Home Attualità Risse e danneggiamenti, la psicologa Panchieri: “C’era da aspettarselo dopo il lockdown”

Risse e danneggiamenti, la psicologa Panchieri: “C’era da aspettarselo dopo il lockdown”

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

Nel giorno in cui il ‘Covo di Nord Est’ annuncia che non organizzerà più la serata del mercoledì dedicata ai ragazzi, anche per dare un concreto segnale di collaborazione con l’amministrazione comunale di Santa Margherita, e di averla sostituita con la serata del giovedì, che sarà rigorosamente analcolica, si continua un po’ in tutto il Tigullio a parlare degli episodi legati a risse, danneggiamenti e inottemperanze verificatisi in Riviera nelle ultime settimane, seguendo una escalation che non si era mai vista prima.

Dopo le due sere di fila di scontri e devastazioni a Santa Margherita, dopo alcuni episodi analoghi a Chiavari e a Sestri Levante, i sindaci dei rispettivi comuni hanno chiesto maggiori controlli e maggior presidio alle forze dell’ordine, che hanno dato una risposta molto ferma e presente in termini di controllo del territorio.

Alcuni ragazzi sono stati individuati e hanno ricevuto il ‘foglio di via’, ovvero non potranno più mettere piede in determinati territori per tre anni, altri sono stati scoraggiati: la situazione è notevolmente migliorata e si torna a immaginare un’estate come quelle che sono tradizionalmente da queste parti, ovvero tranquille e a misura di famiglia.

Rimane però il fatto che l’attenzione vada tenuta alta, per evitare il ripetersi di tali episodi, e che un grande lavoro, oltre che dal punto di vista del presidio, vada svolto pure dal punto di vista psicologico.

Tra le persone più impegnate, in questo senso, c’è anche Erika Panchieri, psicologa e psicoterapeuta nonché responsabile e promotrice del progetto ‘ScuolAscolta’ che ogni anno viene realizzato con il supporto del Fondo Chiara Rama e coinvolge parecchie scuole e parecchi ragazzi del Levante.

“Ho avuto più adolescenti segnalati dalla Procura dei Minori in questi ultimi due mesi che in tutto il 2019”, afferma. “Ed è chiaro che tutto questo, in qualche modo, si leghi al lockdown e a quei due mesi e mezzo in cui questi ragazzi sono rimasti a casa”.

Più volte, durante la quarantena, ne abbiamo parlato, anche come ‘Piazza Levante’: di quanto ci si concentrasse, cioè, sugli aspetti economici e sulle conseguenze finanziarie derivanti dallo stare così tanto tempo fermi, ma si parlasse invece troppo poco delle conseguenze dal punto di vista della testa e del pensare. Le conferme sono arrivate e, secondo gli psicologi, l’esclation di episodi molto ma molto al di là della legge e delle regole del vivere comune, cui abbiamo assistito negli ultimi tempi, non si possono scollegare da quanto accaduto nei mesi precedenti, a marzo, aprile e maggio.

“Le conseguenze – prosegue Erika Panchieri – ci sono, ce le aspettavamo e sono ben presenti sia in termini di qualità che di quantità. Tutto parte da quello che è successo: durante la quarantena, molte famiglie hanno subito scossoni, alcune relazioni sono finite, alcune amicizie sono entrate in crisi, i ragazzi hanno perso punti di riferimento, non si sono più visti, non sono andati a scuola. E tutti questi sono fattori di scompenso. Se certe personalità reagiscono a una certa maniera, ci sono quelle un po’ più ‘border’ che possono dare problemi”.

Secondo la psicologa, ci sono due manifestazioni: “Le ansie e i comportamenti discontrollati. Chi aveva già problemi di ansia e di attacchi di panico, può esser notevolmente peggiorato. Di fronte a una quarantena e a un virus che, comunque, ha ucciso molte persone e ci ha interessato a tutti da molto vicino, c’è stato chi, per paura, ha alzato ulteriormente gli argini e chi, al contrario, li ha abbattuti, e questo ha sfociato nel non rispetto di nessuna regola. La mancanza della scuola ha fatto tutto il resto”.

Se molti ragazzi sono segnalati dalla Procura, e quindi sono mandati dagli psicologi professionisti affinché intraprendano un percorso di recupero, che spesso consiste in diverse sedute di psicoterapia, altri sono inviati dai genitori e dalle famiglie, anche per avere un supporto su come vadano gestiti. “Ho l’agenda molto piena – dice Erika Panchieri – e anche questa è una conseguenza della quarantena che avevamo previsto. I ragazzi segnalati arrivano per reati legati a danneggiamenti e risse, ma anche per reati di tipo informatico. E se una volta erano in maggioranza le adolescenti a chiedere aiuto, adesso ci sono anche moltissimi adolescenti maschi. Il lavoro di psicoterapia consiste nell’insegnare a gestire le emozioni e le azioni mentre, per le famiglie, si indicano le giuste strategie di approccio dal punto di vista educativo”.

Gli episodi di aggressioni violentissime per futili motivi giungono un po’ da tutta Italia e purtroppo sono numerosi gli episodi che quotidianamente avvengono anche in pieno giorno e in pieno centro. Anche lo psicologo Vincenzo Gesualdo analizza i fatti, mettendo sotto analisi il delicato periodo post-pandemico che ci troviamo ad affrontare: “La limitazione della libertà personale durante il lockdown ha cambiato la quotidianità di tutti noi, generando rabbia, paura e stress. Anche la convivenza forzata, seppure in famiglia, ha compresso ulteriormente le tensioni, sia interpersonali che intrapersonali, causando forme di disagio crescenti, che sono esplose e stanno tuttora esplodendo in contesti diversi e per futili motivi”.

Secondo Gesualdo, “l’espressione di ansia e aggressività determinano un aumento dell’espressione della rabbia covata in quarantena, un disagio esasperato dal ritorno repentino alla quotidianità. Essere tornati alle attività quotidiane tanto repentinamente ha rivelato in tutta crudezza le angosce e le paure che hanno dominato alcuni soggetti durante la pandemia. La quarantena è stata terapeutica per chi ha saputo riequilibrare dinamiche e rapporti interpersonali persi; per altri invece la convivenza forzata ha rivelato le sofferenze, le problematiche e i disagi”.

Quindi, “l’intervento dello psicologo in questo momento post-pandemico può aiutare a riequilibrare un sistema di armonia psico-fisica, aiutare a proiettare all’esterno e verso l’altro le angosce non attraverso l’aggressività, espressa con gesti estremamente violenti, amplificati spesso dalla giovane età dei soggetti, come invece sta avvenendo”.

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