Home Attualità Raffaella Romagnolo, insegnante e scrittrice: “Didattica a distanza, una sfida per tutti”

Raffaella Romagnolo, insegnante e scrittrice: “Didattica a distanza, una sfida per tutti”

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

Didattica a distanza, nuove tecnologie, gestione del momento difficile. Ma anche letteratura e cultura ai tempi dell’emergenza: lo spettro visuale di una persona come Raffaella Romagnolo è amplissimo. La scrittrice piemontese, che ha ricevuto moltissimi consensi per il suo ultimo romanzo ‘Destino’ (ma che è molto conosciuta anche per i precedenti ‘La figlia sbagliata’ e ‘Tutta questa vita’), in questa intervista a ‘Piazza Levante’ parla nel suo doppio ruolo: oltre ad autrice di romanzi, infatti, è insegnante presso un istituto tecnico di Ovada, sia di Italiano che di Storia.

La sua, ovvero l’Alessandrino, nei giorni scorsi è stata una delle zone al centro dell’epidemia. La situazione resta ancora complicata. Le scuole, compresa quella della Romagnolo, hanno avviato percorsi di lezioni online, ed è proprio su questo punto che la scrittrice e docente esprime una serie di considerazioni interessanti. Nel frattempo, ci ricorda le due letture ‘clou’ dedicate alle epidemie – ‘I Promessi Sposi’ di Manzoni e il ‘Decameron’ di Boccaccio – e ci racconta di come sta andando avanti con il suo prossimo libro, che sarà per gran parte ambientato a Genova.

Raffaella Romagnolo (a destra nella foto), qual è il suo punto di vista sull’homeschooling?
“Io sono fondamentalmente d’accordo, anche perché non va perso il contatto con i propri studenti e quindi qualsiasi strumento consenta di rimanere uniti è utile. Ma va notato come, dalle nostre parti, non tutte le famiglie dispongano di una connessione veloce. Inoltre, non tutte le famiglie hanno uno o più pc in casa. È bello parlare di lezioni a distanza, ma poi bisogna scendere nel come, nell’aspetto pratico. E qui iniziano i problemi. La concretezza è decisiva, in questo caso. Ci sono paesi nell’Ovadese dove neppure arriva l’Adsl. L’unico aspetto positivo è che ormai tutti possiedono un telefono cellulare, uno smartphone. E qui possiamo far giungere contenuti fruibili, stando però sempre attenti a non lasciare indietro nessuno”.

Un altro problema grosso sarà per i maturandi, non trova?
“Io in questo anno scolastico non ho la quinta classe, ma sicuramente sarà un problema. Per adesso, è un grandissimo punto interrogativo. Non ci sono indicazioni dal Ministero, è ancora troppo presto per capire come comportarsi. Navighiamo a vista, intanto in attesa di capire se si rientrerà a scuola tra qualche settimana, oppure se ci si rivedrà direttamente a settembre. La maturità: si farà con i docenti della classe e senza membri esterni? È chiaro che, in questo caso, dovrà cambiare pure la valutazione complessiva, che non potrà esser legata solo all’esame in sé, ma a tutta la carriera scolastica. E non si potrà non tenere in conto, in termini di giudizio finale, tutte le difficoltà che sono nate in questo particolare momento”.

Lei come sta lavorando?
“Personalmente, utilizzavo già, anche prima che scoppiasse quest’emergenza sanitaria, una piattaforma online per l’insegnamento. Si chiama Moodle e avevo dei corsi già avviati al suo interno. Così, ho continuato anche in questi giorni a inserire materiale multimediale. Il programma proviamo a mandarlo avanti, ma senza pensare di dover rispettare delle scadenze particolari, che oltre tutto sono difficili da rispettare anche quando la situazione è normale e le lezioni si fanno in classe. È tutto molto complicato e fatto in emergenza, anche perché la scuola ha chiuso in fretta e furia, non è stato possibile programmare nulla e poi perché le strutture sono quello che sono e, fondamentalmente, le lezioni sono concepite in presenza, e non a distanza. La didattica la si fa in presenza”.

L’emergenza Coronavirus ha evidenziato, ancor di più, alcuni difetti strutturali ed endemici della scuola.
“Ci sono stati allarmi molto spesso inascoltati. Ma ora non credo sia il momento di parlarne. Ci sono categorie che stanno rischiando la vita e che quindi sono messe molto peggio di noi. Credo che noi, adesso, dobbiamo solo stare zitti e camminare. Ci è stato richiesto un grande sforzo, cerchiamo di portarlo avanti, tutti gli insegnanti si sono applicati di buon grado, anche quelli che non hanno grande dimestichezza con la tecnologia. È una sfida professionale per tutti. Bisogna fare il possibile per mantenere in piedi la didattica, ma soprattutto per non perdere l’elemento della comunità. Questo secondo me è l’aspetto principale: far sentire ai ragazzi che una parvenza di ‘normalità’ c’è comunque, che è rimasto intatto lo spirito di fare la scuola insieme. Perché la scuola la si fa insieme, insegnanti e studenti, e un altro sistema non è possibile”.

La sfida è in chi la fa, ma anche in chi la riceve, vero?
“La sfida è di tutti, allo stesso modo. Degli insegnanti in partenza, della scuola da una parte. Ma anche dei ragazzi. Loro sono abituati a utilizzare la tecnologia, hanno spesso il telefono in mano. Ma questa volta, forse per la prima volta, sono chiamati a utilizzare la tecnologia in maniera professionale: cioè per studiare, per andare a scuola, per continuare a seguire il programma. E questa, a mio avviso, è una bella occasione di crescita pure per tutti loro. Un altro elemento nuovo, poi, è quello della solitudine: il lavoro in classe è collettivo, anche lo studiare a casa, molto spesso, avviene in forme collettive. Qui, invece, è arrivata la dimensione individuale dello studio: è una sorta di ‘corpo a corpo’ con l’apprendimento, e passa anche di qui un’opportunità per fare uno sforzo in più con se stessi”.

Le scrive romanzi a sfondo storico. Ne nasceranno anche a sfondo Coronavirus?
“Sicuramente sì. Non penso sarà il mio caso, ma molti libri, prossimamente, rifletteranno quello che sta accadendo. Non solo a livello di narrazione, ma anche di spirito, di ansie di questo momento. Succederà che ne usciremo, ma abbiamo provato uno stato d’animo differente. E questo, per chi fa lo scrittore, si lascerà intravedere moltissimo”.

La letteratura in tempi di epidemia: lei porta gli esempi di Manzoni e di Boccaccio.
“Sì, entrambi esempi altissimi, anche se nascono in contesti differenti. Boccaccio scrisse nell’immediatezza, ed era molto coinvolto perché il padre fu ucciso dalla peste. Manzoni, invece, fece tutto un lavoro da ‘topo’ di biblioteca sulla peste del 1630, andando a consultare gli archivi e le moltissime testimonianze da parte dei medici dell’epoca. Io credo che il ‘Decameron’ sia una stupenda raccolta di novelle, ma senza quella premessa sulla pestilenza sarebbe stato diverso. È quella parte il suo valore aggiunto. Boccaccio riuscì a conservare una straordinaria lucidità, anche di fronte a un grave lutto. La peste fece venir meno le regole del vivere civile. L’esperienza di questi ragazzi che vanno in campagna nel tentativo di salvarsi, e si riuniscono tutti insieme, è una bella prova di ricostruzione delle regole di civiltà. Ed è un esempio produttivo anche in questo momento. Quanto a Manzoni, la parte sulla peste nei ‘Promessi Sposi’ è solitamente poco letta, a scuola non la si fa quasi mai, perché si prediligono altri capitoli del romanzo. Invece, questa è una bella occasione per rileggerla e riscoprirla: vi si troverà tanto di attuale, dalla ricerca del paziente zero alla ricostruzione dei ritardi, dalla paura dell’untore alle tesi complottiste”.

‘Rilassati leggendo un bel libro’: questa espressione non le piace…
“Ci si può rilassare guardando una serie tv, un programma di varietà. Ma non leggendo un libro. La letteratura è una cosa seria, richiede concentrazione. Per me ogni lettore è come se fosse un coautore del romanzo. Deve fare uno sforzo in più, deve collaborare con l’autore per costruire il suo romanzo, ed è questo, in fondo, il bello della lettura e della letteratura. Scrivere un romanzo è un lavoro complesso, una fatica vera: non mi piace pensare che non venga ricompensata da chi legge”.

A proposito, come procede il prossimo libro?
“Sto andando avanti a scrivere, anche se con un po’ più di fatica, per quello che sta accadendo in questi giorni. Ma la storia sta prendendo forma. È una piccola ‘battaglia’, ma arriverò sino in fondo”.

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