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Paura e coraggio in tempi di Coronavirus

da Alberto Bruzzone

di ANTONIO GOZZI

“Un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio si alzò e andò ad aprire e vide che non c’era nessuno” (Martin Luther King).

La situazione nella quale ci troviamo, con tutte le sue incertezze sanitarie ed economiche, ci spinge a riflettere su paura e coraggio in tempi di Coronavirus.

La frase di Martin Luther King è uno straordinario e visionario messaggio di fiducia e ottimismo, così forte che ci si chiede se sia applicabile all’oggi.

Il rischio è che se, con coraggio, apro la porta scopro che non è vero che non c’è nessuno: c’è il male che dobbiamo fronteggiare. Per rimanere sul messaggio biblico e cristiano mi piace di più pensare al sacramento del battesimo, il più forte e potente esorcismo conosciuto nella nostra cultura.

Con quell’atto i cristiani provano a liberare i bambini appena nati “dal potere delle tenebre” che esiste ed è forte ma può essere sconfitto.

Nella battaglia senza tregua al male gli uomini di buona volontà agiscono con coraggio. Ciò non significa che la paura non esiste, anzi. Le donne e gli uomini coraggiosi sono quelli capaci di controllare la paura e di agire nonostante questa, aiutando il prossimo, esponendosi, rischiando al limite la loro vita per gli altri e per un valore superiore.

È ciò che fanno da settimane medici, paramedici, infermieri negli ospedali italiani ed in particolare in quelli delle regioni del Nord più colpite dalla diffusione del virus.

Turni massacranti, rischio contagio, impossibilità di vedere i propri familiari sono la condizione normale di decine di migliaia di operatori sanitari che appaiono oggi i veri eroi di questa guerra.

Ciò che impressiona è la tenuta e l’omogeneità dei comportamenti di queste persone: non ci sono disertori, non c’è nessuno che si tiri indietro o scarichi le sue responsabilità sugli altri, sul governo o su chicchessia. Stanno operando tutti con coraggio e enorme sacrificio per fronteggiare il male e salvare il maggior numero di vite umane. Agiscono con professionalità e competenza, mantengono un profilo di razionalità alto dicendo le cose come sono, anche nella loro gravità, senza alimentare allarmismi inutili e fobie.

Razionalità, competenza, responsabilità sono le cifre del loro coraggio. Alla faccia degli idioti, e sono molti, che negli ultimi anni hanno sostenuto che le competenze non sono necessarie, che uno vale uno, che i vaccini sono veleni prodotti dalle multinazionali.

Questi idioti sono probabilmente buona parte di quelli che oggi non rispettano le misure anticontagio e che hanno continuato ad assembrare locali e discoteche fino al momento in cui queste attività sono state chiuse dal Governo. Comportamenti gravi e pericolosi dettati non dal coraggio ma dalla stupidità e dall’incoscienza di chi non tiene alla propria vita ma soprattutto a quella degli altri. Moltissimi sono giovani e pericolosi agenti asintomatici della diffusione del virus.

Coraggio ci vuole anche per decidere in tema di attività economiche. Per ora si può circolare per comprovate necessità lavorative (in pratica si può raggiungere il proprio luogo di lavoro). Ciò ha consentito, almeno finora, di tenere aperte la maggior parte delle attività industriali, commerciali e di servizio.

Negli ultimi giorni, soprattutto in Lombardia, a causa della drammatica situazione dei contagi e degli ospedali molti, a partire dal Governatore Fontana, parlano di chiudere tutto (eccezion fatta per farmacie e negozi di alimentari).

La scelta è difficile. Da una parte si pensa che senza misure durissime (tipo quelle cinesi nella provincia di Wuhan che hanno dato buoni risultati con una sostanziale riduzione del contagio) non si riuscirà a sconfiggere il virus e i decessi aumenteranno esponenzialmente non solo tra gli anziani. Dall’altra c’è chi teme che la chiusura di tutte le attività economiche, specie a nord dove è prodotta la maggior parte del PIL italiano, porti il paese al collasso con un rischio alto di default del debito pubblico.

Il tema vero è che, in molti casi, la chiusura delle attività non è una scelta ma un conclamato stato di necessità perché gli approvvigionamenti si fanno sempre più difficili e gli operai si rifiutano di rimanere sul luogo di lavoro nonostante tutte le misure di protezione adottate.

Anche in questo contesto la decisione è difficile e coraggiosa al tempo stesso e deve tenere conto della specificità delle varie situazioni. Probabilmente in molti casi (penso in particolare a Bergamo e Brescia dove la situazione è al limite della perdita di controllo) bisognerà prendere misure durissime confidando che queste riducano drasticamente il contagio consentendo alle attività economiche di ripartire al più presto.

Ancora una volta scegliere la strada giusta richiede lucidità e coraggio. Ancora una volta, molto spesso, i decisori sono soli con se stessi e combattono la battaglia contro le tenebre cercando di dominare la paura, convinti che il male può essere sconfitto. Alcuni di loro ricordano la preghiera più diffusa nella cristianità “…liberaci dal male…” e anche nei momenti più bui e difficili ne traggono conforto.

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