Home Approfondimento “Ripopolare i borghi”: idee per la resilienza di un territorio

“Ripopolare i borghi”: idee per la resilienza di un territorio

da Alberto Bruzzone

Sul tema del ripopolamento dei borghi, al quale ‘Piazza Levante’ si è dedicata in occasione dei suoi ultimi due eventi online (ma ne seguirà anche un altro nelle prossime settimane), abbiamo chiesto un approfondimento a Maurizio Torre, dirigente della Città Metropolitana di Genova, che ha partecipato al nostro recente webinar. Ecco le sue considerazioni.

di MAURIZIO TORRE *

Negli ultimi 40 anni la popolazione del territorio provinciale di Genova è calata complessivamente del 20%, fenomeno che ha interessato anche il capoluogo e alcuni comuni costieri ma che ha soprattutto riguardato le aree interne o montane, Val Trebbia e Val d’Aveto innanzitutto, ma anche Valle Stura e Valle Scrivia e parte della Fontanabuona.

Quelli delle aree interne sono numeri in termini assoluti minori ma percentualmente significativi.

Allo stato attuale possiamo rilevare la contrapposizione tra un comune capoluogo con una popolazione a livello nazionale tra le più rilevanti (Genova è la sesta città d’Italia per numero di abitanti e tra le sei città d’Italia che superano i 500.000 abitanti) e 66 comuni tendenzialmente di dimensioni medio piccole.

Senza troppe ambizioni statistiche basti osservare che 21 comuni hanno una popolazione inferiore a 1500 unità e 30 una popolazione che si colloca tra i 1500 e i 5000 abitanti.

Un dato interessante è anche quello della densità abitativa che misura il rapporto tra abitanti e territorio: 30 comuni hanno una densità inferiore a 100 abitanti per km2 e 26 comuni una densità abitativa tra 100 e 500 ab./km2. Perché la densità abitativa è importante? Perché una densità bassa, unitamente alla bassa redditività di economie ‘povere’ determina un minore flusso di risorse derivanti dalla fiscalità per fare fronte alla gestione del territorio e ai servizi.

Dopo questa breve e parziale analisi di contesto, mi preme fare una considerazione di premessa prima di descrivere quelle che potrebbero essere a mio giudizio le azioni a sostegno dello sviluppo locale che possa portare alla promozione di una nuova residenzialità sul territorio.

Questa considerazione mi è suggerita dall’esperienza di lavoro nell’ente di area vasta, soprattutto in questa nuova veste di città metropolitana. La riforma del 2014 ha attribuito a città metropolitana funzioni di sistema, in aggiunta alle tradizionali attribuzioni provinciali. In questa riforma, tra le mille pecche che le si possono attribuire, si potrebbe leggere un maldestro tentativo di trovare a livello nazionale, intorno ai comuni capoluogo di maggiore sviluppo, un modo per conciliare i processi di urbanizzazione e l’esigenza di conservare il territorio circostante, il cui equilibrio ha pesanti ripercussioni sulle aree urbanizzate e costiere.

La programmazione di sistema è fondamentale per il conseguimento di obiettivi complessi, per il raggiungimento dei quali necessita che il ventaglio delle funzioni esercitate non solo dall’ente di area vasta ma anche dagli altri organismi istituzionali che operano sul territorio siano coerenti tra loro in funzione delle finalità condivise da perseguire.

Sono convinto che solo la programmazione di area vasta possa rendere efficaci le azioni che si vogliono intraprendere perché assicura la coerenza tra le politiche di settore e gli obiettivi più ampi di trasformazione, sviluppo, valorizzazione del territorio.

Occorre un cambiamento di mentalità, considerando non solo le finalità primarie ed essenziali che ciascuna funzione pubblica è chiamata a perseguire, ma anche il valore aggiunto che può determinare immaginando le ricadute più ampie che la stessa potrebbe avere in un disegno più ampio e coerente.

Bisogna intervenire su fenomeni che se ancora trascurati possono diventare veramente irreversibili; se s’interrompe la conservazione delle culture, delle sensibilità e dei modelli di vita legati al territorio, qualsiasi tentativo rischia di non essere compreso e cadere nel vuoto.

Per rendere possibile un processo di rilancio del territorio è necessario un approccio normativo e burocratico differente, che sappia:

  • leggere e applicare in modo adattivo le regole esistenti;
  • saper promuovere regole speciali che assecondino quantomeno l’avvio dei processi;
  • individuare le forme di sostegno possibili, a cominciare dalle tariffe dei servizi sostenibili con la residenzialità sul territorio, per pensare a un diverso sistema di assegnazione dei finanziamenti.

Quali le azioni d’impatto che potrebbero innescare un ritorno alla residenzialità sul territorio? Ho cercato di ricondurle a tre ambiti d’intervento.

In primo luogo l’ambito dei servizi. La residenzialità può essere promossa solo in presenza di una gamma di servizi adeguati che possano compensare gli svantaggi di chi decide di vivere fuori da un contesto urbano:

  • la mobilità e il trasporto, che non necessariamente deve trovare soluzione nelle forme tradizionale del trasporto pubblico locale, ma che può essere gestita ad esempio con parchi condivisi di mezzi a basso impatto ambientale;
  • il sistema idrico integrato e la gestione integrata dei rifiuti che devono assicurare tariffe sostenibili in una logica di compensazione tra costa ed entroterra, avuto riguardo all’utilità generale che il presidio del territorio riveste;
  • i servizi sanitari e socio assistenziali che non possono essere correlati agli stessi parametri dei centri urbani;
  • la scuola, per cui devono essere pensate modalità nuove per ridurre il disagio dello spostamento, per garantire pari opportunità, per valorizzare le opportunità di lavoro offerte dal territorio;
  • non ultimo, la digitalizzazione del territorio, per assecondare le esigenze individuali, le opportunità professionali, imprenditoriali e commerciali che si basano ormai imprescindibilmente sulle tecnologie.

Una seconda area tematica è quella della riscoperta e valorizzazione delle caratteristiche e delle suggestioni del territorio.

L’estetica del paesaggio, dei paesi e dei luoghi: non solo la natura e l’ambiente (riappropriandosi dei punti panoramici soffocati dalla vegetazione), ma le tipologie edilizie, l’arredo urbano (parcheggi, pensiline del trasporto pubblico locale, contenitori per i rifiuti, parchi giochi, ecc.), la bellezza dei campi coltivati con arte e attenzione. Tutte cose che possono contribuire a caratterizzare in modo armonico un territorio. Per troppo tempo nella nostra regione questa cultura dell’estetica dei luoghi è stata trascurata. I benefici che essa può portare sono visibili in altre regioni, cito tra tutte il Trentino – Alto Adige, la Toscana, l’Umbria e le Marche, dove è evidente l’armonia tra borghi e campi coltivati.

La riscoperta delle suggestioni del territorio, storiche, artistiche e culturali. Offrire la possibilità di esplorare un territorio offrendo percorsi tematici diversificati… e nel nostro territorio possono essere molteplici le sensibilità da risvegliare: percorsi artistici e culturali, itinerari storici non convenzionali (antiche vie di collegamento, luoghi della resistenza), sentieristica per trekking o mtb, ecc.

Infine il tema del lavoro. Non è possibile innescare un ritorno alla residenzialità sul territorio senza creare concrete opportunità di lavoro, naturalmente coerenti con le esigenze dell’ambiente e della natura.

Il turismo è un’attività fondamentale che dev’essere concimata con la realizzazione delle infrastrutture, in grado di creare l’indotto necessario per attrarre e supportare le iniziative private, e sostenuta con una costante azione di marketing e di promozione territoriale.

Parlando di infrastrutture penso ad interventi non particolarmente complessi e costosi: la segnaletica per fruire degli itinerari tematici, gli impianti sportivi, le piste ciclabili. Non è difficile immaginare, pensando ad altre esperienza nazionali, l’impatto che potrebbe avere sull’economia locale la realizzazione, nell’ambito del circuito nazionale che si sta formando, di una pista ciclabile che unisca Piacenza al litorale ligure, passando per la Val Trebbia e sfruttando in gran parte itinerari storici esistenti.

Accanto al turismo – e con esso può fare sinergia – è fondamentale il lavoro legato ai prodotti agricoli e alimentari, ai mestieri del territorio. Non sono necessarie solo iniziative finalizzate a favorire la conoscenza (rete degli expo’ ad esempio) ma azioni di sostegno economico e normativo.

Una terza via per promuovere lavoro e residenzialità sul territorio è emersa prepotentemente in questo periodo di emergenza Covid-19. L’organizzazione del lavoro in modalità smart working e coworking possono rappresentare l’occasione per ‘esportare’ sul territorio attività terziarie. La promozione del lavoro agile, anche nella pubblica amministrazione, è iniziata in epoca antecedente al Coronavirus ma sicuramente lo sviluppo dell’epidemia ha impresso una brusca accelerazione ed ora si parla di queste modalità di lavoro in termini e numeri più ampi anche dopo il ritorno alla normalità.

Perché allora non pensare a queste modalità come strumento per incentivare la residenzialità sul territorio consentendo un accesso privilegiato al lavoro agile a chi opera una scelta di vita in questa direzione. È un’ipotesi compatibile con l’ordinamento del lavoro nella pubblica amministrazione che può essere sostenuta dalle grandi organizzazioni pubbliche che hanno sede nel capoluogo e nelle aree costiere, ma può essere sostenuta anche dalle aziende, soprattutto quelle che hanno un’organizzazione diffusa o che prestano servizi sul territorio. Su questo tema si possono sviluppare delle iniziative sinergiche tra le amministrazioni più complesse (che trarrebbero benefici in termini di welfare aziendale e di riduzione dei costi generali) e i comuni, che potrebbero avere il compito di individuare strutture idonee a creare spazi da dedicare al coworking. Credo infatti che questa possa essere la strada giusta per le aree interne, perché la condivisione degli spazi di lavoro, oltre a salvaguardare l’aspetto relazionale e sociale del lavoro, potrebbe consentire di concentrare e ottimizzare gli sforzi tecnologici per superare il digital divide che ancora è fortemente presente nelle aree interne.

La condivisione dell’ambiente di lavoro potrebbe essere accompagnata, nell’ambito del lavoro pubblico, dalla condivisione del personale addetto alle mansioni fungibili tra enti diversi, ad esempio le funzioni tecniche e le funzioni gestionali di supporto, ponendo le basi per una diversa concezione della gestione del personale, della crescita professionale e dei percorsi di carriera in un contesto e una visione più ampie.

Le idee possono essere comunque molteplici, spero solo in questa esposizione di aver potuto dare dimostrazione di quell’approccio sinergico e sistematico, a cui ho accennato in premessa e che ritengo fondamentale per l’efficacia dei risultati.

(* Direzione Patrimonio e Sviluppo Economico della Città Metropolitana di Genova)

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