Gentiloni fino al segretario Zingaretti, ma che negli ultimi giorni sta dando segni di incertezza.

Il ministro dell’Economia Gualtieri, pure riconoscendo il grande risparmio finanziario derivante dall’utilizzo del Mes, dice che per ora non c’è urgenza (?) indebolendo di fatto la posizione di chi voleva andare subito ad un confronto serrato con il M5S sul tema.

Le preoccupazioni e la prudenza di Gualtieri sembrano avere anche qui una sostanza tutta politica che ha probabilmente a che vedere con le posizioni assunte dalla pattuglia di irriducibili del M5S al Senato guidati da Barbara Lezzi in sintonia con Alessandro Di Battista. La senatrice grillina ha fatto sapere che “sul Mes sarà un bagno di sangue”. Potrebbe essere in gioco sul punto la stessa sopravvivenza di questo Governo, da qui la prudenza di Gualtieri e di quelli a lui più vicini.

Ancora una volta l’Italia sembrare essere ostaggio di posizioni oltranziste e immotivate che provengono dal mondo di quelli che volevano abbattere la casta e sono diventati casta essi stessi. Succederà come sulla TAV, sul TAP, sull’ILVA, sul doppio mandato, sugli avvisi di garanzia che dovevano provocare dimissioni di tutti quelli che le ricevevano meno i pentastellati (l’Appendino è stata condannata in primo grado per falso in atto pubblico ed è ancora lì a fare il sindaco di Torino): tanti discorsi e tante parole ma anche tante contraddizioni.

Si spera che alla fine, anche in questo caso, prevarrà il buon senso e l’Italia farà ricorso al MES ma con tanto tempo perso e gravi ritardi nell’attuazione delle cose.

Oggi il convento non passa di più.

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