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Glauco Berrettoni, addio al preside “comunicatore”

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

Lui era il preside ‘comunicatore’ per eccellenza. Noi di ‘Piazza Levante’ lo chiamavamo così. Ma era anche un insegnante decisamente pop, decisamente moderno, decisamente innamorato del suo mestiere e dei suoi ragazzi. E una persona così, capace di lasciare una traccia talmente profonda, grazie a tutte le iniziative, le idee, gli spunti avuti nel corso della sua vita, gli stimoli dati e quelli ricevuti, lascia ancora più vuoto, una volta che passa dall’altra parte.

Nei giorni scorsi, il destino ha chiamato a sé Glauco Berrettoni. Originario di Livorno, sessant’anni, il preside dell’Istituto Caboto di Chiavari è mancato all’improvviso, stroncato da un malore (la foto in alto è di Alberto Fornasari). Lo avevamo cercato per un’intervista, lui che aveva sempre parole intelligenti da dire. Avremmo voluto chiedergli della chiusura delle scuole, della didattica a distanza, di come la sua scuola, il suo ottimo corpo docenti, avrebbe affrontato questa emergenza legata al Coronavirus. Sicuramente ci avrebbe detto cose interessanti. Ma non è riuscito a farlo. E rileggere quei messaggi su WhatsApp, consegnati e non aperti, oggi ci fa un enorme dispiacere: perché Berrettoni era una persona estremamente disponibile, oltre che un bravissimo professore, in grado sempre di cercare il lato umano, insieme a quello didattico e professionale.

Quando in redazione non sono arrivate più mail, abbiamo capito che al preside ‘comunicatore’ era successo qualcosa. Perché il silenzio non era la sua cifra stilistica. Non lo è stata mai. Sognava di festeggiare i suoi 60 anni alla fine dell’anno scolastico, insieme ai 40 dell’istituto. Abitava a Genova con la mamma, ma era nella Riviera di Levante che aveva svolto gran parte della sua carriera scolastica. Aveva insegnato Storia e Filosofia al Liceo Scientifico Nicoloso da Recco, poi aveva vinto il concorso per diventare dirigente scolastico. Nel ruolo di preside, aveva lavorato all’Istituto Comprensivo di Carasco, andando anche a coprire le cattedre rimaste vuote in Val d’Aveto, ogni qual volta si fosse aperta un’emergenza. Poi, era arrivato al Caboto di Chiavari e pure qui era riuscito a portare il suo enorme entusiasmo.

Grazie al preside ‘comunicatore’, il Caboto era decollato sui media, sui social, era cresciuto a livello di immagine. Una scuola pop, finalmente pop, ma anche con indubbi contenuti, con tante iniziative di solidarietà, tantissimi contatti stretti con il mondo del lavoro, tantissimi sbocchi professionali impostati e messi a disposizione dei ragazzi. Berrettoni ha sempre creduto nel filo unico tra scuola e lavoro, tra formazione e professione. E, una volta inteso che la scuola va raccontata soprattutto all’esterno, per renderla poi più ricca pure all’interno, ha iniziato la sua opera di ‘evangelizzazione’: ‘evangelizzazione’ di un metodo d’insegnamento utile, producente e produttivo.

Oggi Patrizia Diliberto, una delle insegnanti dell’istituto, che era anche una delle sue più strette collaboratrici, ricorda Berrettoni con immenso affetto: “Siamo gli ultimi a parlare, mentre le informazioni corrono, perché le nostre parole sono oggi le più difficili da dire. Con Glauco, chi legge ci perdonerà se ricorriamo al linguaggio dell’affetto e non a quello amministrativo, abbiamo condiviso più di tre anni di cammino in un mestiere che mette profondamente in gioco l’umanità di ciascuno e di lui, oggi, quel che resta è soprattutto l’umanità. Attraverso quel canale speciale, fatto di larghi sorrisi, disponibilità generosa, coinvolgimento sincero, sapeva superare confini e creare spazi di incontro. Il Caboto, il ‘suo’ Caboto, perde un dirigente che sapeva uscire dal chiuso degli uffici e approssimarsi con dedizione a tutti i ‘suoi’ ragazzi, pronto ad esserci, esserci profondamente e onestamente. Lo ricordiamo con gratitudine, senza poter nemmeno immaginare quanto ci mancherà la sua grande e forte presenza”.

Commosso pure il ricordo di Sabrina D’Isanto, un’altra docente della scuola: “Glauco Berrettoni ci manca e ci mancherà tantissimo. Io gli volevo bene. Prima che un bravo dirigente o un valido professore, era un uomo, una persona di umanità eccezionale. Mi ha sempre stupito di lui questa grande capacità di incontrare tutti, ciascuno nella propria diversità. Ho sempre ammirato la sua generosità, sempre. Attento e pronto a farsi carico di situazioni particolari, delle esigenze dei ragazzi. Aveva a cuore il loro bene ed è sempre intervenuto, anche nella correzione, senza trascurare il dialogo. Non c’è mai stato un momento in cui interpellandolo non fosse disponibile. Attento a tutti. Credo di poter affermare che ha saputo dar spazio a ciascuno di noi valorizzando ogni iniziativa. Era orgoglioso della sua scuola ed ha incessantemente comunicato questa positività, sollecitando tutti noi a fare non solo lezione in classe ma anche esperienze e progetti, insomma a portar fuori la didattica, dentro la città, non solo a Chiavari. Non si è mai tirato indietro e ci ha accompagnato ovunque. Mancherà a tutti noi quel suo vocione tonante nei corridoi e il suo sguardo attento e sorridente”.

Berrettoni lascia una luce accesa, un faro grazie al quale il Caboto è diventato un punto di riferimento, nel novero degli istituti professionali. Missione compiuta, nonostante tutto.

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