Home SportHand Bike Podestà, svanisce il sogno a 5 cerchi: “Sarà per il prossimo anno”

Podestà, svanisce il sogno a 5 cerchi: “Sarà per il prossimo anno”

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

Ti prepari per una vita, anzi è una vita di preparazione solo per quello, al momento nel quale sfilerai con addosso una maglietta azzurra e dietro un guidone bianco con cinque cerchi. Sarà il tuo momento, sarà l’alloro che scende dall’alto e le colombe che spiccano il volo.

Invece contrordine, il compenso che ti eri guadagnato è stato solo una finta, una svolta beffarda del fato. Tre quarti della Pro Recco pallanuoto maschile, metà del Rapallo pallanuoto femminile, Mara Navarria, spadista friulana adottata da Rapallo, vedono allontanarsi di dodici mesi la chiamata.

La beffa più amara tocca a Vittorio Podestà, plurimedagliato a cinque cerchi dell’handbike, che aveva sacrificato il 2019 per sparare tutto nel 2020 stilando un severo e oculato programma di avvicinamento al grande appuntamento. Proprio l’ingegnere a rotelle, il signore di leve e manopole che riceve il colpo della maligna sorte senza un sussulto. Era pronto, aveva messo nel mirino la sua ultima grande apparizione a cinque cerchi, certo di poter ancora una volta cingere l’alloro del vincitore, o quanto meno appendere al collo l’ennesima medaglia.

Aveva iniziato per tempo e con una determinazione straordinaria l’avvicinamento al cimento decisivo. Trasferimento nel sud della Spagna in compagnia di consorte e figlioletta, camper, laboratorio e tanta campagna dove allenarsi senza timore del traffico e di strade strette o insidiose. E poi lo stop: notizia inattesa, inappellabile. Niente Olimpiadi.

Un attimo di smarrimento profondo, qualcosa che viene dal cuore, qualcosa che richiama quanto gli accadde diciotto anni fa, quando un incidente stradale gli cambiava per sempre la vita. Ma lui è Vittorio Podestà. Lui, oggi affermato pluricampione paralimpico di handbike, ha saputo reagire e diventare ancora più forte.  E la vita lo pone di fronte a una nuova tremenda sfida, proprio quando aveva allacciato i cinghini e preparava l’atto estremo, forse il grande urrah, sicuramente quello che l’avrebbe proiettato nell’Empireo del suo sport.

Le ParaOlimpiadi di Tokyo a fine agosto, con tre gettoni da lanciare sul tavolo che assegna oro, argento e bronzo nell’handbike: la gara in linea, la cronometro, la gara a staffetta. Una settimana fa, l’annuncio che da giorni era nell’aria: Tokyo 2020 diventa Tokyo 2020+1, la competizione universale a cinque cerchi rinviata ad agosto-settembre 2021. Il campione chiavarese con il suo palmares da leggenda accumulato in 16 anni di competizioni nei cinque continenti – 8 ori, 2 argenti e 2 bronzi ai campionati iridati, 2 ori, 2 argenti, 2 bronzi alle Olimpiadi –  è sincero.

È impossibile fare buon viso a cattivo gioco: “Certo che dispiace, certo che sulle prime ti senti abbattuto. Poi ciascun atleta fa ricorso al suo spirito, alla sua forma mentis. E decide come deve porsi di fronte a questo contrattempo. Che è inaudito, che è qualcosa che sarebbe stato impossibile immaginare solo due mesi fa. E reagisce. Almeno ci prova”.

L’ingegnere chiavarese sa come si riparte da zero: “L’ho fatto diverse volte, ho già fatto i conti con gli imprevisti, so come la cattiva sorte sappia accanirsi e so che l’unico modo per dargliela vinta è non fare niente, rinchiudersi nella passività. Quando ho capito che andavamo verso il rinvio, mi sono guardato dentro e ho compreso che c’era la soluzione”.

L’ingegnere volante rimette a posto le caselle sparpagliate qua e là dal vento della storia: “Ho resettato il mio counter. Il mio orologio andava aggiornato: avevo scelto di arrivare ad agosto puntando su alcune caratteristiche del mezzo, su un certo tipo di allenamenti, tenendo conto del percorso, degli avversari, del tempo a disposizione. Essendo anche co-progettista del mio ‘cavallo di ferro’, ho il vantaggio di poter lavorare sodo su più tavoli. Ho riunito il mio team e ho detto: prendiamola come un’opportunità, potremo lavorare sulla bike, tentare cose che non avremmo neppure pensato un mese fa perché era troppo rischioso. Adesso si rischia, si prova, si riprova e si risolve”.

Certo, c’è da curare anche la forma fisica. “Stravolte le tabelle, non posso circolare liberamente come vorrei, e allora si studierà qualcosa per migliorare i carichi da svolgere negli esercizi indoor. In fin dei conti siamo tutti nella stessa barca e partiremo dalla stessa linea. Per ora è importante mantenere la forma, più avanti, se le cose miglioreranno, ci sarà da correre e correremo. Resta da capire se e quante corse verranno disputate prima dell’evento in Giappone il prossimo anno. Potrebbero fare la differenza, anche se io ho deciso di non preoccuparmene troppo, resto fisso sui cinque cerchi”.

Un atteggiamento da vincente. “È quello che mi hanno insegnato gli anni e le vicende attraversate. Se ti guardi indietro, hai già perso. Occhi ben dritti nel futuro, vuol dire che dovrò solo aguzzare un po’ la vista perché il traguardo è stato collocato un po’ più lontano. E farò di tutto perché resti alla mia portata”.

Vittorio Podestà il samurai dell’handbike, fedele come un Ronin, implacabile come un Ninja.

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