Home Aziende in vetrina ARnico: lo splendore della Lavanda in Valle Sturla

ARnico: lo splendore della Lavanda in Valle Sturla

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

Lavanda è un gerundio, un modo intermedio tra participio che definisce il relativo e l’infinito che annuncia l’assoluto. La forma del movimento, derivato del latino lavacrum, significa che serve, adatto alle abluzioni. Esprime alla perfezione l’idea che sta alla base dell’azienda agricola ARnico di Levaggi, aperta in un paese appartato a mezza costa, un posto magnifico, un sito dalla bellezza stupefacente (soprattutto per chi non crede nell’amenità dei nostri monti) che quasi nessuno immaginava adatto alla coltivazione di piante dotate di fiori dai colori e dal profumo inebriante.

C’è da perdere la trebisonda, in maniera piacevole, arrivando dal basso, dalla strada provinciale che risale la Valle Sturla. Nella frazione di ponente del comune di Borzonasca quello che sembra un ranch modello, il regno di Arnaldo e Nicoletta.

Un’idea elitaria? Sì e ben venga, perché è un’idea ardita che stuzzica la fantasia e punge chi dipinge le colline liguri come un susseguirsi di oliveti e poco altro, al massimo orti da zucche. Nel regno di ARnico (AR per Armando e Nico per Nicoletta, ma c’è un souvenir dell’arnica montana, pianta dalle proprietà antinfiammatorie) troviamo piani di lavanda come nelle distese mondialmente rinnovate della Provenza, nei campi assolati della sponda sud del Mediterraneo, fino ai terreni misteriosi dell’India.

Arnaldo e Nicoletta Rocca sono dei liguri d’importazione. Nel senso che vengono da altrove, dalla Lombardia anche se la gentile consorte ha geni nostrani. Hanno cambiato diverse direzioni nella loro esistenza, sino ad approdare a questa oasi di pace e serenità che è diventata il loro principale impegno. Un progetto culturale ancor prima che un modo per fare profitto. Arnaldo Rocca, un tempo progettista di coperture per grandi spazi, oggi farmer dalle vedute ampie, in simbiosi con la moglie Nicoletta – insegnante in varie discipline che spaziano in vari angoli dello scibile – è perentorio: “Per diventare ricchi si seguono altri percorsi. Alcuni, quando illustravamo i nostri propositi, ci guardavano come se fossimo improvvisamente impazziti: iniziare una piccola coltivazione di lavanda, selezionata in Provenza, lavorarla, vendere i prodotti ricavati, invitare clienti ed estimatori nella nostra fattoria perché godano dei paesaggio e dei profumi, dei colori e dei sapori, ed infine fare della nostra casa una sorta di buen retiro dove accogliere persone che vogliono riposare, studiare, o solo accrescere la loro esperienza”.

Suonava ambizioso alle orecchie dei ‘maniman’, per una coppia dinamica come Arnaldo e Nicoletta era una strada percorribile, ci voleva una spruzzata di volontà, due pizzichi di fiducia e, diciamolo, una manciata di convinzione, per esempio che in questi tempi calamitosi ci siano persone che sanno trascendere, nel senso che vanno al di là del quotidiano usufrutto del terra-terra.

La Lavandula dalla terra sorge, e non se ne dimentica anche se le sue infiorescenze riscaldano gli occhi e deliziano il naso. Armando e Nicoletta hanno nella vendita di quanto il loro Lavandeto offre il core business. Illustra Armando: “Dalla semplice raccolta di quanto offrono le nostre piante, selezionate (quattro varietà provenzali, una delle quali nana) si arriva ai prodotti lavorati e confezionati da me e Nicoletta. Facciamo tutto da soli, oltretutto questo ci ha permesso di non chiudere mai, neppure nei difficili mesi della scorsa primavera. E questo ci ha consentito di allargare il giro dei nostri clienti – anche se preferiamo chiamarli amici perché puntiamo molto sulla fidelizzazione dei rapporti – di portarli a Levaggi non solo per acquistare i nostri prodotti”.

E sì che il campionario è di una varietà unica. “I fiori di lavandula essiccati oltre che nei profumatori li usiamo come base per creare olii essenziali, sali da bagno e saponette, prodotti di bellezza, cuscini e per la terapia del caldo e del freddo e per il relax, segnaposto da cerimonia e bomboniere. La pianta ha riconosciute proprietà curative oltre che naturalmente essere un cardine nell’aromaterapia”.

Qui siamo oltre il ritorno alla natura, siamo in piena economia green, per meglio dire lavender economy, pagando il tributo alla lingua franca contemporanea. Il dinamico duo non conosce la parola accontentarsi. Ecco che si inventano le visite al lavandeto. E da semplici tour guidati in un battibaleno ampliano la proposta sino ad offrire una full immersion in un luogo incantato dove avere esperienze diverse, insolite, comunque affascinanti. Arnaldo da buon bergamasco fa prima a spiegare con un esempio pratico. “Sabato 28 giugno abbiamo organizzato un ‘Cammino Esperienziale nei cinque sensi’. Dalle 15 alle 19 circa, un cammino alla riscoperta profonda dei nostri sensi. Una pratica di benessere adatta a tutti che ricollega alla Terra, alla natura, ai profumi e alla poesia. Abbiamo fatto Silvoterapia con Lucia Vaccarezza, un Percorso Natura con esperienza sensoriale a piedi nudi all’interno del Nuovo Lavandeto guidati e accompagnati dalle naturopate Marinela Deamoli ed Eva Zirai. Infine musicoterapia, un bagno sonoro con visualizzazione guidata da Stefania Ciulli. Avevamo, nel pieno rispetto delle norme anti Covid-19 solo 15 posti, penso che ripeteremo l’appuntamento perché le richieste fioccano”.

Non si fatica a crederlo, dato che all’incanto e alla piacevolezza dello scenario naturale va unita la competenza dei ‘professori’ e, cosa che non guasta, la squisita ospitalità dei proprietari. Un particolare rivelatore: spicca nel dépliant che annuncia l’evento l’aver inserito alle 17,30 tra un aroma e una musicoterapia, il break che prevedeva ‘chiacchiere’…

Arnaldo e Nicoletta sono dei guru della cordialità. Sarebbe un errore madornale però etichettarli come ‘fuori dal mondo’, il signor Rocca e consorte sanno che di questi tempi nessuno è un’isola, per quanto fortunata: “Dobbiamo fare sistema con tutte le realtà produttive, culturali, turistiche della zona. La Valle Sturla, in particolare il versante destro dello stesso fiume, è un ricco percorso che si snoda tra ambiente, natura, colori, profumi, aromi, sapori, tradizione, prodotti, architettura, storia e cultura di un territorio. A maggio, quando c’è stata la riapertura più estesa, assieme all’azienda agricola Levaggi e l’Antico Mulino Ra Pria abbiamo lanciato un collage a tre, un invito a venire da queste parti per conoscerci. Spaziando dal mare ai monti in un battibaleno”.

Se maggio e giugno sono stati promettenti, i prossimi mesi potrebbero essere quelli dell’affermazione definitiva. Intanto segnatevi questa data: sabato 11 luglio, alle ore 17, la ‘Lavanda di ARnico’ ospiterà un concerto. Il ‘Drama Duo’, violino e violoncello, esecutrici Marta Taddei e Rachele Rebaudengo, faranno musica nel lavandeto. Nicoletta lo presenta così: “Immaginatevi distesi in un campo di lavanda fiorito, tra profumi, farfalle e note musicali”.

Potrebbe bastare. La mente corre via e ognuno è autorizzato a comporre la propria compilation di brani che potrebbe andar bene per un simile happening. Una Woodstock ripulita da suggestioni acide, dove il profumo di Lavandula stordisce ma certo non ottunde. Magari con un gran finale degno di tanta bellezza. Che ne dite del quarto movimento della ‘Nona’ di Beethoven, l’‘Inno alla Gioia’ solo accennato? Una potente esortazione al trascendente, uno spiraglio spalancato sul non finito. Da ARnico alle stelle.

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