Home Approfondimento Mascherine, ecco tutto quello che c’è da sapere. Bassetti: “Troppa confusione”

Mascherine, ecco tutto quello che c’è da sapere. Bassetti: “Troppa confusione”

da Alberto Bruzzone

di MATTEO GERBONI

Nel nuovo vocabolario post Covid-19 (validato dall’Enciclopedia Treccani insieme all’Istituto Superiore della Sanità) albergano ormai con una ripetitività quasi svernante parole come pandemia, quarantena, paziente zero, picco, focolaio, contagio, distanziamento, sociale, letalità, lockdown e addirittura la mascherina. Sì, la semplice mascherina che sino a qualche mese fa nell’immaginario collettivo richiamava la visita dal dentista o la divisa del chirurgo in sala operatoria (ovviamente fatta eccezione per il periodo carnevalesco), è diventata un accessorio di straordinaria importanza per la nostra quotidianità.

Nella Fase 2 saranno proprio il distanziamento sociale e questo strumento gli elementi imprescindibili per contenere i contagi, fino a quando non saranno disponibili terapia e vaccino, a patto che ci si ricordi di non toccarsi il volto con le mani, di non togliersi questa protezione per rispondere al telefono e di assicurarsela su bocca, mento e naso, facendo attenzione che aderisca bene al viso.

Quando vanno usate?
Sino ad oggi non esisteva una regola. C’è chi la usa anche in casa, chi non la indossa neppure in mezzo alla gente. E dal 4 maggio? Saranno obbligatorie in diverse occasioni della vita quotidiana, dai mezzi pubblici alle visite ai parenti, passando per le attività economiche che riapriranno. Il professor Matteo Bassetti, primario del reparto di Infettivologia dell’Ospedale San Martino, spiega con chiarezza: “L’uso della mascherina è necessario quando non possiamo mantenere il distanziamento sociale. Ma alla ‘dittatura’ della mascherina non ci sto. Io non la metto se esco all’aperto, certo se vado al supermercato la indosso. Ma non si deve pensare che sia la soluzione al Covid-19”.

Sulle mascherina il medico genovese alza la voce: “Sin dal principio si è fatta tanta confusione, hanno parlato in tanti, tranne chi avrebbe dovuto farlo. Le mascherine devono essere indossate, quando viene a mancare il distanziamento sociale di un metro e mezzo o due. Qualche esempio? Sull’ascensore, sul bus, sul treno, in alcuni supermercati, ecco in questi casi può essere utile per evitare di contagiare gli altri, ma non bisogna pensare che sia la soluzione di tutti i mali. Perché se poi ci tocchiamo il viso, gli occhi, la bocca o il naso anche se ho la mascherina rischio di prendere il virus ugualmente. Poi se vado in moto o sto camminando da solo credo che non abbia senso indossarla”.

Bassetti punta il dito sui tanti che a inizio emergenza hanno fatto scorte di mascherine. “Quando due mesi fa dissi che le mascherine andavano usate per carnevale, era perché si stava verificando la corsa ad accaparrarsele, cosa che di fatto a febbraio ha messo in difficoltà il sistema sanitario con la gente che ne aveva tante a casa e noi che eravamo senza in ospedale. Quale usare? Meglio quella chirurgica per andare nei luoghi chiusi o dove non riusciamo a mantenere distanza di sicurezza. I guanti? Anche in questo caso serve fare chiarezza, leggo sui giornali che il problema che abbiamo avuto con le mascherine riguarda adesso i guanti. Non servono a nulla se si va in spiaggia, o se si porta a spasso il cane, come qualcuno ha detto in modo sbagliato. Possono servire al supermercato quando scegli la frutta o gli alimenti, servono a medici e infermieri, o a chi lavora dietro il banco alimentare nel momento in cui si maneggiano i cibi, ma attenzione a dire alla gente di usare obbligatoriamente i guanti. Noi non abbiamo capacità produttiva per produrne milioni”.

I vari gradi di protezione?
Non tutte le mascherine proteggono allo stesso modo. Ne esistono diversi tipi che garantiscono vari gradi di protezione. In generale possiamo dire che le mascherine di tipo chirurgico, proteggono gli altri dalle secrezioni di chi le indossa e non viceversa, mentre quelle filtranti (con le dovute differenze), agiscono al contrario, proteggendo chi le indossa da agenti esterni pericolosi, virus e non solo.

Nel dettaglio ci sono le mascherine semplici, a uso igienico, adottate in alcuni contesti aziendali/industriali. Si tratta di prodotti generici, non pensati per l’utilizzo sanitario. Per questo motivo non devono rispettare le norme che invece le altre tipologie (le mascherine chirurgiche e i filtranti facciali) devono rispettare. Non necessitano di marcatura CE.

Mascherine chirurgiche (per uso medico). Sono quelle mascherine rettangolari fatte di tre strati di tessuto-non-tessuto plissettato che si indossano sul volto grazie a un nasello, elastici o lacci. Devono soddisfare alcuni requisiti tecnici stabiliti per legge e passare alcuni test specifici che verificano se la mascherina blocca le goccioline contaminate da batteri. Devono avere il marchio CE. Attenzione: il decreto Cura Italia ha introdotto alcune deroghe temporanee alla normativa per aumentare la disponibilità di questi prodotti. Attualmente si possono vendere legalmente, anche nelle farmacie, prodotti che vengono autocertificati dai produttori ma che non hanno seguito l’iter ufficiale dei test. Una cosa vale sempre, per entrambi i dispositivi, che siano certificati o autocertificati: per come sono pensate, questo tipo di mascherine non proteggono chi le indossa, ma le altre persone.

Maschere filtranti, dette anche filtranti facciali per la protezione individuale (da cui FFP). Si chiamano filtranti perché sono mascherine che sono realizzate in modo da bloccare il passaggio di particelle di dimensioni estremamente piccole, dell’ordine del mezzo micron, impedendo a chi le porta di inalarle. Sono dispositivi che bloccano a tutti gli effetti eventuali aerosol infetti da virus, ma anche fumi pericolosi, fibre e polveri. Queste FFP sono i veri e propri dispositivi di protezione individuale e infatti devono rispettare una normativa rigorosa. Queste mascherine hanno l’obbligo di marcatura CE e di riportare oltre al maschio CE anche il codice di quattro cifre che individua l’ente notificatore. L’efficacia filtrante viene indicata con sigle FF da P1 a P3 a seconda della capacità crescente di protezione. In ambito sanitario vengono usate le FFP2 e 3, che hanno un’efficacia filtrante rispettivamente del 94% e del 99% e sono le più indicate per bloccare i virus. La capacità filtrante della mascherina non è però infinita: dopo qualche ora di utilizzo il tessuto perde di efficacia, anche se la capacità filtrante non si annulla del tutto. Se sono monouso, queste maschere vanno gettate dopo un turno di utilizzo o dopo un determinato numero di ore. Questi dispositivi possono avere anche una valvola di espirazione (che facilita la vita a chi la usa in ambito medico). In questo caso però proteggono chi le indossa ma non viceversa, perché l’esalazione non è filtrata. Per questo motivo le maschere filtranti facciali con valvola sono da destinarsi all’uso sanitario nei reparti dove sono ricoverati casi infetti per la protezione degli operatori. Esistono anche FFP senza valvola.

Come mettere e togliere la mascherina?
Ecco come fare:

  • prima di indossare la mascherina, lavati le mani con acqua e sapone o con una soluzione alcolica;
  • copri bocca e naso con la mascherina assicurandoti che aderisca bene al volto;
  • evita di toccare la mascherina mentre la indossi, se la tocchi, lavati le mani;
  • quando diventa umida, sostituiscila con una nuova e non riutilizzarla se si tratta di mascherine mono-uso;
  • togli la mascherina prendendola dall’elastico e non toccare la parte anteriore della mascherina; gettala immediatamente in un sacchetto chiuso e lavati le mani.

Quanto dura una mascherina?
Non hanno una scadenza, l’importante però è trattarle con cura. In media possono essere utilizzate una decina di giorni, a patto però di metterle solo per poche ore, cioè in situazioni ben precise nell’arco di poche uscite settimanali. La causa di usura più frequente è la rottura dei lacci.

Le mascherine si possono lavare?
Non è un’operazione consigliabile, ma se sono ancora integre e vogliamo assicurarci una buona igiene senza doverle buttare via, possiamo sciacquarle con acqua corrente e lasciarle asciugare. Può essere una buona idea semplicemente esporle all’aria aperta e alla luce del sole dopo l’utilizzo. Assolutamente no ai disinfettanti: si rischia non solo di ledere il materiale filtrante, ma anche di contaminarsi con sostanze chimiche, ad esempio il cloro, un pericolo ancora peggiore dell’infezione da coronavirus. Tutti gli altri metodi di sterilizzazione fai-da-te, come l’alcol e il forno, sono da considerarsi inefficaci se non dannosi per le persone.

Controlli in auto
Una situazione piuttosto remota ma che impone una domanda essenziale: gli agenti possono chiedere al conducente di abbassare la mascherina in auto? In un contesto emergenziale in cui la prerogativa è limitare i contagi, è difficile che gli agenti possano chiedere di abbassare la mascherina, a maggior ragione se l’uso sta diventando sempre più obbligatorio. Tuttavia quest’obbligo non deve essere visto come un diritto a non farsi identificare, soprattutto nelle situazioni in cui dovessero emergere dubbi sulla corrispondenza dei documenti di riconoscimento. Secondo fonti vicine ad organi della Polizia, se gli agenti dovessero ritenerlo necessario, alla distanza di sicurezza, possono chiedere al conducente di farsi identificare e di abbassare la mascherina.

Studio sull’uso delle mascherine
Una semplice mascherina in tessuto indossata da un soggetto infetto potrebbe ridurre di 36 volte la quantità di virus trasmessa e permette di attuare il controllo della sorgente: ovvero bloccare le goccioline quando escono dalla bocca, piuttosto che arginarle quando si disperdono nell’aria. Questo il risultato di una analisi che compara 80 studi sul tema, realizzata da ricercatori dell’Università di Oxford e dell’Università di San Francisco, e tradotta in italiano dalla Fondazione Gimbe.

“I progressi della scienza hanno messo in luce che la trasmissione da soggetti asintomatici, largamente sottostimata, rappresenta il tallone d’Achille delle strategie per contenere la pandemia”, spiega Nino Cartabellotta, presidente Gimbe, “gli effetti positivi delle mascherine dipendono, comunque, dalla percentuale della popolazione che la utilizza”.

Distribuzione in Liguria
La consegna della Regione Liguria mediante Poste Italiane è arrivata al 98%, ma questa fase finirà entro fine settimana, dopodiché scatteranno altre due modalità.

“Anzitutto si andrà a controllare chi, per qualche motivo, non le ha ricevute in cassetta – spiega l’assessore regionale alla protezione civile Giacomo Giampedrone – A questo proposito la Regione ha aperto un indirizzo e-mail (segnalazionimascherineliguria@gmail.com). Per queste persone sono a disposizione ulteriori 100mila mascherine, in aggiunta ai 2 milioni già recapitati nelle case, che serviranno a coprire i ‘buchi’ nella consegna, gli episodi di furto e altri disguidi”.

Le ultime mascherine gratuite, un milione in tutta la regione, si potranno ritirare nelle edicole e nelle farmacie, con l’ipotesi di coinvolgere nuovamente i Comuni.

Prezzo calmierato di 50 centesimi
L’arrivo delle mascherine chirurgiche a prezzo calmierato di 50 centesimi, annunciate dall’ultimo decreto, sembrava destinato a restare una promessa sulla carta in Liguria, dove le associazioni dei farmacisti si erano messe alla guida di una protesta nazionale invitando i colleghi a sospenderne la commercializzazione con la motivazione formalmente inappuntabile che “la vendita sottocosto è regolamentata e prevede una procedura comunale per l’applicazione”. Ma alla fine è stato trovato un accordo tra il commissario Arcuri, Ordine dei farmacisti, Federfarma e Assofarm: le farmacie che hanno acquistato le ‘chirurgiche’ a un prezzo superiore a 50 centesimi saranno rimborsate dal governo per la differenza.

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