Home SportGinnastica Federginnastica, il volteggio più complesso: ripartire dopo il Coronavirus

Federginnastica, il volteggio più complesso: ripartire dopo il Coronavirus

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

Si è tanto parlato in questa fase complicata del tempo ma ci si è dimenticati che anche lo spazio, l’intervallo di libertà e sicurezza al quale ogni persona ha diritto, è determinante nel contrastare prima e risolvere poi l’emergenza Covid. È questione di spazi anche per la ginnastica. Artistica o Ritmica che sia, richiede degli impianti chiusi, recinti sorvegliati dove si possa studiare, allenare e gareggiare in assoluta sicurezza. Un rompicapo italiano perché il 99 per cento delle palestre e dei palazzetti sono stati progettati e realizzati – spesso tanto, troppo tempo fa – calcolando una certa ‘cubatura’ pro capite. Disegni e numeri sconvolti dall’avvento del Coronavirus. Nell’era pandemica crollano le certezze, ogni cosa va ripensata.

La Ginnastica, sport della leggerezza per antonomasia, è, ed è un amaro paradosso, il più zavorrato nei tempi (e ci risiamo) e nei modi della ripartenza. A giugno le palestre hanno riaperto, le limitazioni sono state ridotte, eppure gli intoppi per chi eccelle in volteggi e capriole sono ancora tanti, troppi.

Il presidente regionale di Federginnastica, il recchese Giuseppe Raiola, ha il quadro della situazione ed ammette che se il soggetto è chiaro, i dettagli sono sfocati e i colori piuttosto spenti. “Nessuno si illudeva che ripartire sarebbe stata una passeggiata. Sapevamo che la macchina che sino a febbraio aveva marciato a buona andatura, avrebbe un po’ faticato dopo quasi tre mesi di blocco. Abbiamo aspettato l’evolversi della situazione sanitaria e soprattutto la pubblicazione dei protocolli, quello generale da parte del Governo, e quello particolare per noi, redatto dalla nostra federazione. Da inizio giugno è stato un continuo consultarsi e confrontarsi con le varie realtà e con le diverse società per capire cosa fare e, soprattutto, se si poteva fare. La settimana scorsa ho incontrato i rappresentanti di tutti i club liguri a Genova. Con il sostegno di un avvocato che ci ha spiegato per filo e per segno quali sono gli obblighi, i rischi e i consigli per la riapertura degli impianti e la ripresa della attività agonistica e amatoriale. Sono emerse diverse criticità, alcune perplessità, tanti mugugni ma, e questo è stato il dato più confortante, nessuno, sottolineo nessuno dei nostri iscritti ha alzato bandiera bianca. Non era scontato considerata la botta incassata tra marzo e maggio”.

Raiola è anche vicepresidente regionale del Coni, conosce a menadito i dati sugli impianti sportivi regionali e individua subito la grana principale: “Più del 65% delle nostre società sono ospiti di palestre e palazzetti di proprietà statale, la stragrande maggioranza appartengono a comuni e scuole, quindi debbono confrontarsi con altre realtà, sportive e non. Può esserci anche la volontà di ripartire ma ci deve essere in contemporanea la volontà da parte dei locatori di spalancare i battenti. E stiamo parlando solo di cominciare a salire una scala ripida e composta da diversi gradini insidiosi, per non dire scivolosi”.

Perché poi le singole società saranno obbligate a seguire scrupolosamente il protocollo imposto dalla propria federazione. “Qui andiamo nel complicato – ammette Pino Raiola – dato che i comportamenti da seguire e le precauzioni da prendere per un team di ginnasti non sono, come è logico, quelle che adotteranno i pallavolisti o i cestisti. E per i dirigenti resta inteso che ci dovrà essere un’assunzione di responsabilità con possibili complicazioni giuridiche”.

A questo punto chi riapre deve essere se non un po’ folle, sicuramente molto innamorato della ginnastica. “Per nostra fortuna è proprio così nella stragrande maggioranza dei casi. La linea prevalente dei club – e li ho consultati uno per uno, da Ventimiglia a La Spezia – è quella di andare in palestra con gli agonisti che non possono differire oltre la loro preparazione per i campionati nazionali e internazionali che si terranno in autunno. Per i più piccoli, come per i praticanti e i non agonisti, l’appuntamento è per settembre quando si potrà, speriamo, operare in maggiore tranquillità e con la situazione esterna meglio definita. Nel frattempo molti club stanno facendo lavoro all’aperto oppure se costretti agli allenamenti tra quattro mura osservano scrupolosamente le norme sui distanziamenti sociali e sulle sanificazioni degli ambienti”.

Il che conferma che i sacrifici, personali e dei club, sono e resteranno rilevanti per un bel po’. “È vero, ma sono convinto che reggeremo botta. Tra sei mesi forse si potrà tirare le somme. Io non credo che in molti alzeranno bandiera bianca. Chissà, scopriremo che addirittura siamo diventati più forti”.

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