Home SportPesca La pesca sportiva è in alto mare. Umberto Righi: “Ripartire sarà dura”

La pesca sportiva è in alto mare. Umberto Righi: “Ripartire sarà dura”

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

Sono rimasti muti come i pesci che catturano – e che quasi sempre subito dopo liberano – i cultori della canna e dell’amo, i patiti della pesca sportiva. Tre mesi anche per loro di inattività forzata, proprio nel periodo più favorevole dell’anno, la primavera inoltrata, quando le riserve FIPSAS particolarmente rigogliose nei nostri monti si aprono con il ripopolamento e l’emergere delle nuove generazioni di trote, carpe, tinche ecc. ecc.

Le aperture di questi giorni sarebbero sulla carta incoraggianti per uno sport che ha ‘il distanziamento sociale’ nel suo codice genetico: avete mai visto pescatori che operano braccio a braccio? Ognuno ha il suo spazio vitale e guai chi vi entra…

Mulinello a mille quindi? Niente affatto perché come spiega Umberto Righi, presidente della Fi.Ma Chiavari e responsabile delle riserve FIPSAS Genova “un conto è l’azione del singolo che può tornare a dedicarsi alla pesca nei torrenti, nei laghi e pure in mare, ma per puro passatempo; un altro conto sono le gare sportive che richiedono la presenza di molte persone in spazi comunque ravvicinati e che al momento sono ancora sospese, mancando il protocollo per effettuarle e, diciamola intera, la volontà degli organizzatori che sarebbero responsabili delle violazioni e degli eventuali casi di positività susseguenti l’evento agonistico”.

L’uomo che da oltre venti anni è ai vertici del pescasportivismo locale torna con la mente a quel drammatico inizio di marzo: “Era tutto pronto per una stagione che prometteva imprese e grandi speranze per noi della Fi.Ma, quando dall’alto arrivò l’ordine di chiudere, a doppia mandata. La Federazione ci disse che era istituito il divieto di pesca, persino il semplice accesso nelle riserve di pesca di Giacopiane e Malanotte dal tramonto del 14 marzo. La FIPSAS Nazionale aveva imposto la chiusura dei propri impianti federali e disposto il blocco di qualsiasi attività sportiva e ricreativa. Il Comune di Borzonasca e la locale caserma dei Carabinieri segnalavano vetture, persone e pescatori nelle aree dei laghi di Giacopiane, in netto contrasto con le direttive ministeriali. La sezione Provinciale FIPSAS di Genova perciò dispose l’immediata e totale chiusura. Ad appena due settimane dall’apertura, dover chiudere nuovamente la pesca non fece piacere a nessuno ma era un dovere civile nell’emergenza sanitaria. Nessuno poteva salire ai laghi, abbiamo vigilato assieme alle forze dell’ordine”.

A metà maggio il divieto di accesso è stato tolto ma per la pesca c’era ancora da attendere. “Per forza, perché bisognava procedere nuovamente alla semina delle trote. Dall’alba di martedì 26 maggio in tutti i corsi d’acqua ed affluenti della Provincia di Genova (ad esclusione di Aveto e Trebbia) divieto di pesca nell’intero reticolo idrico di acque pubbliche ossia corsi principali ed affluenti, campi gara, zone allenamento, zone no kill, acque ciprinicole, acque salmastre comprese le foci a mare. Tra il 31 maggio e il 6 giugno riapriamo tutto. E vorrei sottolineare che le quantità sono state alzate, grazie alla disponibilità di FIPSAS Genova di accollarsi la spesa di 4 quintali di fario da immettere in Aveto e Trebbia. Abbiamo fatto tutti uno sforzo ulteriore per far ripartire almeno la pesca individuale e dare alle società un appiglio per riprendere i tesseramenti che consentono di andare ai fiumi e ai laghi e pescare, sempre e solo per diletto personale, rispettando le norme sul distanziamento sociale”.

Per quanto riguarda le gare siamo… in alto mare. “La ripresa dell’attività di pesca è possibile solo in funzione ricreativa di singole persone (assolutamente vietati gruppi). Per l’agonismopesca ufficiale, invece, si allontanano i tempi della ripresa, tutto potrebbe slittare al 2021. Attendiamo comunicazioni da FIPSAS Roma. Si spera in giugno per trofei o gare promozionali, ma occorre capire quali vincoli sanitari (vedi medico-distanze-ecc) dovranno essere osservati. Onestamente al momento mi sembra prematuro perché organizzare eventi simili è ancora troppo rischioso: ci sono momenti durante le gare – consegna dei numeri, osservazioni della giuria, pesatura delle prede, premiazioni – che porterebbero inevitabilmente a riunire i partecipanti in spazi ristretti se non addirittura al chiuso. E per farlo in sicurezza bisognerebbe spendere molti soldi (sanificazioni, controlli temperatura, se non tamponi ed esami sierologici). No, io penso che solo dal prossimo anno si potrà tornare a gareggiare su scala provinciale, regionale, nazionale”.

E questo si traduce in un mezzo disastro per i club, compreso la Fi.Ma Chiavari. “La Sede Fi.Ma in via Tito Groppo a Chiavari è rimasta chiusa come i negozi di pesca. Abbiamo cercato di procedere ai rinnovi on-line. Di fatto con il blocco epidemico di marzo e aprile, si sono fermati buona parte di rinnovi tessere in scadenza appunto tra marzo e maggio 2020. Ora però se si vuole andare a pescare occorre procedere ai rinnovi di quanto scaduto. Sono ancora molti (forse troppi) i soci senza rinnovo, scaduti a marzo, aprile e maggio, per una società come Fi.Ma che vive di solo tesseramento, senza altre entrate”.

La lenza è stata lanciata, si spera che la buona volontà e la passione facciano rispettivamente da amo e da esca.

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