Home SportPallanuoto Pallanuoto: le finali di Champions a Punta Sant’Anna

Pallanuoto: le finali di Champions a Punta Sant’Anna

da Alberto Bruzzone

La pallanuoto nei luoghi e nelle ore da pallanuoto. La Pro Recco nella scia delle famose trasposizioni in tempo e posti reali delle opere liriche. Per ridare visibilità e apprezzamento a uno sport in drammatico calo di attenzione e consenso, l’unica via pare essere il ritorno alle origini, far rivivere i tempi eroici di quando si giocava all’aperto, in posti dove la gente conosceva e apprezzava quanto accadeva in acqua perché sin da bambini avevano praticato la pallanuoto o almeno seguito e amato i colori della squadra che rappresentava un paese, una città, una zona, una regione.

La società più titolata d’Italia vuole organizzare la fase finale della Coppa Campioni 2020 a inizio giugno nella piscina di Punta Sant’Anna, il santuario dei suoi primi e il palcoscenico dei più esaltanti trionfi. Sarà uno spettacolo sportivo e allo stesso tempo l’affermazione di una ritrovata dignità, del ritorno ad una casa per troppo tempo (e non per sua colpa) abbandonata.

La Champions League davanti al mare, nel cuore del Golfo Paradiso in uno spettacolo che mischierà il mare e l’acqua clorata della vasca voluta e costruita grazie a una colletta popolare dal sindaco Antonio Ferro, l’uomo al quale è stata intitolata.

Il 5 giugno inizierà la caccia al trofeo continentale che da un quadriennio sfugge al super squadrone biancoceleste. Vincerlo significherebbe diventare la società più titolata al mondo senza possibilità di contestazione. Certo, il partito dei prudenti ha ottime motivazioni per suggerire di non cantare vittoria troppo presto. La particolare situazione dell’impianto, dato in gestione alla Pro Recco dal Comune, che a sua volta deve fare i conti con il proprietario del terreno, il Demanio, in un intreccio ‘pericoloso’ (conoscendo le pastoie burocratiche che avviluppano i rapporti tra le branche dell’amministrazione statale e locale), suggerisce di andarci cauti. Teniamo le dita incrociate e confidiamo che la scommessa del presidente Maurizio Felugo e dei suoi collaboratori – certamente ispirata e sostenuta dal patron Gabriele Volpi – vada a buon fine: sarebbe importante non solo per la Pro Recco Waterpolo 1913, non solo per la città di Recco ma anche per l’intero movimento. Le calottine hanno bisogno di riemergere in una vasca che è stata il brodo di cultura per generazioni e generazioni di fenomeni. Da dieci anni non si gioca una partita ufficiale, di campionato o di coppa a Punta Sant’Anna. I tentativi per risolvere i vari contenziosi amministrativi, i progetti preparati dalla società per restaurare e ampliare l’impianto sono se non naufragati, rimasti impelagati in un mare di distinguo e supplementi di riflessione…

In queste ultime stagioni c’è voluta tutta la fantasia manageriale del presidente Felugo per sopperire a questo lutto. Per quella in corso ha deciso di tentare l’all in, potenziando l’esperimento che gli ha consentito di toccare piazze periferiche per la pallanuoto e di conquistare la diretta televisiva grazie a un accordo capolavoro con Sky. Per l’edizione 2019-20 ha pensato di portare la Champions League di nuovo in giro per l’Italia durante la fase a gironi e poi tornare a casa, quella vera, per la Final Eight. Organizzare la tre giorni finale a Recco.

Si badi bene: Punta Sant’Anna mai ha ospitato una finale di Champions League nella sua sessantennale storia. Felugo a dicembre ha fatto la mossa di apertura. Ha organizzato il sopralluogo a Recco di Marco Birri(Operations Manager Len) e Gianni Lonzi (presidente commissione tecnica Len). A fine gennaio la Len dato l’ok formale al progetto del club biancoceleste, che nel frattempo era stato perfettamente definito in ogni particolare: verranno montate tre tribune nei tre lati liberi per una capienza di circa 2.600 spettatori; la gradinata esistente non ospiterà il pubblico, ma solo la giuria, il resto dei gradoni saranno coperti da una scenografia che renderà ancora più suggestivo il resto del ‘teatro’ acquatico.

La società ha una soluzione per i problemi, non piccoli, che l’organizzazione di un simile evento comporta: spogliatoi in strutture prefabbricate sotto le gradinate, diritti per le riprese televisive affidati al media partner Sky Sport. Le partite saranno distanziate di due ore, in modo che le squadre possano riscaldarsi nella piscina di gara.

Il costo dei lavori sarà a carico del club organizzatore, una spesa non indifferente. Imponenti soprattutto gli interventi sull’impianto di riscaldamento dell’acqua. Si tenga presente che viene usata solo nei mesi estivi dal Pro Recco Summer, i corsi di pallanuoto del settore giovanile biancoceleste; dai clienti dello stabilimento annesso; per pochi giorni dalla prima squadra quando inizia la preparazione.

Era necessaria ed è giunta senza esitazioni la massima collaborazione dal Comune di Recco per tutti gli aspetti logistici – aree parcheggio, viabilità – per un evento della durata di tre giorni (5-7 giugno) che porterà sul territorio decine migliaia di persone tra tifosi, atleti, addetti ai lavori, giornalisti. La capienza dell’impianto sarà portata a 2600 spettatori. Arriveranno dalla Grecia e dall’Ungheria, dalla Spagna e dalla Croazia. I ‘malati’ di waterpolo – parrà strano ma sparsi per la nostra regione ce ne sono ancora parecchi – contano i giorni che li separano dalla finalissima. I tifosi recchelini, quelli che da dieci anni aspettano il ritorno a casa dello squadrone che tremare il mondo fa, sono al settimo cielo. E tutti hanno la sensazione che vada come vada in acqua, a bordo vasca la Pro Recco avrà vinto. Mettere la nona Coppa Campioni in bacheca sarebbe importante, lo è ancora di più lanciare un segnale di riscossa per uno sport che da tanti, troppi anni languisce all’interno di quelle che per quanto organizzate e moderne, appaiono ai veri intenditori solamente serre per calottine abbacchiate.

(d.s.)

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