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Levaggi, i due fratelli della… chiavarina

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

Vittorio Alfieri a una seggiola come quelle create dai Fratelli Levaggi a Chiavari non avrebbe avuto bisogno di farsi legare perché ci sarebbe rimasto seduto senza costrizioni pur se atteso da giorni di studio matto e disperatissimo. Questa è una storia che fa bene al cuore e alla mente, quasi un fascio di luce in tempi che si annunciano se non bui piuttosto foschi: una famiglia artigiana che produce pezzi di arredamento di elevata qualità usando materiali scelti e tecniche raffinate, una ditta che ha alla guida due giovani ambiziosi, colti, che vivono il loro mestiere all’antica, mescolando nel senso pieno dell’espressione casa e bottega.

Confermano un’eccellenza del nostro territorio; coniugano arte, sapienza, uso sapiente dei nuovi media e capacità di promuoversi, usando la modernità e preservando l’antichità. Il loro laboratorio di mobili pregiati non rientra nelle categorie commerciali autorizzate a riaprire, eppure chiami il numero del negozio e Paolo Levaggi, uno dei due fratelli che oggi sono a capo dell’azienda, ti risponde dopo un paio di squilli. “E dove dovrei essere, se non qui a vegliare le mie creature?”.

Un po’ scherza e un po’ fa sul serio. “Io vivo qui, in pratica passo da casa al laboratorio-showroom di via Parma 469 senza uscire all’aperto. Mi viene spontaneo venire ogni giorno a dare un’occhiata alle nostre creature, quelle che io e mio fratello Gabriele a inizio marzo stavamo preparando per la consegna. La nostra categoria non rientra tra quelle che hanno riaperto, mi auguro che quando scatterà la fase due saremo inseriti tra quelli che possono ripartire subito. Anche perché siamo fermi da quasi due mesi e la sosta potrebbe rivelarsi devastante, se non subito, sul lungo periodo”.

Paolo e Gabriele avevano iniziato il 2020 alla grande: “Nel nostro laboratorio, aperto da lunedì al venerdì (8,30 – 12,30 / 14,30 – 19; sabato 8,30 – 12/ 16 – 19), gli ordini fioccavano. Senza esagerare, stavamo raccogliendo i frutti di mesi spesi a farci conoscere, dei vari riconoscimenti ottenuti in giro per le varie fiere e mostre. Mi sento di dire che nei prossimi mesi avremo da assolvere agli ordini raccolti sino a febbraio, ma poi?”.

Paolo, 34 anni, laureato in Architettura, da otto dirige il laboratorio assieme al fratello maggiore, Gabriele, 42 anni, inserito da due decenni nel negozio creato dai 4 fratelli, Ettore, Italo, Alessio e Rinaldo (mancato nel 2015), nel 1963.

“L’essere una famiglia di artigiani altamente specializzati è il nostro vanto. Costruiamo le autentiche Sedie artigianali di Chiavari con metodi e materiali tradizionali, ma con una continua attenzione alla sperimentazione e alla ricerca formale. Era la filosofia della ‘prima generazione’, la seconda l’ha adottata con convinzione”.

Eleganti, robuste e leggerissime, le sedie Fratelli Levaggi sono lavorate e rifinite interamente a mano, con cura e passione. “Scegliamo personalmente il legno che utilizziamo, di provenienza locale, ne seguiamo tutte le fasi di preparazione, dal taglio alla naturale stagionatura. Tutto ciò per raggiungere la solida certezza che ogni sedia prodotta nel nostro laboratorio rappresenti la massima espressione in fatto di qualità e sostenibilità. Crediamo che il ‘saper fare’ guadagnato con la pazienza e il sudore di generazioni di artigiani costituisca un patrimonio inestimabile che va salvaguardato e trasmesso ai giovani. Amiamo plasmare e interpretare ogni singolo componente delle nostre sedie: valutare la bontà di un legno, saper leggere la naturale venatura, valorizzarne le peculiarità; tutte fasi che non siamo disposti a delegare a un freddo processo automatizzato”.

Paolo è uno che ci crede, non che ci fa. È capace di girare per i boschi alla ricerca dell’albero giusto, quello che lo ispiri. “Ogni singola fase di lavorazione, partendo dal taglio del tronco sino ad arrivare alla verniciatura finale, è svolta e seguita personalmente dai nostri artigiani, all’interno del nostro laboratorio. Non utilizziamo semilavorati prodotti da industrie esterne, seguiamo personalmente l’intero processo produttivo. Non ci interessano i grandi numeri. Ci basta sapere che ogni oggetto che esce dal nostro laboratorio rappresenta la massima espressione in fatto di qualità e cura dei dettagli. I nostri tre maestri si sono ‘ritirati’, ma sono sempre in giro per i banchi a dare consigli, e abbiamo quattro apprendisti, tra i 19 e i 28 anni, che abbiamo scelto particolarmente giovani e specialmente entusiasti, perché crediamo che per avere piante rigogliose bisogna scegliere con cura i germogli”.

I legni scelti fanno parte della tradizione della sedia di Chiavari, solidi, duri ed elastici. Le specie sono quelle che crescono spontaneamente nell’Appennino Ligure: il faggio, il ciliegio, il frassino e l’acero.

“Ognuno di essi ha un carattere e una personalità diversa che occorre conoscere a fondo per lavorarli al meglio. Parliamo con i coltivatori, scegliamo personalmente il legno, ne seguiamo direttamente il taglio, la preparazione e la naturale stagionatura. Attendiamo pazientemente dai 2 ai 5 anni prima che le tavole accatastate all’aperto siano pronte per essere lavorate. Collaboriamo col Parco Naturale dell’Aveto per l’approvvigionamento di legname certificato di provenienza locale all’interno di un progetto europeo per la valorizzazione del patrimonio forestale locale. Il concetto di ‘sostenibilità’ non è per noi una moda o una strategia di marketing, ma è da sempre la nostra consueta maniera di lavorare”. Siamo tra Thoreau e Rousseau, con una spruzzata di Steve Jobs, quando predicava ‘Stay hungry, Stay foolish’.

Ciò che veramente angustia Paolo Levaggi non sono le perdite economiche, è la paura di perdere una clientela affezionata ed esigente: “Il nostro target era chiaramente alto, visto il tipo di mobile medio-alto, la crisi ci aveva permesso di avere in catalogo oltre alle ‘Chiavarine’, il pezzo forte della casa, anche sedie e mobili di altro genere, per arredare intere stanze con nostre creazioni. Stavamo volando. Non esagero. Il nostro primo impegno sarà quello di non perdere troppa quota”.

Appollaiati su una catasta di sedie che si regge su un equilibrio instabile: acrobazia da circo cinese eseguita da due folli artigiani chiavaresi. Scommettete che a Paolo e Gabriele riuscirà anche questa?

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