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“Racconti in tempo di peste”: il teatro resiste online

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

Alla fine del Trecento, nel pieno dell’epidemia di peste nera, sette uomini e tre donne si rifugiarono per dieci giorni sulle colline intorno a Firenze, nel tentativo di sfuggire al contagio e a una morte praticamente certa. Ogni giorno, per dieci giorni, raccontarono una storia a testa. In totale, fece cento novelle: una per ospite, una per giornata.

Ve lo ricordate questo prologo? È quello del ‘Decameron’ di Giovanni Boccaccio, una delle opere più famose della letteratura italiana e della letteratura in generale di tutti i tempi. Oggi, anno (bisesto) del Signore 2020, non c’è più la peste nera, ma è vero che l’epidemia di Coronavirus sta sempre più pesantemente condizionando i nostri stili di vita (ne parliamo anche noi, con i nostri consueti approfondimenti, in altri articoli di questo numero di ‘Piazza Levante’).

Ma siccome una bella storia, una poesia, un racconto, una melodia ci possono allietare pure in questi momenti tristi e di forte preoccupazione, e siccome disponiamo di uno strumento che di certo non esisteva alla fine del Trecento – il collegamento a Internet – ecco che il TPL, ovvero il Teatro Pubblico Ligure, compagnia fondata dal regista Sergio Maifredi, e la Compagnia Corrado D’Elia, guidata dallo stesso regista, proprio prendendo spunto da Boccaccio stanno proponendo online e sui social network, in questi giorni, un esperimento che risulta sempre più seguito e sempre più apprezzato. Si chiama ‘Racconti in tempo di peste’ e si tratta di una vera e propria stagione web da seguire collegandosi su una a scelta di queste tre piattaforme:

In questo modo, si potrà fruire di inedite proposte culturali, realizzate appositamente per questa iniziativa, che siano un dono per il presente e un viatico per il futuro. “Si va in scena ogni giorno da mezzogiorno in punto con una storia, un racconto, una poesia dedicati a tutti noi – affermano gli ideatori del progetto, che si avvale inoltre delle professionalità di Lucia Lombardo (produzione e comunicazione), Caterina Mariani (organizzazione) ed Eliana Quattrini (ufficio stampa, nonché profonda conoscitrice dell’ambiente teatrale come giornalista) – Questo è l’appuntamento sul web, nel luogo contemporaneo dell’incontro, del pensiero e dell’emozione”.

La ‘stagione’ è iniziata lunedì scorso e proseguirà per cento giorni, tutte le volte alle ore 12 (ma la ‘puntata’ quotidiana resterà ovviamente online, a costituire una sorta di archivio).

Tra gli artisti e gli intellettuali che hanno aderito al progetto figurano Paolo Graziosi, Maddalena Crippa, Ermanno Bencivenga, Piergiorgio Odifreddi, Gabriella Greison, Giuseppe Cederna, Elisabetta Arosio, Michele Sganga, Luigi Marinelli, Massimo Minella.

“È proprio una sorta di ‘Decameron’ contemporaneo. Non teatro in gabbia, in cattività – spiegano Sergio Maifredi, direttore artistico di Teatro Pubblico Ligure e Corrado d’Elia, fondatore della Compagnia Corrado d’Elia – ma racconti nati qui e ora per noi, per voi. Donati da artisti, scrittori, giornalisti, poeti, musicisti. Perché l’arte, la parola, la musica è ciò che ci fa sentire insieme oltre la paura. Consideriamo questo attuale un tempo vuoto da riempire di straordinario, di tutto ciò che nella quotidiana fretta poteva apparire inutile”.

L’idea di Maifredi e D’Elia, due artisti che da tempo utilizzano il web in maniera piuttosto consueta anche a livello organizzativo, visto che le rispettive compagnie e i vari collaboratori sono spesso disseminati in ogni parte della penisola, è risultata non solo particolarmente gradita, ma anche assolutamente preziosa, anche perché praticamente unica, in questo momento di teatri chiusi, di attività culturali costrette alla sospensione, di spettacoli annullati o rimandati a data da destinarsi: “Con questo progetto, invece, noi vogliamo ribadire il ruolo fondamentale di arte e cultura come mezzo di reazione al presente e di costruzione del futuro. Non c’è dubbio che il nostro settore sia tra quelli che più risentirà, anche in termini economici, di questo stop forzato delle rappresentazioni dal vivo, ma con questo lavoro vogliamo dare comunque un segnale: quello che noi ci siamo e che continuiamo ad assolvere alla nostra funzione, che è soprattutto quella civile e della promozione culturale”.

Secondo Maifredi e D’Elia, “lo spettacolo dal vivo è, più delle altre arti, incontro, scambio, partecipazione, atto poetico che unisce, avvicina e annulla le distanze. Ed è proprio nella sua continua tensione verso il contatto umano che sta la sua forza vitale e rigeneratrice. È dunque soprattutto in questo momento di crisi che la natura stessa dell’atto teatrale e del nostro essere uomini di teatro che ci spinge a trovare nuove soluzioni, nuovi percorsi che non si arrendano, e anzi ci spingano a reagire, creando nuove forme di incontro, nuovi luoghi e nuove occasioni. Per restare vivi culturalmente e spiritualmente. Per non sommare al danno economico, che inevitabilmente ci troviamo a fronteggiare, un più grave danno culturale. Come nel ‘Decameron’, l’allegra brigata di dieci fra uomini e donne fecero dell’isolamento necessario un momento vivo di racconto e di umanità in attesa della rinascita del mondo reale, in cui sono l’arte, la letteratura, la poesia a ricreare la vita, a sconfiggere la paura e in definitiva la peste stessa, così vogliamo oggi un luogo virtuale accessibile a tutti. Con questo spirito è nato un luogo virtuale dove darsi appuntamento ogni giorno, per proseguire a raccontare e ad ascoltare storie”.

Lunedì ha ‘aperto le danze’ Gabriella Greison, conosciuta al grande pubblico come attrice, scrittrice e divulgatrice scientifica (nella foto in alto), mentre martedì è stata la volta di Giuseppe Cederna, che ha letto un brano dallo scrittore americano Raymond Carver, direttamente dal monte Soratte, lungo la valle del Tevere, dov’era in cammino quando ha registrato il video. Mercoledì, quindi, spazio a Paolo Graziosi, che ha interpretato ‘Io vulesse truvà pace’ di Eduardo De Filippo.

“L’altro aspetto affascinante – osserva Sergio Maifredi – è esattamente questo: il fatto che i nostri ‘contributors’ registrino i loro lavori o dai loro luoghi del cuore o dalle loro abitazioni private. Così abbiamo anche la possibilità di entrare, ancor di più, in intimità con queste persone, che si rappresentano usando per scena il loro quotidiano”.

‘Racconti in tempo di peste’ ha già coinvolto seimila persone, ma non c’è dubbio che questi numeri continueranno a crescere. E in fondo è bello pensare che un episodio del Trecento possa verificarsi di nuovo anche oggi, con le stesse ansie, le stesse paure ma anche la stessa fiducia che tutto, alla fine, andrà per il meglio.

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