Home Aziende in vetrina L’arte organaria dei Fratelli Marin: qualcosa di sublime sin dal 1907

L’arte organaria dei Fratelli Marin: qualcosa di sublime sin dal 1907

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

Ci dispiace per pianoforte, fortepiano, spinetta, clavicembalo, persino per harmonium e hammond però l’organo a canne, il mastodonte delle tastiere, nel cuore dei musicofili occupa un posto particolare. L’estensione incomparabile, il colore solenne che collega cielo e terra, una estensione tonale e una varietà timbrica superabile solo da una ensemble di strumenti, nei casi limite solo dall’orchestra sinfonica, regalano sensazioni che gli altri mezzi per far musica non hanno e non avranno mai per quante diavolerie l’elettronica possa aggiungervi.

Le armonie che scaturiscono dalla foresta di canne non ‘al’ ma ‘di’ vento sono incanto che esula dalla semplice passione musicale, è qualche cosa che attinge alle superiori sfere spirituali. È una religione che è vocabolario essenziale per spiegare le Religioni. Non è casuale che cattolici, protestanti e ortodossi litighino fino a scannarsi su qualunque cosa meno che sulla musica nei templi e luoghi di culto.

Un preludio ampio per una azienda che è sinfonia con nessun passaggio in minore: la Primaria Fabbrica di Organi da Chiesa Fratelli Marin. Il laboratorio, da non svilire con la commerciale etichettatura di azienda, sorge a Lumarzo in via Piana Scagnelli 8 C. L’accoglienza del comune della Val Fontanabuona risale a tredici anni fa, il marchio al contrario è plurisecolare e possiede una linea di attestati inconfutabili, eredità di una nobiltà artigianale senza macchia, di una discendenza gerarchica e genetica che si ramifica in due secoli di provetti organari.

Il sostantivo in ‘aro’ che nella lingua moderna ha accezione spesso dispregiativa in questo particolare caso serve solo a distinguere chi idea, costruisce e ripara da chi suona il signore degli aerofoni. La famiglia Marin è zeppa di organari, fieri di esserlo, pronti a impararlo e insegnarlo, umili nello spiegarlo ai profani.

Agnese Marin, 38 anni, ti porta con entusiasmo contagioso attraverso vibrazioni secolari, per quattro generazioni e oltre. “Noi come Fratelli Marin siamo attivi sul mercato dal 1907, discendiamo dalla scuola del cav. Camillo Guglielmo Bianchi, nativo di Lodi, operante a Novi Ligure, da tutti considerato il miglior allievo della Casa Serassi di Bergamo (una delle eccellenze mondiali nel campo), tanto da ottenere il titolo di Capofabbrica. Il mio bisnonno, anche lui Cavaliere, Raffaele Marin (1884-1963), rilevò insieme al Cav. (e come poteva essere altrimenti, ndr) Enrico Parodi la Fabbrica di Domenico Tagliafico, allievo e continuatore del Bianchi. Il lavoro di Raffaele fu continuato dai figli Filippo (1917 – 2000) ed Enrico (1932 – 2005), entrambi Maestri Organari”.

Filippo ha avuto come eredi i figli Raffaele e Paolo “che sono rispettivamente mio zio e mio papà. Io come loro due ho conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione di Restauratore di beni culturali ex art. 182 ed ex art. 29 del decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio)”. Certificati, araldica, si respira l’aria di nobiltà, beninteso l’unica che la nostra Repubblica dovrebbe riconoscere, meritata per abilità e opere non per genetica casualità. La Fratelli Marin quindi da quattro generazioni crea e risana organi di ogni genere e taglia, da quelli costruiti nella notte dei tempi per elevare le glorie in excelso alle keyboard che sfruttano addirittura la cibernetica.

Vanta un tocco magico che le permette di liberare dal peso del tempo anche gli esemplari peggio ridotti, di pulire le incrostazioni dei secoli e le incurie degli uomini, regalando a ciascun malato un’attenzione e un amore unici. Un codice prima morale e poi lavorativo che hanno reso la Fratelli Marin un punto di riferimento per gli organari non solo in Italia. “Siamo chiamati da ogni parte del nostro paese e abbiamo effettuato interventi anche in altre nazioni”.

La narrazione di Agnese passa dal Moderato all’Andante con Brio. “Lungi da me il peccato di orgoglio! È solo che ogni giorno vedo all’opera mio padre e mio zio, i nostri collaboratori, il sostegno di mio fratello minore, Umberto, che a 26 anni sta salendo in fretta la scala che porta all’eccellenza restauratrice. Ogni commissione per noi è un onore prima che una sfida. Mettiamo le mani sulla storia prima che sullo strumento, non possiamo e non vogliamo sbagliare”.

Si passa al Largo: “La Bottega è iscritta all’AIO (Associazione Italiana Organari) e di fatto è l’unica Bottega Organara ligure di tradizione. Noi e i nostri otto dipendenti siamo in grado di eseguire lavori di restauro e costruzione con tutti i tipi di trasmissione: dalla più tradizionale trasmissione meccanica alla più innovativa e tecnologica elettronica, passando per la pneumatica e l’elettrica”. Agnese mette la Sordina al suo ruolo, ma si deve anche alla sua non comune bravura se negli ultimi anni la Bottega si è altamente specializzata nel restauro di organi storici come testimoniato dai notevoli e differenti, per epoche e autori, strumenti restaurati, sempre con i nullaosta delle Soprintendenze e Curie di competenza. Un pezzo che richiede grandi doti da interpreti.

“Passare i loro esami, quelli preliminari e quelli a posteriori è prova severa. Ancor di più avere le certificazioni da parte delle Soprintendenze di rispettiva competenza che dichiarano la riuscita a regola d’arte dei restauri eseguiti”.

Alla Bottega Organara Fratelli Marin è stato riconosciuto da parte della Regione Liguria il marchio Artigiani in Liguria, marchio di qualità per tutelare l’artigianato ligure attraverso la valorizzazione sia dei prodotti che dei processi. La sfilza di regola d’arte ottenuti dal 2007, anno di trasferimento da Genova-Bolzaneto a Lumarzo, certifica il restauro di 60 strumenti. In un elenco forzatamente incompleto spiccano gli interventi nella Basilica S.M. Assunta di Carignano sull’organo W. Hermans datato 1656; nel Santuario della Madonnetta sull’organo Lorenzo Roccatagliata 1733-Carlo Giuliani 1844; nella Parrocchia SS. Cosma e Damiano di Genova sull’organo Filippo Piccaluga 1764; nella Chiesa della Madonna del Carmine, Lari (PI) sull’organo Antonio Alari 1757-1775; nella Parrocchia Beata Vergine Assunta di Viguzzolo (AL) per la ricostruzione dell’organo Serassi 1817; nella Parrocchia S. Antonio Abate, Mele sull’organo G. de Rubeis 1774; nel Santuario Madonna della Casa di S. Dalmazio (PI), sull’organo Nicomede Agati 1869; nella Parrocchia SS. Nome di Maria, Mandrogne (AL) sull’organo Cav. C. G. Bianchi 1853 opus n° 3; addirittura nella Cathédrale St. Joseph, Nouméa (Nuova Caledonia) sull’organo Mutin-Cavaille Coll 1909.

Un lavoro di Basso Continuo. “Per un restauro che definiamo tranquillo servono mesi, almeno 12, spesso molti di più. Anche per questo mio papà e mio zio hanno deciso di spostarsi in Val Fontanabuona. Serviva un posto dove lavorare in serenità, con gli spazi giusti, senza le tensioni e le distrazioni della città. E soprattutto dove fosse possibile avere residenza e lavoro a stretto contatto”. Siamo al casa e bottega, Lumarzo come la Firenze medievale dove gli artigiani scendevano le scale e dalla cucina passavano direttamente al banco di lavoro.

Il Tema principale viene ripetuto con variazioni moderne. “In effetti… Il laboratorio si sviluppa su un totale di 400 mq, suddivisi in due piani equipaggiati in base alle operazioni da svolgere. Al piano terreno è collocata la falegnameria, completa di tutte le attrezzature necessarie per il restauro e la nuova costruzione; è qui che si svolgono le operazioni di ripristino di forma e funzionalità di antichi somieri (la parte che sostiene le canne, ndr), tastiere, pedaliere, mantici e costruzione delle canne di legno, casse lignee e meccanica trasmissiva forgiata a mano. Il secondo piano è dedicato al materiale fonico in metallo: qui si trova il materiale per la pulitura, lavaggio, cilindratura, saldatura e intonazione delle canne; è presente anche un organo-prova utile all’operazione di prima intonazione, precedente la definitiva da effettuare sul luogo del restauro. Un’area di questo piano è predisposta poi all’archivio e alla progettazione: Raffaele e Paolo studiano e progettano qui i loro strumenti”.

Tutto il laboratorio è protetto da un sistema di allarme volumetrico e perimetrale, completo di sensori esterni ed interni disposti in siti multipli dei due piani, come richiesto dal Ministero a garanzia delle condizioni di sicurezza dei beni di interesse artistico-culturale durante il periodo delle operazioni di restauro.

Si potrebbe galoppare verso il grandioso Finale ma c’è una Dissonanza che al primo ascolto stupisce, poi affascina. Agnese dopo la maturità classica ha voluto fortemente entrare subito nel team di restauratori. In una bottega a conduzione super familiare verrebbe da pensare che fosse una formalità. Invece. Nella storia plurigenerazionale dei Marin si sublima il conflitto genitori-figli. Uno pensa che seguire la vocazione sia facile, quando perseveri sulla lunga linea argentea (delle canne d’organo) e invece no perché se c’è una fazione famigliare che ti invoglia e che allo stesso tempo ti lascia libero di scegliere, c’è n’è un’altra, per definizione più agguerrita, quella in gonnella, che ti ingiunge di non ricadere negli antiqui peccati. Di spezzare la catena che ti lega a pedali e tastoni.

“Mia mamma era contraria. Voleva che spiccassi il volo, io l’ho convinta quando le ho spiegato che la strada che sognavo, che ho sempre sognato, era questa. Il mio modo di librarmi, per dirla chiara”. Lei e i due capifabbrica hanno una sensibilità musicale spiccata. Eppure Agnese confessa che non è quella la sua dote migliore. Quasi uno Scherzo sentir dire che: “Per la mia professione è richiesto un occhio di falco. Devi saper vedere cosa c’è che non va e perché non va. Inoltre aiuta molto la memoria visiva. Io, senza falsa modestia, ho un occhio fotografico. Nella mia mente faccio comparazioni, ricostruisco casi simili sui quali sono intervenuta, il che è fondamentale per trovare le soluzioni giuste, soprattutto per non ricadere in quelle sbagliate”.

Siamo al Te Deum. “Le gratificazioni economiche sono poca cosa rispetto al piacere che si prova a restituire la voce giusta a organi che l’avevano persa, o l’avevano rotta, addirittura stridula. Diamo un vestito nuovo alla nostra storia”.

Di più Agnese non riesce a esprimere, il suo finale è un Vibrato che fa sfumando. Per capire l’opera sua e dei suoi parenti, dell’intera Bottega Organara Fratelli Marin occorrerebbe ascoltare la Toccata e fuga in Re minore del supremo Bach eseguito su uno dei restaurati capolavori. Le vette alle quali ti porta non potranno mai essere rese dalla scrittura. D’altronde il vecchio Johann Sebastian ricorda che “Solo la musica riesce a cancellare il silenzio che è dentro di noi”. E Frank Zappa chiude il cerchio: “Raccontare la musica è come ballare l’architettura”.

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