Home Attualità Non si può uscire? E il “rito” dell’aperitivo diventa virtuale

Non si può uscire? E il “rito” dell’aperitivo diventa virtuale

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

Non si può uscire di casa per incontrare gli amici? Bar e ristoranti sono chiusi? Sono vietati gli assembramenti? Tutto giustissimo, ci mancherebbe. Tutto utile, anzi ormai indispensabile, per rallentare il più possibile l’avanzata di questo stramaledetto Coronavirus. Solo che gli italiani, è noto, sono un popolo di ingegnosi, oltre che un popolo che non rinuncia all’incontro e alla socialità.

E come fare a incontrarsi e a socializzare, in tempi di #iorestoacasa? Beh, ecco che la piazza reale viene sostituita, per questo periodo, dalla piazza virtuale. E il ‘rito’ dell’aperitivo si consuma lo stesso, spostandosi dai locali alla piattaforma di Skype. È la moda, la bellissima trovata di queste ultime ore, e sta prendendo sempre più campo: ognuno si prepara il drink a casa propria, poi si connette sulla chat e beve ‘in compagnia’ degli amici.

E, attenzione attenzione: non è che lo si faccia in abiti da casa. Macché: le ragazze e le donne si truccano, i ragazzi e gli uomini si vestono proprio come se dovessero uscire, proprio come se ci si dovesse incontrare dal vivo. In fondo, si sta insieme anche così: si ride, si scherza, ci si racconta le proprie giornate diverse e si prova a sdrammatizzare la situazione. Noi di ‘Piazza Levante’, sin dal nostro fondamento costitutivo, continuiamo – è chiaro – a preferire la piazza vera, e non vediamo l’ora di potervela riproporre attraverso i nostri incontri dal vivo. Ma intanto, ci piace raccontare questo fenomeno, a suo modo di costume.

Tra le prime a lanciare l’idea, accompagnata dall’hashtag #iobevoacasa, c’è una donna. Si chiama Lucrezia Sarnari, è una giornalista e nell’ambiente dei social è conosciuta come la blogger Ceraunavodka. Tutto è nato così per gioco, attraverso un post di qualche giorno fa. Ma la pensata era talmente brillante che ha avuto subito un enorme seguito.

“La cosa che più mi spaventa – dice l’ideatrice dell’#iobevoacasa – è la solitudine, non tanto la mia dato che non vivo da sola, ma quella di amici lontani che invece si ritrovano in questo momento totalmente soli. Per questo ho pensato di darci un appuntamento su Skype per fare l’aperitivo insieme, a distanza ma guardandoci in qualche modo in faccia. Ho lanciato l’iniziativa su Instagram e mi piacerebbe poterla allargare anche a persone che non conosco personalmente, ma penso che una connessione Skype non basti per tutti. Credo però che sia un’iniziativa replicabile e, come già ho detto sui miei social, se qualcuno si sente solo, può scrivermi in privato per essere aggiunto all’aperitivo”.

L’esempio di Lucrezia è stato seguito in tutta Italia, anche nel Tigullio. Le compagnie di amici si sono organizzate, sia quelle più tecnologiche che quelle che lo sono di meno, e che si sono ingegnate per l’occasione. I più, hanno iniziato attraverso le videochiamate su Whatsapp, ma qui il meeting non si poteva organizzare per più di tre persone. Così, per allargare il gruppo, anche coinvolgendo altri amici, si è andati alla ricerca di tutte quelle app (tra cui Webex e Google Duo) che consentono di organizzare vere e proprie videoconferenze. I downloads di queste applicazioni per smartphone, che solitamente vengono utilizzate per scopi puramente lavorativi, hanno registrato un’enorme impennata, in questi ultimi sette giorni.

Per chi fosse rimasto ‘indietro’, e visto che la quarantena durerà ancora per qualche periodo, ecco come si può fare. L’app più utilizzata dai giovani italiani in quarantena si chiama Houseparty. Attraverso il servizio fornito da questo software, ogni sera, nutriti gruppi di amici si radunano intorno al pc con tanto di spritz e noccioline a portata di mano e danno vita a un vero e proprio aperitivo virtuale. Lo stesso vale per la cena. I più originali optano perfino per la stessa pietanza da mangiare, organizzandosi prima su cosa cucinare.

Houseparty è un servizio di social network che consente la chat video di gruppo tramite app mobili e desktop. La registrazione avviene attraverso Facebook o Snapchat e la ricerca degli utenti avviene digitando il nome della persona che si vuole invitare. Ogni volta che un nuovo utente entra in una ‘stanza’ virtuale, Houseparty registra l’ingresso e avvisa tutti gli altri. Così, mano a mano, la room virtuale si riempie di nuovi amici. Gli utenti ricevono una notifica quando gli amici sono online e disponibili per la videochat di gruppo.

Un’altra app utile ad assicurare ‘uscite di gruppo virtuali’ è Zoom Cloud Meetings: una piattaforma utilizzata per le videoconferenze, molto facile da sfruttare e quindi adatta a utenti di ogni tipo, anche chi ha poca dimestichezza con pc, smartphone e tecnologia in genere.

Chi crea una teleconferenza con questa app, avrà tutti gli strumenti per gestire al meglio il ‘pubblico’. Potrà scegliere di attivare o disattivare il proprio video o quello dei partecipanti; scegliere di attivare o disattivare il microfono dei partecipanti; condividere lo schermo su Zoom e registrare la videoconferenza, così da poterla rivedere (e far rivedere) ogni volta che si vuole. A differenza di altre piattaforme, poi, Zoom non necessita di una rubrica ‘interna’ grazie alla quale avviare conversazioni o videoconferenze. È possibile invitare i partecipanti utilizzando la casella elettronica o servizi di messaggistica istantanea come WhatsApp, Messenger, Telegram o Signal. Un espediente prezioso sperimentato anche da tanti adulti per restare simpaticamente connessi tra amici e parenti e sostenersi a vicenda in questo momento particolarmente difficile per tutti.

Ci si dà l’appuntamento via chat, ci si mette belle (o belli), proprio come se si dovesse uscire. Non cambia niente, se non il fatto che non ci si vede di persona. Ma anche così non si perdono le belle abitudini. C’è chi si versa un calice di vino rosso, chi si prepara uno spritz, chi un flûte di bollicine e ciascuno affianca il drink con il proprio stuzzichino.

È l’italico ingegno che non viene mai meno, anzi si rafforza ulteriormente, quando arrivano i tempi bui. Si beve e, paradossalmente, si può bere anche un filo di più, visto che poi si resta a casa e si evitano alcol test e menate varie. Ma questa volta, è sicuro, si beve anche per un po’ per dimenticare. Perché di queste giornate assurde e in cui bisogna stare forzatamente tutti lontani, speriamo quanto prima di non dover parlare più e di relegarle ai libri di storia come una brutta parentesi.

Per intanto… un bicchiere ci salverà. Un bicchiere e un telefonino.

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