Home Aziende in vetrina ‘Ra Pria’, l’agriturismo a ridosso di un vecchio mulino: anche così rinasce Belpiano

‘Ra Pria’, l’agriturismo a ridosso di un vecchio mulino: anche così rinasce Belpiano

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

L’asino che procede lento e allo stesso tempo sicuro su terreni accidentati è il simbolo, certificato nella targa di ingresso, dell’Agriturismo Ra Pria di Belpiano, frazione alta (sul mare e non solo) di Borzonasca. Il visitatore disattento, sottomarca del turista accidentale, potrebbe confondersi pensando che il parente povero della famiglia equini sia stato piazzato nello stemma a ricordo di quelli che venivano impiegati nel mulino che domina la piana lillipuziana, distanziato poche decine di metri dal rustico resort piazzato a mezza costa (ovest) della Valle Sturla.

L’asino che tira, la macina che gira, un icastico ragguaglio del tempo che scorre sempre diverso, sempre uguale. Ipotesi suggestiva quanto sbagliata, un errore marchiano come bacchetta inesorabile Maria Grazia Sbarboro, proprietaria e appassionato cicerone del mulino che si è guadagnato una marea di riconoscimenti tra i quali l’ingresso nella lista dei mulini storici italiani e l’inserimento nei luoghi del cuore stilato dal FAI.

“L’Antico Molino a turbina di Belpiano ha trecento anni di storia perché la parte originaria della struttura è databile almeno al XVIII secolo mentre, nella consistenza attuale, l’edificio risale al 1832. È costituito da due blocchi edilizi aderenti di cui uno, la torre, con altezza pari a circa 7 metri, al cui interno è stata ricavata una condotta di sezione decrescente verso il basso; l’altro adibito, nella parte inferiore a locale turbina, nel livello sovrastante a locale macina e nel sottotetto ad alloggio del mugnaio”.

La storia si fa interessante. Senza un corso d’acqua visibile nelle vicinanze, chi se non animali e uomini, o entrambi, ci mettevano la forza per far funzionare la macchina idraulica? “Hanno pensato di convogliare l’acqua dal rio che scorre più in alto alla parte sommitale della torre mediante appositi canali, ‘beudi’, ancora in parte visibili. La ruota idraulica orizzontale anziché verticale, più adatta a un minor quantitativo di acqua disponibile, quindi veniva azionata grazie a un sistema a caduta. Invenzione e realizzazione a cura delle rustiche ma per niente sprovvedute menti dei nostri avi, un segnalibro che andrebbe tenuto presente quando scorriamo le pagine del nostro territorio e saltiamo passi importanti, unici nel loro genere”.

L’ouverture storica porta al leit motiv di questo racconto, la bellezza e le risorse di una zona appartata ma non, o meglio non più isolata dell’entroterra. E vivacizzata dal concretizzarsi di progetti coraggiosi portati avanti da nativi che hanno smesso di guardarsi l’ombelico e hanno uno sguardo felicemente strabico: un occhio al loro retaggio, l’altro che guarda molto avanti, desideroso di confrontarsi con  mezzi, modi e idee avveniristiche.

Nicola Della Cella, nipote di Maria Grazia, era affatto convinto di dover intraprendere questa strada. Erede non esclusivo dell’intera proprietà, che comprende diverse case, il mulino e una bella fetta di boschi e prati circostanti, aveva intrapreso altri viaggi, che sembravano portarlo lontano dalla casa natia. A soli 38 anni ha accumulato un bel po’ di esperienze diverse se non contrastanti: “Io sono nato qui. A Belpiano le case dei miei avi, mio nonno gestiva il mulino da casa sua, questa, dove ora c’è l’azienda. Sono andato via, non troppo lontano, a Carasco, a lavorare alla North Sails. Volevo mettermi alla prova, dopo alcuni anni ho preso le patenti per guidare autoarticolati e pullman, sono diventato conducente di autobus, giravo il mondo. Nel 2007, a 25 anni sono tornato, la casa era chiusa da troppo tempo (i miei nonni l’avevano lasciata nel 1991), mio papà, falegname, mi propose di cominciare a rimetterla in sesto. Partimmo aprendo l’azienda agricola nel 2009. La materia prima e i prodotti? Miele, marmellate, castagne fresche e secche, farina di castagne, frutta di stagione, ortaggi di stagione, in più, farina del sacco paterno, si realizzano manufatti personalizzati in legno di castagno e d’olivo”.

Nel frattempo si trova l’accordo per suddividere il lascito dei nonni, terreni ed edifici vengono ripartiti, Nicola e i genitori tengono la casa avita, agli zii va il mulino monumentale. “L’intesa non è mai venuta a mancare, ciascuno si è dato da fare per rimettere in sesto le rispettive pertinenze. Mia zia ha fatto un lavoro incredibile nel mulino e anche noi ci siamo rimboccati le maniche”.

Diciamo pure che Nicola e il genitore, nel frattempo andato in pensione, se le sono arrotolate fino alla spalla… “Nel 2012 iniziamo l’opera per ammodernare l’edificio principale. Nel 2013 apriamo il ristorante. Molti pensarono che fosse un azzardo, io ero tranquillo, sapevo che il posto e l’offerta avrebbero fatto premio su ogni altro svantaggio, e il fatto di essere in un luogo strategico nell’alta Valle Sturla subito a ridosso dell’incantato Golfo del Tigullio e incastonato nell’Appennino Ligure sarebbe stato sempre più apprezzato”.

A Belpiano si è immersi in un paesaggio variopinto che abbraccia il mare e i monti, entrambi raggiungibili in pochi km, ad un passo dall’Alta Via dei Monti Liguri e da numerosi sentieri percorribili a piedi o in Mtb.

“Infatti siamo partiti forte e proseguiti… meglio. Nel 2014 partiamo con la ristrutturazione del secondo piano, nel 2016 rifacciamo il piano terra. L’azienda agricola diventa agrituristica. Oggi proponiamo ai clienti camere e mini appartamenti dotati di ogni comfort, dotati di cucina e bagni privati. Gli ospiti possono scegliere tra il gestirsi la vacanza in piena libertà oppure appoggiarsi a noi per colazioni e pranzi”.

La parola d’ordine per Nicola e l’azienda agrituristica Ra Pria (a proposito il nome in genovese significa la pietra, con il rotacismo davanti all’articolo) è calore e serenità. “Il mood è quello di un luogo tranquillo dove trascorrere vacanze nel verde dei castagneti da frutto. Imparare e rilassarsi, visitare il mulino, apprendere che cosa per lungo tempo ha sostenuto la popolazione e la cultura dell’entroterra. Una formula che incontra il crescente favore dei clienti. Siamo rimasti chiusi per un paio di mesi per la pandemia, ma alla riapertura non abbiamo faticato a riprendere il vecchio giro, anzi nelle settimane scorse abbiamo registrato un deciso incremento”.

Nessun pentimento quindi della scelta fatta otto anni fa? “Assolutamente. Con mia moglie e mio padre, i miei due unici aiutanti, si lavora sodo, ma il ritorno c’è. Sapere di stare rimettendo in circolo energie ed entusiasmo per i nostri posti mi rende, lo confesso, orgoglioso. Questo particolare momento storico darà una spinta ad apprezzare Belpiano e dintorni. Ho lanciato il sasso nello stagno, ho prodotto i primi cerchi dopo il tuffo della pietra, adesso attendo che l’onda si espanda ancora”.

L’asino nello stemma, il sasso nello stagno. Il futuro che accelera basandosi su un passato lungo e solenne. Il tempo che procede e allo stesso tempo torna indietro. Siamo a Belpiano o sul set di ‘Tenet’, l’intricatissimo film circolare di Cristhoper Nolan?

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