Home Attualità Francesco, lo chef… della porta accanto: “Così ho sedotto Los Angeles”

Francesco, lo chef… della porta accanto: “Così ho sedotto Los Angeles”

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

“Il ‘Mary Jo’? Beh, io posso dire che appartengo alla prima generazione, rispetto ai ragazzi del ‘Mary Jo’”. Se la ride di gusto, Francesco Lucatorto, quando gli si fa la battuta su quel locale di Chiavari diventato famoso anche perché, tradizionalmente, alla vigilia di Natale ospita e accoglie i ragazzi del Levante che sono andati a lavorare all’estero e che ritornano a casa in vista delle festività, per una tanto attesa quanto calorosa rimpatriata.

Francesco dice di esser stato tra i primi, perché vive lontano dall’Italia ormai da otto anni, precisamente dal 2012, quando partì alla volta di Los Angeles. È lì che ha trovato lavoro, è lì che ha conosciuto la fidanzata Francesca, è lì – dall’altra parte del mondo, nove ore di fuso orario di differenza e migliaia di chilometri di distanza – che sta affrontando la sua fase di lockdown dovuta all’emergenza sanitaria, ma senza mai tirarsi indietro, anzi inventandosi un format che, settimana dopo settimana, sta riscuotendo un successo sempre più ampio: la cucina casalinga da asporto.

Sì, perché Francesco Lucatorto è uno chef di ormai comprovata esperienza, con un curriculum amplissimo e soprattutto con un diploma conseguito a pieni voti presso Alma, la celeberrima Scuola di Cucina internazionale dell’altrettanto celeberrimo (e compianto) Gualtiero Marchesi.

È una storia bellissima, una storia esaltante, quella di Francesco: partito da Chiavari e andato a inseguire la sua passione in giro per il mondo. Quella della cucina: “Ho compiuto da poco trent’anni -racconta – e da otto abito in California. Ho iniziato gli studi presso la scuola alberghiera di Camogli, quindi ho fatto diversi stage in Riviera, tra Chiavari e Sestri Levante. Poi, a 19 anni, sono andato a lavorare a Londra, per circa diciotto mesi. Una volta rientrato, mi sono iscritto alla Scuola Alma, perché intendevo specializzarmi”.

Se si va a cercare il suo nome, si scopre che Francesco Lucatorto è stato uno dei migliori allievi di sempre: così si è manifestata la grande occasione. Che portava il nome di America. “Ho conosciuto uno chef che ora è andato a lavorare in Thailandia. Mi ha accolto subito nella sua casa e nella sua vita. A lui devo moltissimo”.

E così, Lucatorto ha iniziato a lavorare per diversi ristoranti della zona, tra i più prestigiosi, come Angelini Alimentari, che si trova nei pressi di Beverly Hills. Quindi, alla fine del 2019, l’idea di compiere il grande salto: perché Francesco ha un talento innato, una predisposizione naturale, una fantasia sconfinata tra pentole, forno e fornelli. Ma anche un ottimo stampo imprenditoriale: la voglia di ‘buttarsi’ tipica di tutti quei ragazzi che si ritrovano al ‘Mary Jo’.

“Mi sono messo in proprio e ho iniziato a organizzare, presso alcuni locali della città, l’iniziativa ‘Pasta Night’, ovvero cucinare la pasta, naturalmente secondo svariate ricette”. Stava andando benissimo, sin quando non è scoppiata l’epidemia di Coronavirus: “I locali sono stati chiusi pure qui. Ma io sono uno che non è capace di rimanere fermo. Così, anche insieme alla mia fidanzata Francesca, che lavora presso un’azienda di produzioni pubblicitarie, abbiamo ritoccato il format”.

Non più la cucina ‘itinerante’, ma la cucina da casa, e con le ricette di casa: “Abitazione e ‘bottega’, nel vero senso della parola. Cucino piatti della tradizione italiana, accettiamo prenotazioni su Internet e poi le persone vengono a ritirare il proprio menu direttamente a casa nostra”.

Francesco ha iniziato con gli amici, poi è partito il passaparola e la cosa è decollata: “Io mi occupo della spesa e della preparazione, Francesca cura tutta la parte relativa ai social e alle promozioni. Si può prenotare attraverso la mia pagina di Instagram, siamo ben organizzati”.

Il menu è vastissimo: “In questi tempi un po’ difficili, abbiamo optato per la classica cucina ‘della nonna’, con piatti e ricette tradizionali. Servono pietanze che trasmettano calore, oltre che gusto”. Qualche esempio? Gnocchi alla romana, supplì alla norma, crespelle ricotta e spinaci, pasta al forno, lasagne al ragù. Ma anche pasta e fagioli, melanzane alla parmigiana, cannelloni e, per dolce, un ottimo e delizioso tiramisù.

C’è anche una chicca puramente ligure: “A me viene una focaccia eccezionale – dice Francesco – Non è vero che la focaccia si trova o si può fare solo in Liguria. Anche qui a Los Angeles, da me, la si può mangiare uguale identica”. Il trucco? La lievitazione, i prodotti, l’olio genuino e, naturalmente, la mano.

“Viviamo a Silver Lake, nella zona est della città. Sono sempre di più le prenotazioni, al punto che, la scorsa settimana, abbiamo dovuto chiuderle in anticipo, visto che siamo solamente in due. Ma credo che questo modello possa esser portato avanti per molto tempo”.

Anche perché i locali rimangono chiusi pure in California: “Ne stiamo pian piano uscendo pure noi, come in Italia. C’è da dire che qui a ovest, forse anche per il diverso clima, il Coronavirus ha colpito meno rispetto a città come New York. Poi, è stata avviata una campagna a tappeto di prevenzione. Sono stati installati dei check point in varie parti della città: prenotandosi online, si può andare presso questi punti con la propria auto e si viene sottoposti al tampone, anche se si è asintomatici o sani. È importante, perché serve a mappare la popolazione e a isolare gli eventuali casi positivi. Ne usciremo, ma ho già sentito dire che i ristoranti lavoreranno con il 25% della loro capacità. Per questo, sono convinto che il cibo già preparato e mangiato nelle rispettive abitazioni prenderà sempre più campo”.

Per ora, Francesco e Francesca (anche lei è italiana, solo che della Riviera di Ponente, precisamente di Arenzano, e i due si sono conosciuti non in Liguria ma in California…) lavorano in modalità ‘pick up’: ovvero ritiro a domicilio. “Ma non è escluso che, se la cosa prenderà ancora più campo, non ci si possa affidare a qualche realtà che effettua consegne presso le abitazioni. Io credo che il margine ci sia, staremo a vedere. Per intanto, abbiamo trovato un bel sistema per non stare fermi”.

Inventiva, spirito di adattamento, resilienza: si può chiamare in tanti modi, ma il risultato non cambia. Francesco Lucatorto ha colto la sfida o, per dirla come piacerebbe a lui, è riuscito a domare l’onda e a cavalcarla, visto che è un grande appassionato di surf. Ah, la sua attività si chiama ‘Ceci’s oven’, ovvero il forno dei ‘Ceci’: Cecio e Cecia, come si chiamano tra loro i due ideatori. Amore tra i fornelli e amore nella vita. Più buono di così non si può.

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