Home Attualità Il dibattito sul verde urbano di ‘Piazza Levante’ – Maugeri: “Sì agli alberi in città, ma si scelgano quelli più indicati”

Il dibattito sul verde urbano di ‘Piazza Levante’ – Maugeri: “Sì agli alberi in città, ma si scelgano quelli più indicati”

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

Verde urbano sulla piana del fiume Entella e nelle città del Tigullio: il dibattito suscitato da ‘Piazza Levante’ nei numeri scorsi si arricchisce di ulteriori contributi. Dopo il primo intervento lanciato dal nostro editore Antonio Gozzi, che ha ribadito la necessità “di porre il tema del verde come priorità assoluta”, sono seguiti gli scritti da parte di Giorgio ‘Getto’ Viarengo e di Claudia Vaccarezza.

Il primo, in qualità di studioso di storia e di tradizioni locali, ha svolto un importante e completo excursus sulla storia del verde urbano a Chiavari, sostenendo che per la città è “irrinunciabile la presenza di un vero Piano Regolatore del Verde, uno strumento capace di accatastare il patrimonio presente e progettarne il futuro incremento. Le città del futuro sono verdi di alberi e piante: iniziamo questo nuovo cammino che Chiavari conosce storicamente così bene”.

Claudia Vaccarezza invece, come membro dell’Osservatorio dei Fenomeni Urbani della Società Economica di Chiavari, ha raccomandato come sia “importante superare la visione di parco urbano per ragionare su un nuovo ‘patto città-campagna’, pensando, nel momento della pianificazione, a un ‘parco agricolo’ che diventi un progetto di territorio, in grado di coniugare e integrare le forme della pianificazione urbano-territoriale con quelle dello sviluppo rurale”.

Il quarto contributo arriva ora da Massimo Maugeri, tra gli attivisti più impegnati di Legambiente nel Tigullio. Maugeri, che si occupa di questioni ambientali non solo per passione, per vocazione e idee, ma anche per lavoro, parte anzitutto da una distinzione: “Studio gli alberi da una vita e credo che, anzitutto, occorra fare una netta distinzione fra tre categorie: alberi urbani, alberi pedemontani e alberi montani. I primi vengono piantati soprattutto per abbellimento, ma anche per ragioni legate alla temperatura e al contenimento dell’inquinamento; i secondi servono a produrre materie prime alimentari, penso ad esempio alla farina di castagne e a diversi frutti; i terzi, storicamente, forniscono legname da opere e legname da ardere”.

Il dibattito di ‘Piazza Levante’ si concentra, principalmente, sul primo gruppo, ovvero gli alberi urbani: “Mi piace introdurre – prosegue Maugeri – un elemento di riflessione che non è stato ancora toccato da chi mi ha preceduto. Intendo quali alberi siano da piantumare. Perché bisogna fare molta attenzione a due aspetti: quando si scelgono gli alberi urbani, vanno considerate le fitopatie, come il punteruolo rosso, che è una delle più comuni, ma anche le possibili allergie delle persone. Un buon botanico al servizio delle amministrazioni comunali non può non tenere in conto queste due variabili”.

Sulla proposta di puntare molto di più sul verde urbano, seguendo il modello portato a Milano dall’architetto Stefano Boeri, Maugeri è convinto: “Sono assolutamente favorevole, perché la presenza di alberi in città non solo è utile, ma è pure preziosissima. È stato dimostrato dalla maggior parte degli studi scientifici come gli alberi possano far abbassare le temperature atmosferiche sino a due gradi centigradi. Non è un caso, certamente, se i nostri antenati, nel progettare le loro piazze, prevedevano sempre la presenza di alberi e piante. Non solo gli alberi assorbono anidride carbonica restituendo ossigeno, e quindi facendo un’opera fondamentale contro l’inquinamento e nel mantenimento di un buon livello di qualità dell’aria, ma fanno anche ombra: ombra nelle piazze e, se collocati in prossimità degli edifici, pure ombra ai palazzi, il che contribuisce alla diminuzione della loro temperatura interna”.

Secondo il rappresentante di Legambiente Tigullio, “a Chiavari si dovrebbe cominciare a ragionare soprattutto dalla zona del lungomare, che è stata la più trascurata in termini di piantumazione. Poi, si dovrebbe passare a tutte le zone di circonvallazione. Il lavoro da fare è molto, ma se prevale la volontà, si può portare avanti con ottimi risultati. Senza mai dimenticare che, poi, c’è un altro tema fondamentale, quello della manutenzione”.

Quanto agli alberi pedemontani, secondo Maugeri “il bosco va rinnovato, con particolare attenzione ai castagneti e agli alberi da frutto. E, in tema di alberi montani, non è più indicato puntare sulle monoculture, che sono quelle più vulnerabili. In generale, comunque, è molto diversa la percezione degli alberi tra campagna e città. Direi che al cittadino manca una vera e propria cultura di controllo e di governo del territorio, anche attraverso gli alberi, come possono invece avere i contadini o i montanari. Anche per questo motivo va avviata una ‘rivoluzione verde’, partendo dalle nuove generazioni”.

La posizione di Maugeri è in linea con quanto sempre sostenuto da Legambiente, anche a livello nazionale: “La gestione sostenibile del patrimonio arboreo esistente è fondamentale per tenere insieme il contrasto al rischio idrogeologico, contenere le emissioni di Co2 in atmosfera, salvaguardare la biodiversità e gli ecosistemi esistenti. È ormai ampiamente dimostrato, infatti, come il legame tra qualità della vita, salute dei cittadini e presenza di aree naturali urbane e periurbane sia indissolubile”.

La grande sfida, secondo Legambiente, “è quella di creare nuovi polmoni verdi per le nostre città, visto il crescente fenomeno delle isole di calore, la necessità di abbattere le emissioni di Co2 e trovare strumenti concreti per contrastare i drammatici effetti dei cambiamenti climatici. Ma questo progetto di gestione dell’esistente non deve sostituire nuove piantumazioni e rimboschimenti specialmente nelle aree urbane, che sono l’obiettivo principale delle opere di compensazione che prevedono il necessario bilanciamento ambientale con i lavori che vengono realizzati. Sono tutte operazioni che oggi assumono un valore ancora maggiore, visto che le foreste urbane sono al centro di numerosi studi e progettazioni proprio in virtù della grande utilità che queste hanno per contribuire a riorganizzare le nostre città e renderle veri laboratori attivi di contrasto ai cambiamenti climatici”.

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