Home SportNuoto Piscina di Sestri Levante: l’operazione salvataggio di My Sport

Piscina di Sestri Levante: l’operazione salvataggio di My Sport

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

Tutto il potere agli sportivi. Niente collettivi maoisti, solo un’associazione che gestisce impianti composta da persone che detti impianti li conoscono come l’interno delle loro tasche, perché ci hanno gareggiato, allenato, tifato, in una parola vissuto. Manager che erano campioni nelle loro discipline, non manager che si credono campioni e che pensano di poter dire anche la loro in un mondo che hanno osservato sempre e solo da fuori.

My Sport è l’eccezione che conferma la regola. Quando monopolio non ha una connotazione negativa, anzi è una garanzia perché ha raggruppato otto società di nuoto genovesi sotto una sigla che ha prima infuso nuova vita al languente complesso natatorio di La Sciorba, il più moderno e il più problematico degli impianti genovesi, e da lì in soli sette anni ha spiccato il volo, prendendo sotto la sua ala altre sei piscine nell’area metropolitana, dal Lago Figoi a Pontedecimo, passando per Rivarolo e Sestri Ponente. Da due mesi è sbarcata pure nel Levante correndo in soccorso della piscina comunale di Sestri Levante dopo che l’amministrazione comunale aveva risolto il contratto con il gestore.

I prodigi del consorzio My Sport si spiegano facile: lavoro, serietà, capacità di pianificare, rispetto scrupoloso dei patti, abilità nell’innovare. Qualità e serietà che hanno permesso prima di mantenere le posizioni, poi di espandersi facendo leva sui risultati precedenti: il classico effetto valanga che i manuali di economia aziendale associano alle imprese che hanno una insopprimibile tendenza a crescere.

Oramai My Sport non ha bisogno di presentazioni né di farsi eccessiva pubblicità; sono i risultati a parlare per lei. D’altronde quando si mettono a dirigere gli impianti uomini di sport, quelli che hanno una carriera agonistica prima e dirigenziale dopo che parla a loro favore, i risultati non possono essere diversi. Solo per fare i tre nomi di vertice: Enzo Barlocco, presidente di My Sport, Luca Carlassare direttore degli impianti di La Sciorba, e Massimo ‘Mamo’ Fondelli, amministratore unico di My Sport. Sono stati campioni in acqua prima e lo sono stati dopo nella vita di tutti giorni, distinguendosi dai loro compagni di un tempo per la capacità di ragionare e una cultura non limitata al recinto delle loro specialità.

Lo ‘sbarco’ a Sestri Levante potrebbe essere visto come una sorta di invasione da parte dei ‘genovesi’ – scabroso tema che in tempi non troppo distanti avrebbe suscitato rivalità, divisioni, in una parola gelosie. In questo caso nessuno ha potuto obiettare molto: si è trattato chiaramente di un’operazione di soccorso che è scattata grazie al fatto che nel gruppo dirigente di My Sport vi è un’anima levantina.

Fondelli è un camoglino inside, Enzo Barlocco tra Recco, Chiavari e Lavagna ha trascorso una parte non trascurabile e non priva di successi della sua carriera di atleta e tecnico. È stata proprio questa conoscenza del territorio a farli decidere per l’intervento. La piscina di Sestri Levante si è trovata senza copertura (finanziaria e organizzativa) proprio nel bel mezzo della stagione agonistica e commerciale, un momento delicatissimo, con il programma gare già avviato, con tutti i contratti in essere, le centinaia di abbonamenti sottoscritti dagli allievi dei corsi nuoto e ginnastica acquatica da onorare.

Massimo Fondelli guarda indietro e quasi rabbrividisce. “Se avessimo ragionato in termini puramente finanziari, non avremmo dovuto neppure prendere in considerazione una simile operazione. Subentrare in corso d’opera, doverlo tenere aperto per 4 mesi e poi restituirlo al proprietario, ossia al Comune che deve indire una nuova gara di appalto per scegliere il gestore. I margini perché l’investimento sia produttivo sono minimi, potrei dire nulli. Però ci siamo detti che era un delitto che un simile impianto, che, nonostante i contrattempi dell’ultimo periodo, è funzionale e accoglie giornalmente centinaia di agonisti e praticanti e amatori, sarebbe stato un vero delitto. Abbiamo usato l’esperienza accumulata nella gestione delle altre piscine per riuscire a salvare la capra, ossia non svenarci, e i cavoli, ossia garantire l’apertura sino al termine fissato senza aggravi per l’utenza e garantendo il posto agli addetti all’impianto. Direi che sotto questo aspetto la missione è stata compiuta”.

È chiaro che My Sport ha aggiunto un altro cartiglio al suo biglietto da visita. Con simili referenze verrebbe spontaneo indicarla come erede di se stessa, e che venisse confermata anche per i prossimi anni. “Ci abbiamo pensato, stiamo facendo le nostre valutazioni sull’impianto. Penso che parteciperemo alla gara per la gestione, anche se non è affatto detto che si riesca a vincerla. Se ce la facciamo bene, abbiamo progetti da realizzare anche nella Bimare, piani che con più tempo e un maggiore orizzonte davanti, potrebbero suonare interessanti. In caso contrario avremo avuto la soddisfazione di aver contribuito a ‘salvare’ la piscina”.

È nello stile di ‘Mamo’ – un amministratore d’acciaio quando si tratta di agire quanto gentilissimo nel proporsi – non dare niente per scontato. “Un po’ di sano scetticismo ligure è sempre consigliato. Nel 2013 quando iniziammo l’avventura c’era in giro la convinzione che ci saremmo schiantati. Dicevano ‘otto società che si mettono assieme per gestire l’impianto più grande e complicato di Genova. Non riusciranno neppure a mettersi d’accordo sul colore delle porte!!!’. In questi giorni festeggiamo il settennato lanciando una serie di iniziative d’avanguardia. La miglior risposta alle parole in libertà sono i fatti”.

Ha ragione. Quando si passa al concreto, i numeri della Sciorba sono impressionanti. Nel settenato investiti oltre 4 milioni per lavori di ammodernamento e attività di manutenzione. Sistema modernissimo per il risparmio energetico, negozi all’interno, dal ‘Pro Shop’ a marchio Jaked, al rinnovato Bistrot aperto tutto l’anno; per coprire anche l’estate in città i giochi gonfiabili ‘Wi Bit’, senza dimenticare l’acquisto di attrezzature che rendono più accessibile la vasca per le persone affette da disabilità.

“Stiamo parlando di vasche coperte e scoperte che viaggiano alla media di 1000 frequentatori giornalieri undici mesi su dodici. Ospitiamo oltre 140 eventi all’anno, dei quali due organizzati direttamente da My Sport, il Trofeo Nico Sapio e i Campionati Italiani di Sincro Propaganda, e gli altri dalle Federazioni e dalle società sportive per cui My Sport mette a disposizione i propri servizi”.

Una Scuola Nuoto, il My Sport Village, all’interno del quale spiccano un centro estivo e progetti culturali come Mens Sana e dedicati ai più piccoli come Acquastorie. Tra le attività diverse da quelle di base (nuoto, pallanuoto, sincro) ci sono fisioterapia e osteopatia, individuale o di gruppo, in piscina o a secco; l’indoor cycling; corsi fitness comprendenti Acquastep, AcquaBike, Gym alta e Gym bassa, Acquabalance, Acquakick, Acqua-circuit, Acqua-flap, Cross-training e tapis. “Introiti importanti che ci garantiscono la creazione e la conduzione di programmi come Special Olympics per le persone disabili o con disagi particolari. Facciamo quadrare i conti e allo stesso tempo creiamo un cerchio di inclusione, nessuno da noi resta indietro”, conclude Massimo ‘Mamo’ Fondelli, Ceo di Mysport, uno che campione lo era e lo è rimasto.

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