Home Attualità Matteo Campodonico non ha dubbi: “Grazie alla vendita, WyScout diventerà ancora più importante”

Matteo Campodonico non ha dubbi: “Grazie alla vendita, WyScout diventerà ancora più importante”

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

“Sono stato uno startupper, ma oggi mi sento un imprenditore a tutti gli effetti, sia nel campo dell’innovazione tecnologica che nel business più tradizionale, in particolar modo legato al turismo”.

Matteo Campodonico è sicuramente uno che ce l’ha fatta: ha avuto l’intuizione, è stato in grado di svilupparla, ci ha lavorato giorno e notte, ha incontrato soci altrettanto in gamba e investitori capaci di guardare lontano: ed è così che, nel giro di pochi anni, WyScout è diventata un punto di riferimento mondiale per l’analisi, i video e le statistiche dei calciatori, il tutto senza mai andar via da Chiavari, il luogo dove tutto è nato, il luogo dove tutto potrebbe pure ripetersi, se è vero – com’è vero – che tante altre realtà di successo stanno prendendo campo all’interno dell’incubatore Wylab di via Davide Gagliardo.

Quella di WyScout è un’epopea raccontata ormai centinaia di volte, ma sempre di indubbio fascino: tre ragazzi che si presentano con una videocassetta all’allenatore del Genoa, Serse Cosmi, i primi complimenti ricevuti, l’incoraggiamento ad andare avanti, l’incontro con Antonio Gozzi che decide di appoggiare il progetto. E poi la crescita esponenziale, sino alla notizia più dirompente di tutte, la scorsa estate: il colosso americano Hudl acquisisce l’azienda chiavarese per diverse decine di milioni di euro, facendo segnare la più importante exit nella storia delle startup in Italia.

Sono passati otto mesi, Matteo Campodonico e i suoi soci forse devono ancora realizzare appieno quanto accaduto, anche perché tutto è accaduto alla velocità della luce. “Ma più passa il tempo – afferma il fondatore di WyScout – e più mi rendo conto di aver fatto la scelta giusta”.

Perché?
“Quando Hudl ci ha contattato, una delle condizioni poste era l’acquisto del 100% di WyScout. Non volevano soci di minoranza, volevano tutta la società. A queste condizioni, era abbastanza chiaro che l’amministratore delegato sarebbe stato uno solo, e non potevo certo essere io. Così ho deciso di fare il passo indietro, ma questo passo indietro, ne sono convinto, ha permesso e permetterà a WyScout di diventare ancora più importante”.

Lei però è rimasto in società.
“L’accordo prevede che io per i prossimi tre anni continui a occuparmi dell’azienda, attraverso un’attività di consulenza e in particolare nello sviluppo dei rapporti internazionali. All’inizio, nessuno di noi avrebbe mai pensato di vendere tutto. Ma è anche vero che per mantenere alto il livello di WyScout servivano costanti investimenti. Noi abbiamo sempre puntato alla crescita, ma per crescere sono necessarie, via via, sempre maggiori risorse. Inizialmente, avevamo pensato di stringere accordi con dei fondi partner, oppure di farci quotare alla Aim, il mercato di Borsa Italiana dedicato alle piccole e medie imprese. Poi, si sono presentati gli americani di Hudl, che erano molto interessati alla nostra tecnologia, avendola già potuta sviluppare per numerosi altri sport”.

Difficile prendere queste decisioni?
“Molto difficile. Noi WyScout l’avevamo fondata, era una nostra creatura. Ma a un certo punto ci siamo resi conto che, di fronte a questo rinnovato scenario, non sarebbe sopravvissuta. Gli americani avevano e hanno enormi disponibilità economiche: se non avessero stretto l’accordo con noi, sarebbero certamente andati dai nostri concorrenti russi o inglesi. Nel giro di un anno, ci saremmo ritrovati a dover combattere contro un colosso, noi da soli contro tutti. Invece, facendo così, abbiamo mantenuto i posti di lavoro, la sede a Chiavari, il marchio e abbiamo dato futuro all’azienda. È stata una scelta razionale, l’unica giusta da fare”.

Una delle condizioni poste, è stato appunto il mantenere la sede a Chiavari.
“Sì, e su questo ci sono delle novità. Ci eravamo allargati tanto che, a un certo punto, WyScout a Chiavari aveva quattro uffici, in quattro posti differenti. Adesso, anche in accordo con Hudl, accorperemo tutto, in una bellissima sede di oltre mille metri quadrati sul lungomare di Chiavari. Faremo qui il nostro quartier generale, e per noi il fatto che WyScout rimanga a Chiavari è sicuramente l’aspetto più importante, oltre naturalmente al mantenimento dei posti di lavoro. Con questi ragazzi ci siamo trovati bene sin da subito, anche perché i percorsi di WyScout e di Hudl sono molto simili: anche loro arrivano da una città medio piccola, Lincoln in Nebraska, anche loro hanno iniziato dal nulla, anche loro avevano, e hanno, la stessa nostra ‘fame’. Sarà una bellissima seconda vita, per la nostra WyScout”.

E Matteo Campodonico, che cosa farà?
“Intanto, per tre anni sono ancora impegnato con WyScout, quindi non è che mi rimanga molto altro tempo a disposizione. Ora, comunque, mi sento un imprenditore, e mi è piaciuta questa idea di investire nel turismo, specie quello legato al lusso. Per questo ho aperto l’hotel de charme Villa Riviera, sulla collina di Santa Giulia sopra Lavagna, ma anche lo stabilimento balneare La Spiaggetta a Chiavari. Sono le mie due attuali attività, che impiegano circa trenta persone: una decina a Villa Riviera e venti alla Spiaggetta, durante i mesi estivi. Io credo che ci sia molto margine anche nei business più tradizionali, come appunto quello legato al turismo. In fondo, poi, pure qui c’è la possibilità di innovare e di portare nuove idee, come stiamo cercando di fare a Villa Riviera. Fare impresa è affascinante, questo è oggi il mio mestiere”.

E la tecnologia?
“Non faccio il ‘business angel’, per scelta mia e anche perché servirebbero capitali troppo grandi. Ma, specie nel polo di Wylab, dò volentieri una mano a chiunque me la chieda. L’aiuto, nel mondo delle startup, non è soltanto economico, ma è molto anche in termini di esperienza. Nei ragazzi di oggi vedo molte delle difficoltà che avevamo avuto noi, ma vedo pure le stesse ambizioni, lo stesso spirito di sacrificio”.

Anche lei è orientato a reinvestire sul territorio dove è nato?
“Sì, questa visione che mi ha trasmesso Antonio Gozzi è molto bella e la condivido. Questo è il territorio dove sono nato e dove sono cresciuto ed è bella l’idea di un Tigullio che si muove e che cresce, specie nel campo del turismo di eccellenza, per restare nel mio settore attuale. C’è spazio, anche perché le bellezze naturali le abbiamo. Il resto lo possiamo aggiungere noi”.

E le startup?
“Io sono sempre contento, quando entro a Wylab. Tre anni fa non c’era praticamente nulla. Oggi ci sono cinque aziende che danno un posto di lavoro a cinquanta persone e che stanno iniziando a diventare veramente importanti. SportClubby funziona molto bene ed è in rapida crescita, Wesii è ormai una vera e propria azienda. La vera scommessa attuale è Tecne: di fronte c’è un business incredibile, a livello mondiale. Far mettere il guantone tecnologico a tutte le persone che fanno sport da combattimento: è una sfida affascinante. Quanto a Noisefeed, è un mercato un po’ più di nicchia, ma l’idea è buona, il lavoro altrettanto e la cosa sta in piedi. Il problema delle startup è che devono trovare un mercato tutto loro. Ma quando iniziano a fare ricavi, vuol dire che vanno bene e che hanno trovato la loro dimensione. Che possono, in una parola, diventare aziende”.

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