Home Approfondimento Liceo Linguistico, il gran pasticcio: la succursale di Chiavari ha carenza di spazi. Storia di una scelta sbagliata sin dall’inizio

Liceo Linguistico, il gran pasticcio: la succursale di Chiavari ha carenza di spazi. Storia di una scelta sbagliata sin dall’inizio

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

Scoprire di aver avuto ragione può far piacere, ma spesso fa pure arrabbiare. Specialmente quando tutti gli appelli e le ragioni fondate sono rimaste lì, senza nessun tipo di seguito. Senza nessun tipo di ascolto.

Il caso del liceo linguistico di Chiavari ne è un esempio eclatante. E ora, per colpa di errori enormi in fase di valutazione, e per colpa di una politica assai ottusa e di altrettanto ottuse ragioni di campanile, tocca metterci delle pezze.

La storia va ripercorsa sin dall’inizio, per poter essere compresa appieno. Alla fine del 2018, in città, l’istituto ‘In memoria dei morti per la patria’ avanzò la proposta, presso l’Ufficio Scolastico Regionale, di aprire un indirizzo di tipo linguistico. L’ex Provveditorato concesse il via libera, tant’è vero che la scuola chiavarese iniziò a promuovere quella novità, anche attraverso appositi manifesti e open days.

Poi, accadde che si mise di mezzo la Regione Liguria a bloccare tutto: non poteva esserci un liceo linguistico a Chiavari, perché era sarebbe stato troppo vicino, territorialmente parlando, rispetto al ‘Da Vigo Nicoloso’ di Rapallo. Soluzione? Quella di creare a Chiavari una succursale del ‘Da Vigo’, annullando completamente il progetto avanzato da ‘In memoria dei morti per la patria’.

A quel punto, si aprì il problema delle aule: due classi da ospitare presso una scuola di Chiavari, in nome e per conto di una scuola di Rapallo. Rifiuto da parte dell’istituto di piazza Nassiriya, rifiuto anche da parte del ‘Luzzati’, in quanto nessuno era disposto a concedere spazi sacrificando i propri.

Alla fine, giunse il soccorso da parte della Diocesi: le due classi della succursale del linguistico finirono ospitate presso il Seminario Vescovile (nella foto in alto). Ma cosa sarebbe poi accaduto negli anni successivi? Come ci si sarebbe comportati di fronte alle nuove richieste di iscrizioni alle classi prime? Perché, già all’epoca, era del tutto evidente che il problema si sarebbe ingigantito, anno scolastico dopo anno scolastico.

Fu la sezione chiavarese del Partito Democratico a organizzare un convegno sull’argomento, presso gli spazi di Wylab. Il tema del futuro, delle prospettive, dell’andare oltre al ‘tappullo’ fu avanzato a più riprese, cadendo sempre nel vuoto. L’amministrazione comunale di Chiavari, presente a questa riunione con l’assessore Fiammetta Maggio, come spesso succede, cadde dal pero.

Sino a quando, qualche settimana fa, si è manifestato in tutta la sua evidenza, in tutta la sua concretezza. Per l’anno scolastico 2020/2021 non solo ci sono due classi seconde (ovvero le prime dello scorso anno), ma ci saranno anche ben quattro classi prime da dover collocare, a fronte della richiesta d’iscrizione al liceo linguistico di circa ottanta ragazzi, tutti con espressa indicazione di frequentare a Chiavari, e non a Rapallo. La succursale, a conti fatti, rischia di diventare più grande della sede: scenario ampiamente previsto e prevedibile.

Sulla stampa locale, la notizia è stata derubricata senza troppe riflessioni. Si è parlato degli ottanta alunni che intendono iscriversi alla classe prima del linguistico a Chiavari, si è parlato della nuova ricerca di spazi, con Casa Marchesani che è pronta a correre in soccorso (sempre la Diocesi, quindi). Ma non si è parlato dell’errore strategico iniziale, quello che sta assolutamente alla base di tutto questo pasticcio.

Quando a fine 2018 l’istituto ‘In memoria dei morti per la patria’ propose l’indirizzo linguistico e ottenne il via libera da parte dell’Ufficio Scolastico Regionale, era del tutto evidente che il bacino nevralgico delle richieste fosse quello chiavarese. Per quello ci si avviò in un simile progetto. La logica adottata dalla Regione Liguria di non fare concorrenza al liceo rapallese, o meglio di non scontentare l’amministrazione di Rapallo, ha prodotto adesso la conseguenza che ci sono ottanta ragazzi che non sanno ancora se ci saranno gli spazi per poter fare la didattica. E, il tutto, per via di un capriccio politico.

Se a tutto questo, poi, si aggiunge il fatto che dovranno essere adottate ulteriori misure legate al distanziamento sociale per il contenimento del Covid 19, ecco che le dimensioni del problema diventano ancora maggiori. Ma perché diavolo non si è concesso l’indirizzo linguistico a una scuola chiavarese, che avrebbe avuto tutti gli spazi necessari? Perché non sono state valutate le prospettive? Perché non si è dato ascolto a chi aveva ampiamente, e ragionevolmente, manifestato le criticità?

Il Comune di Chiavari, attraverso l’azione del sindaco, Marco Di Capua, e dell’assessore comunale con la delega all’Istruzione, Fiammetta Maggio, sta cercando di sbrogliare la situazione: ma perché non sono state fatte pressioni maggiori presso la Regione un anno e mezzo fa, ben sapendo che ci si sarebbe trovati esattamente in queste condizioni? Va bene l’impegno messo in campo adesso, va bene anche la disponibilità da parte della Diocesi, ma tutto partiva da basi fondamentalmente sbagliate. E, quando s’imbocca la strada sbagliata, non può altro che finire peggio.

Ve la immaginate la situazione l’anno prossimo, e l’anno prossimo ancora sino alla classe quinta, ovvero sino alla piena operatività di questa ‘succursale’? Quanto saranno sparse le sue aule per tutta la città?

Il caso del liceo linguistico che torna d’attualità è figlio di tutta una politica che, come scritto più e più volte da ‘Piazza Levante’, vede Chiavari sempre più in secondo piano rispetto ai comuni vicini, in particolar modo a Rapallo. Vogliamo parlare del Frecciarossa che ferma a Rapallo e a Sestri Levante e non a Chiavari? Ecco, un altro bell’esempio.

Ma se ci sono aspetti evidentemente legati a un diverso peso specifico, dal punto di vista politico, presso chi deve prendere delle decisioni negli enti sovraordinati, ci sono aspetti che niente e nessuno potrà mai cambiare: e sono quelli legati alla geografia del territorio.

Era logico aspettarsi che la maggior parte delle domande d’iscrizione al linguistico ricadesse su Chiavari. Perché è questa città a trovarsi alla confluenza delle valli, è questa città a essere il punto di arrivo dell’entroterra, è questa città che, sia storicamente, sia soprattutto per la sua posizione, è sempre stata il riferimento non solo dal punto di vista scolastico, ma dal punto di vista di tutti i servizi. Voler indebolire un ruolo che non spetta a livello politico, ma indubbiamente a livello logistico, è un gravissimo errore.

E se da un lato la ‘prepotenza’ di Rapallo è evidente, e mai come in questo caso fuori di luogo, c’è un altro tema che l’amministrazione comunale chiavarese non può fare a meno di affrontare. Ed è quello degli spazi scolastici. Se anche fosse andato avanti il progetto dell’istituto ‘In memoria dei morti per la patria’ dell’indirizzo linguistico, forse non ci sarebbero stati problemi di aule.

Ma il complesso della maggior parte delle scuole chiavaresi è talmente vetusto e decadente che non si possono più rimandare decisioni in questo senso. L’amministrazione comunale ha prospettato l’idea di un polo scolastico presso il luogo dove sorgerà il nuovo depuratore di vallata, ovvero alla Colmata. Ma su questo punto ancora la Regione Liguria ha soprasseduto: per il momento, avanti con il depuratore, mentre la possibilità di costruire nelle vicinanze è tutta da valutare.

Come venirne fuori? Spetta al Comune indicare una strada. Senza prospettive e senza idee, andranno in scena altre profonde delusioni. E questo, purtroppo, è poco ma sicuro.

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