Home Eventi Alla politica serve un polo centrale, che incarni i valori della competenza, della professionalità e delle capacità

Alla politica serve un polo centrale, che incarni i valori della competenza, della professionalità e delle capacità

da Alberto Bruzzone

di MARCO DE PETRO *

È veramente straordinario che il PD per bocca dei suoi massimi rappresentanti e in ogni occasione continui ad auspicare una alleanza organica con i 5 Stelle. È esempio di una straordinaria cecità davanti alla bruciante sconfitta di tale alleanza nell’unica regione dove si è realizzata, la Liguria, e davanti all’evidenza che nelle altre regioni, dove si è votato e non si è realizzata, il risultato elettorale non sarebbe sostanzialmente cambiato. Il PD continua a guardare ai 5 Stelle come se non fossero crollati in tutto il Paese, come se dal 32% delle elezioni politiche, oggi non galleggiassero sotto il 10%. Come se le differenze di visione politica, dall’antiparlamentarismo alla decrescita felice, non fossero radicali e probabilmente insanabili.

Alla cecità di questa visione il PD ha peraltro già pagato il prezzo del “Sì” al Referendum in stato di evidente subalternità ai populismi di sinistra e di destra.

Qual è la giustificazione di tanta cocciutaggine? L’argine contro le destre.

Sarebbe più onesto e saggio dire che oggi, in un Parlamento non più rappresentativo del sentire degli italiani, i 5 Stelle sono ancora il partito di maggioranza relativa con il quale è necessario fare i conti per tenere in piedi un qualsiasi governo. Ma un governo che si regge politicamente su una maggioranza non più rappresentativa del Paese, con la sola giustificazione dell’argine alle destre ed incapace di fare sintesi sui temi irrimandabili della ripresa e dello sviluppo, non ha prospettiva.

Dall’altra parte bisogna riconoscere che il cosiddetto centrodestra, a trazione Salvini (e Meloni) non è in grado di costituire oggi una vera alternativa. Ho ascoltato sere fa a ‘Porta a Porta’ un bravo Salvini che spiegava in modo anche suggestivo, con una faccia pulita, che la politica per lui è contatto con la gente, con il popolo, il popolo delle professioni, degli artigiani, degli autotrasportatori, degli albergatori e quant’altro. Tutto bello, pieno di tanti esempi concreti, ma mi è sembrata abbagliante la mancanza di una ‘visione’.

Certamente la politica è rapporto con la gente, ma occorre una visione, un progetto sul quale aggregare e farsi giudicare. Oggi questo centrodestra, prigioniero di tanta presunta concretezza, appare senza un progetto politico capace di confrontarsi con la situazione nazionale e internazionale in cui ci troviamo.

Allora ha ragione il PD? No, allora c’è bisogno di una svolta culturale e politica, la ricostruzione di un polo centrale, non voglio dire ‘moderato’, perché la parola può essere sviante: un polo che faccia la rivoluzione dei valori, della competenza, della professionalità, della capacità, che rischi un’immagine di Paese che insegua un ideale di sviluppo e di giustizia sociale che non sia la riproposizione, bocciata dalla storia, di un nuovo statalismo, clientelare, inefficiente e dispotico, ma che aiuti il popolo a liberare le risorse umane ed economiche di cui dispone. Che faccia sentire il gusto di lavorare e di costruire. Questo è un obiettivo per il quale lavorare in prospettiva anche trasversalmente rispetto ai partiti attuali, per uscire da una situazione oggettivamente inadeguata.

Non dimentichiamo che la crisi è anzitutto economica, di capacità gestionali, di inadeguatezza della classe politica e di gran parte della burocrazia, ma è anche ideale, culturale, morale, di identità. La riscoperta del valore della vita, della persona, di una umanità carica di senso del vivere e perciò del senso della fratellanza, è la prima e insostituibile risorsa per ogni vera rivoluzione in questo tempo che, come ha detto Papa Francesco, non è un’epoca di cambiamenti, ma un cambiamento d’epoca.

(* già sindaco di Chiavari e parlamentare della Democrazia Cristiana)

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