Home Approfondimento ‘Ripartenza’: al liceo ‘Marconi Delpino’ si riorganizzano spazi e aule. Ma rimane il problema dei cinque plessi

‘Ripartenza’: al liceo ‘Marconi Delpino’ si riorganizzano spazi e aule. Ma rimane il problema dei cinque plessi

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

C’è una scuola chiavarese, un istituto superiore, che non solo rappresenta una vera eccellenza in tutto il Tigullio e in tutta la Provincia di Genova, ma che non si è fermata un solo giorno. È il liceo ‘Marconi Delpino’, uno dei principali punti di riferimento per quanto riguarda la formazione, e per la sua storicità, e per il livello del corpo docenti, e per la varietà della proposta, e per la spinta verso l’innovazione e le nuove frontiere.

Mille e cinquecento studenti, numeri costantemente in crescita, una fiducia da parte delle famiglie che aumenta anno dopo anno. Sono tutti fiori da mettere all’occhiello, ma più si è grandi e in ascesa più questo può diventare, paradossalmente, un problema, quando si ha a che fare con il Covid, con le stringenti misure legate al distanziamento sociale, con tutta la lunghissima serie di adempimenti di cui tenere conto in vista del prossimo 14 settembre, giorno ufficiale della partenza dell’anno scolastico 2020/2021, come indicato dalla Regione Liguria nelle scorse settimane.

Numeri alti, difficoltà alte, ma che si affrontano con piacere, con impegno e con grande ottimismo. E che, soprattutto, si affrontano tutti insieme: studenti da una parte, insegnanti dall’altra. Il ‘Marconi Delpino’ è a dir poco mastodontico: riunisce in sé quattro indirizzi, il Liceo Classico, il Liceo Scientifico, il Liceo Economico-Sociale e il Liceo delle Scienze Umane.

Paola Salmoiraghi, insegnante laureata in Lettere Classiche, ne è la dirigente: “Per il prossimo anno – afferma – siamo passati da sessantuno a sessantacinque classi, quindi con una necessità di spazi ancora più grande. Ma, a fronte di tutto questo, siamo l’unico istituto superiore in Liguria, e posso immaginare anche in Italia, ad avere ben cinque plessi sparsi nello stesso comune. Cinque edifici diversi, che rendono il nostro quadro non solo molto frammentato, ma anche molto difficile da gestire”.

E questo vale sia in presenza delle normative anti Covid 19, sia in assenza, nel senso che la questione della ‘dispersione’ del ‘Marconi Delpino’ è molto più antica del Coronavirus. Ma siccome in questa scuola non si sta con le mani in mano e siccome “il motto di Kennedy è ben presente nelle nostre menti, ci siamo detti: non chiederti cosa può fare il tuo paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese”. E ci si è rimboccati le maniche.

Ci sono da trovare gli spazi? Ci sono da riorganizzare le aule alla luce dell’emergenza sanitaria? Benissimo, ecco che studenti e corpo docenti del ‘Marconi Delpino’, in collaborazione con studenti e docenti dell’Università di Genova, hanno avviato, sin dallo scorso maggio, il progetto ‘Ripartenza’, finalizzato per l’appunto a cercare – e trovare – soluzioni, senza passare dai mugugni, ma concentrandosi unicamente sulla parte propositiva e sugli aspetti pratici.

“Posto che l’obiettivo, a partire da settembre, è che tutti gli studenti possano fruire delle lezioni in presenza, siamo andati in questa direzione”. ‘Ripartenza’ è un progetto che risponde proprio a questo: consentire a tutti i mille e cinquecento ragazzi di frequentare la scuola, e di farlo in piena sicurezza.

Il ‘Marconi Delpino’ ci ha lavorato con il Diec dell’Università di Genova, ovvero il Dipartimento di Economia, settore disciplinare Ricerca operativa, insieme al Cieli, ovvero il Centro Italiano di Eccellenza sulla Logistica, i Trasporti e le Infrastrutture, che raggruppa docenti di Economia, Ingegneria e Giurisprudenza.

“Ci si sta prodigando tutti insieme – prosegue Paola Salmoiraghi – per trovare soluzioni al difficile problema delle aule, per noi assai arduo. È un’azione corale e unica. A coordinare il tutto c’è la professoressa universitaria Daniela Ambrosino”.

‘Ripartenza’ coinvolge ventuno studenti di tutti gli indirizzi e punta ad avvicinare i ragazzi alla teoria delle decisioni e ai problemi di ottimizzazione nell’ambito della ricerca operativa. Più precisamente, gli studenti hanno dovuto analizzare problemi di scelta, considerare decisioni da prendere e dati di input al fine di determinare alternative ammissibili.

“Gli studenti – illustra la dirigente scolastica – hanno applicato le conoscenze apprese al problema della ripartenza a settembre. La prima fase comportava di valutare per ciascun plesso il numero di studenti che potranno essere accolti a scuola, senza apportare alcuna modifica all’organizzazione didattica dell’anno precedente, ovvero sei ore al giorno di sessanta minuti, e rispettando le regole imposte dal Comitato Tecnico Scientifico. Quindi, calcolare il numero di aule che servirebbero a ogni plesso, e relativa dimensione e capacità, per poter accogliere tutti senza modificare nulla. Nella seconda fase, invece, ci si è occupati di proporre eventuali modifiche all’organizzazione, come da flessibilità del Comitato Tecnico Scientifico, in modo da garantire a tutti gli studenti la possibilità di seguire le lezioni in presenza, esplicitando tutte le risorse necessarie: maggior numero di ore di apertura, maggior numero di ore per i docenti, maggior numero di ore per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, numero di aule da sanificare e per quante volte al giorno”.

Il lavoro è stato complesso, “ma siamo arrivati in fondo. Per settembre ce la facciamo – ammette la dirigente scolastica – anche se non possiamo sempre lavorare in emergenza. E qui si apre il fronte più generale del discorso. È vero che la didattica a distanza ha funzionato, è vero che può rappresentare una valida alternativa, specie nei giorni di allerta meteo, ma questa va fatta in situazioni eccezionali. La scuola è scambio, è confronto, e una verifica dell’apprendimento raggiunto la si può fare solamente in presenza”.

Quanto al discorso generale, si torna sempre lì: “Un liceo come il nostro, così apprezzato e così in crescita, non può essere così frammentato. Cinque plessi sono veramente troppi. Occorre fare qualcosa”.

Attualmente, il ‘Marconi Delpino’ ha la sede principale in piazza Caduti di Nassiriya, condivisa con un’altra scuola; poi c’è un plesso in via Castagnola, pure qui condiviso con un’altra scuola; poi un plesso all’‘Assarotti’; uno alle ‘Maria Luigia’; infine uno al ‘Gianelli’.

“Troppo – commenta Paola Salmoiraghi – e questo è un problema strutturale da affrontare con prospettive di lungo periodo. Siamo stati bravi nel breve e nel gestire l’emergenza sanitaria. Qui abbiamo bisogno della collaborazione da parte di tutti. Quanto meno, per portare i plessi da cinque a quattro. Posto che il ‘Marconi Delpino’ è una eccellenza e che tutta la città è concorde su questo, occorre far fronte comune. L’ho detto in occasione del collegio docenti dello scorso 10 luglio, incassando l’approvazione da parte di tutti. Non c’è una sola persona che non abbia a cuore questa scuola. Le famiglie ci danno piena fiducia e le iscrizioni sono sempre in crescita”.

Sarà perché l’offerta formativa è costantemente aggiornata: allo Scientifico, ad esempio, sono state potenziate le ore di fisica, sia in vista degli esami che della preparazione per l’Università; al Classico è stata cambiata tutta la struttura; all’Economico-sociale il bilinguismo è ormai un percorso fisso. “Ora questo lavoro – conclude Paola Salmoiraghi – va supportato con i fatti. Questo è un liceo che prepara ai livelli di studio successivi, ma anche alla vita”.

E non è cosa da poco. Il ‘Marconi Delpino’ è un fiore? Benissimo, allora che rimanga a lungo all’occhiello di questa città.

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