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Il recupero della Torre Fara e il nuovo lungomare raccontati dal progettista, Enrico Pinna

da Alberto Bruzzone

Sabato scorso, a Chiavari, è stata inaugurata la nuova passeggiata a mare che da piazza dei Pescatori conduce alla Colonia Fara. Ospitiamo in questo numero di ‘Piazza Levante’ un intervento dell’architetto Enrico Pinna, che ha curato il recupero sia dello storico edificio razionalista che del nuovo tratto di lungomare.

di ENRICO PINNA *

A Chiavari, nella cornice naturale del Golfo di Genova – tra Portofino e Sestri Levante – sorge la Colonia Fara, edificio realizzato negli anni Trenta su progetto dell’ingegner Camillo Nardi Greco (1887-1968) in collaborazione con l’architetto Lorenzo Castello. L’edificazione, che si svolse in tempi molto brevi, fu inaugurata nell’ottobre del 1935 e resa attiva l’anno dopo per ospitare più di 400 bambini.

L’edificio si dispone diagonalmente sul proprio lotto trapezoidale, come se con questa inclinazione verso levante volesse rivolgersi naturalmente al primo sole. Così il monolite della torre si staglia da quasi ottant’anni sullo sfondo più prossimo alla collina delle Grazie e sul più ampio arco del Tigullio. Nella mente del progettista vi era forse la forma di un aeroplano, di un piroscafo o di un veliero in procinto di essere varato, situazione del tutto consueta per questi luoghi di Chiavari ai primi del Novecento.

A distanza di tempo la semplicità di questo impianto colpisce ancora per una dirompente e mai sopita innovazione: le ‘vertebre’ di questa torre appaiono oggi ancora elegantemente proiettate nel futuro e, nel contempo, discretamente ‘aliene’ rispetto al contesto storico di ville, santuari e uliveti.

Il rapporto tra l’elemento orizzontale e quello verticale – sempre ricorrente negli schemi di altre colonie – viene riletto in chiave espressionista attraverso la coniugazione di regole e codici del linguaggio razionalista con elementi scattanti, di impronta aerodinamica e futurista, che paiono ispirarsi a progetti di Libera, Mazzoni, Daneri e Mendelsohn, nonché ai disegni degli anni dieci di Chiattone e Sant’Elia. Ancora al clima futurista, ovvero alle fantasie aeree di artisti come Crali e Balla, vanno ricondotte le due aeropitture presenti ai lati dei due ingressi principali dell’edificio e attribuite a Demetrio Ghiringhelli (nella foto in basso).

L’edificio, con un’impronta a terra di circa 1.300mq, raggiunge i 49 metri di altezza componendosi di due volumi sovrapposti: un corpo inferiore a sviluppo orizzontale, disposto quasi parallelamente alla spiaggia; un corpo superiore con sviluppo verticale, dal quale prende forma una torre segnata per ciascun piano da un nastro di serramenti vetrati alternati a brevi tratti di muratura.

Le funzioni ospitate nel dopoguerra hanno comportato diverse manomissioni degli interni. Lo stato di abbandono negli ultimi vent’anni ha consegnato al progetto un edificio in forte stato di degrado.

L’intervento prevede il pieno recupero del manufatto e il riassetto generale dell’area introducendo negli undici livelli della torre la funzione residenziale e nei due livelli del corpo di base quella alberghiera con 35 camere doppie a quattro stelle, bar e ristorante allestiti nell’emiciclo centrale affacciati sul mare, nonché i due atri delle due principali attività.

Gli appartamenti – organizzati in numero massimo di due per piano, in varie metrature (da 80 a 180 mq) – sono dotati di grandi finestre sul mare e, per alcuni di essi, ampi terrazzi panoramici.

Sul limite a mare – costituito dal muro paraonde, dai resti del muraglione antisbarco e dalla scogliera – è stata realizzata la passeggiata pubblica con cabine posizionate al livello sottostante. Un centro benessere e parcheggi nel sottosuolo dell’area completeranno l’intervento.

Il giardino privato di circa 5.000mq, dal quale è possibile accedere direttamente alla spiaggia, si estenderà con ambientazioni per lo più mediterranee tipiche del paesaggio costiero e, a corredo della sistemazione, una punteggiatura di palme di varia specie.

Il concetto ideativo, improntato alla semplicità, vuole richiamare la chiarezza per apprezzare una serie di viste prospettiche intercalate sui vari ambiti dell’intervento: sulla geometria verticale della torre, sulle curve filanti del basamento, sulla punta Manara in lontananza, fino a dissolversi nel paesaggio vegetale al livello del parterre.

Sulle terrazze della torre, le nuove pergole – realizzate interamente in carpenteria metallica – rappresentano la caratteristica mediazione razionalista, raffinata e immateriale, liminare del costruito verso il paesaggio. Quali supporti per ombreggiature sul tetto-giardino, sui cui potranno trovare sistemazione anche leggeri tendaggi ‘a vela’ secondo forme allusive alla marineria, i pergolati tentano una lettura moderna di questa figura classica dell’architettura mediterranea, alla quale il Movimento Moderno ha attinto a piene mani.

L’intervento interessa il consolidamento strutturale, il recupero dei calcestruzzi nonché il restyling delle facciate mediante l’utilizzo di rivestimenti elastomerici, idrorepellenti, elastici, in colorazione specifica, e il rinnovo totale dei serramenti.

Buona parte dei materiali storicamente accertati come impiegati in origine nel complesso della ex colonia Fara sono confermati dal nuovo progetto di ristrutturazione nella loro collocazione originale: l’ardesia, il travertino, la finitura a spessore in facciata tipo ‘cocciopesto’.

Quest’ultima, nella colorazione rossa rinvenuta dai saggi e dalla documentazione storica iconografica, viene riproposta su alcuni elementi architettonici: nei bordi orizzontali e nei risvolti degli aggetti, nei bordi delle scale di collegamento alle terrazze, nello zoccolo alla base dell’edificio e soprattutto nei tratti di muratura intercalati alle bucature riportando alla luce l’immagine originaria della torre, listata orizzontalmente dalle finestre rosse stagliate sul mare azzurro e il cielo della riviera. Le restanti porzioni delle facciate si presentano con finitura ‘bianco argilla’.

Le colorazioni sono state oggetto di numerose campionature in corso d’opera sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio della Liguria che ha seguito, inoltre, il restauro e le reintegrazioni operate sulle aeropitture.

L’intervento è giunto così ad una sorprendente riscoperta del colore che ha valorizzato il progetto cromatico originale, da lungo tempo svanito e dimenticato.

(* progettista del recupero della Colonia Fara e della passeggiata a mare di Preli)

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