Home Approfondimento Lo scienziato Silvestri parla al Senato: “La verità su vaccino e immunità”

Lo scienziato Silvestri parla al Senato: “La verità su vaccino e immunità”

da Alberto Bruzzone

di MATTEO GERBONI

Professore ordinario e Direttore del Dipartimento di Patologia, coordina 400 dipendenti, all’Emory University di Atlanta, tra le top 20 università negli Usa, ed Emory Healthcare. Può vantare 254 lavori scientifici nel campo della virologia e ben tre articoli originali del suo laboratorio su ‘Nature’ negli ultimi due anni. Dirige il ‘Journal of Virology’, la più antica e più  citata rivista scientifica di virologia al mondo. È presidente dell’Advisory Board di ANRS, l’agenzia del governo francese che si occupa di Aids, epatiti e malattie virali emergenti (tra cui Covid 19). 

Non è un caso che il virologo Guido Silvestri sia intervenuto per esprimere le sue ‘verità’ alla Commissione Igiene e Sanità del Senato, che ha avviato una serie di audizioni sugli aspetti sanitari della Fase 2 dell’epidemia da Coronavirus, strategie anti e post-Covid 19.

“È stato per me un grande onore e responsabilità poter esprimere le mie opinioni di fronte ai rappresentanti del popolo italiano, e per questo ho voluto essere molto preparato. La parola d’ordine è non scendere a compromessi, perché il nostro unico obiettivo è tornare ad una vera normalità”.
Ecco il suo intervento.

Ritirata del virus
La ritirata di Covid 19 dall’Italia continua: sta calando il numero totale dei ricoveri in terapia intensiva e in generale le presenze dei pazienti nelle corsie ospedaliere. I dati sono certi, e indicano in maniera molto chiara che stiamo andando verso la fine della prima ondata della pandemia, una transizione da pandemia ad endemia, con il virus che entrerà a far parte di quel classico gruppo di influenze stagionali, questo almeno lo scenario più probabile ad oggi. 

Il Covid sta perdendo forza grazie alle procedure di isolamento sociale e di quarantena attuate, alla stagionalità che è un fenomeno noto dei Coronavirus, ed all’insorgenza di un certo livello di immunità naturale che è l’unico fattore che  può aiutare a prevenire una eventuale seconda ondata.

Quali potrebbero essere le scoperte scientifiche o i fattori  in grado di cambiare radicalmente il quadro? Un vaccino e/o un antivirale efficaci per l’uso di massa, o una notevole e rapida attenuazione del virus. 

L’Italia è una barca costretta a navigare tra due scogli: da una parte il virus che ha portato alla morte trentamila persone e dall’altra la potenziale crisi economica con possibili implicazioni socio-sanitarie. La riapertura è una sterzata necessaria per evitare lo scoglio della crisi economica, ma non si può ignorare che questa sterzata fatalmente ci avvicini allo scoglio del virus. 

Di certo non è pensabile che le misure di isolamento siano sostenibili a medio o lungo termine, e in assenza di farmaci, vaccini o di un’improvvisa attenuazione virale occorre ad affidarsi a quattro misure fondamentali: monitoraggio (occorrono test virologici per verificare il livello delle infezioni, test sierologici per il livello di immunità, la capacità di testare il territorio ripetutamente e a intervalli regolari e la capacità di individuare i contatti delle persone infette), alla flessibilità (nel modulare le misure di isolamento in base all’andamento del contagio), alla coordinazione (a livello regionale ma anche europeo e internazionale) e alla preparazione negli ospedali e RSA nella conoscenza della malattia e nella capacità di affrontarla (reparti, training, PPE, reagenti, terapie).

Test sierologici e immunità
Parliamo dei test sierologici. Anche per colpa di noi virologi c’è molta confusione sul concetto di immunità: alcuni intendono per ‘immunità’ il fatto che ci siano gli anticorpi, altri che siamo protetti dall’infezione. È vero che le due cose si sovrappongono al 95 per cento dei casi, forse al 99, ma non è detto che sia sempre così. Per esempio, nel caso dell’HIV la presenza di anticorpi non protegge dalla malattia. Per contro ci sono casi in cui si è protetti pur avendo livelli di anticorpi così bassi da non essere misurabili attraverso i test che siamo oggi in grado di fare. 

Non sappiamo, inoltre, la durata della risposta anticorpale, cioè non sappiamo per quanto tempo una persona positiva continuerà ad esserlo. 

Si tratta di una malattia nuova, stiamo costruendo le nostre conoscenze sul campo e in tempo reale.

La protezione degli anticorpi può essere sterilizzante, ossia proteggere dalla reinfezione, oppure potrebbe proteggere dalla malattia grave ma non da una possibile nuova infezione che si limiti alle vie respiratorie alte. Quindi l’immunità potrebbe prevenire ulteriori contagi, ma oggi questo non è ancora un dato sicuro. 

C’è confusione anche sulla protezione conferita dal vaccino: il primo obiettivo è che sia in grado di impedire l’infezione, e quindi creare una immunità sterilizzante, ma è anche possibile che il vaccino sia in grado di prevenire lo sviluppo più grave della malattia, ma non la sua comparsa. 

Vaccini
La prima cosa da chiarire è che un vaccino sicuro e di grande efficacia, tipo per esempio quello del morbillo o della polio o del tetano, è certamente la più grande speranza per eliminare una volta per tutte la minaccia di Covid dalla faccia del nostro pianeta. Per questo è assolutamente giusto e logico che in questa area della ricerca scientifica siano investite ingenti risorse finanziarie e di personale. Se vogliamo tornare ad una vita veramente normale al 100% – non so voi, ma io voglio proprio questo – sviluppare un vaccino efficace è la nostra strada maestra.
La seconda cosa da chiarire è che creare delle contrapposizioni artificiali di priorità tra vaccini ed altri interventi socio-sanitari per prevenire e soprattutto per curare il Covid è un ragionamento davvero da imbecilli. La ricerca sul vaccino deve andare avanti in modo efficace mentre, al contempo, devono procedere con eguale efficacia quelle su antivirali, anticorpi monoclonali, plasma, immuno-modulatori, ed altre potenziali terapie, insieme ovviamente alla ricerca di base sui tanti aspetti di questo virus e della malattia che ancora non abbiamo bene compreso.

I tempi
È ovvio che la ricerca di un vaccino per il Covid deve marciare veloce, perché non abbiamo tempo da perdere. Per questo le varie tappe nello sviluppo di un vaccino, che si possono dividere in studi pre-clinici e studi clinici, vanno accelerate al massimo. Ricordo che gli studi pre-clinici comprendono le analisi in vitro e la sperimentazione sugli animali. Mentre gli studi clinici sull’uomo si dividono in quelli di sicurezza ed immunogenicità, che stabiliscono che il vaccino non fa danni e stimola la produzione di anticorpi, e quelli di efficacia, in cui si dimostra che il vaccino protegge dall’infezione o almeno dalla malattia. Per il momento diversi candidati sembrano in grado di far produrre anticorpi neutralizzanti che proteggono dall’infezione nel modello animale e presto avremo i risultati dei primi studi clinici.
Come avrebbe detto Einstein, andiamo il più veloce possibile, ma non più veloce di quanto sia possibile andare. Sulla tempistica della disponibilità di un vaccino io sto dalla parte di chi preferisce andarci cauto, e se me lo chiedono dico che ci vorranno 12-18 mesi minimo, anche se i dati che stanno arrivando dagli studi sui macachi indicano un livello tale di immunogenicità e protezione dall’infezione sperimentale che lascia presagire un ottimo funzionamento anche nell’uomo. Credo sia per quest’ultimo motivo che altri esperti tra cui Tony ‘Yoda’ Fauci hanno parlato di tempistica più rapida, e vi assicuro che se avessero ragione loro sarei felicissimo di aver avuto torto.

Chi vincerà?
Posso senz’altro dire che quelle nazioni che investiranno per gestire la transizione da pandemia a endemia creando una struttura di monitoraggio e risposta flessibile nei confronti di ritorni di Covid( ed altre ‘nuove’ malattie) potranno avere chance di uscirne più velocemente.

Ma anche voglio dire che vinceranno quei governi che, nell’uso delle risorse pubbliche, daranno priorità a sanità, educazione, ricerca scientifica e tecnologica, in un’ottica di competenza e meritocrazia, e promuovendo la crescita socio-economica dell’intera nazione. 

Infine, vinceranno quei paesi che useranno la crisi da Coronavirus come un’opportunità per rivedere i propri valori fondanti e per creare un nuovo senso di comunità e solidarietà, sia al loro interno che nei rapporti con le altre nazioni”. 

PS.  Di sicuro l’Italia della scienza sta dimostrando ancora una volta di essere una delle migliori al mondo grazie ad eccellenze come il professor Silvestri: scienziati, ricercatori, medici che lavorano, ma trovano anche il tempo e la voglia di fare informazione e trasmettere le proprie conoscenze. Con trasparenza e serietà. Per il bene della collettività.
Quando, prima o dopo, ne usciremo, dovremo dire un enorme grazie a queste persone. E non scordarcelo mai.

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