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Il Club Alpino di Chiavari e quelle trenette al pesto a tremila metri di altezza

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

La passione per la montagna, sin dal 1955, a Chiavari ha un punto di riferimento solido, eccellente, culturalmente e socialmente prezioso e con numeri costantemente in crescita: la sezione cittadina del Club Alpino Italiano, una delle realtà più importanti e storiche della città, non solo per la quantità di soci che raduna, ma anche per il livello e la ricchezza delle manifestazioni e delle iniziative proposte di anno in anno.

Cai Chiavari significa un po’ di tutto: amore per l’alpinismo, anche quello di tipo semiprofessionale, divulgazione, cura e tutela dei sentieri e dei rifugi, supporto agli enti locali, formazione delle nuove generazioni: davvero un centro attivissimo, quello che ha sede nei locali di via Capitano Renato Orsi, che sono aperti tutti i giorni e dove, oltre a una bella e attrezzata sala riunioni, è sempre a disposizione una fornita biblioteca, ovviamente con titoli quasi tutti dedicati alla montagna e all’alpinismo.

A raccontare l’epopea di questo club, che è uno dei principali in tutta la Liguria e che ha dato, nel passato recente come in quello prossimo, nomi assai importanti all’alpinismo italiano – uno fra tutti Remo Terranova, oltre a quell’Alberto Bozzo a cui la sezione è intitolata – è il presidente Marco Lanata, confermato alla guida della sezione anche per il triennio 2019/2021, dopo aver completato il primo mandato tra il 2017 e il 2019 ed aver, ancor prima, ricoperto i ruoli di segretario e tesoriere.

Cai Chiavari significa qualcosa come ottocento iscritti, decine di eventi e gite organizzati ogni anno, la gestione, nei mesi di luglio e di agosto, del Rifugio Chiarella all’Amianthe in Valle d’Aosta e tanti interessanti e ambiziosi progetti per il futuro, in grado di coinvolgere pure gli studenti delle scuole e di realizzare, per la prima volta, una rete tra i vari club alpini liguri, all’insegna di una fattiva collaborazione.

“Partiamo dal fatto – spiega Lanata – che siamo molto solidi e, negli anni passati, abbiamo voluto mettere le basi anche per il domani, acquistando i locali pressi cui abbiamo la nostra sede. Per noi è stato un investimento importante, un vero e proprio sacrificio, ma lo abbiamo fatto anche per ribadire che ci siamo, ci saremo e che vogliamo andare avanti. Il tesseramento ci ha sempre dato ragione, sinora: accanto al nucleo di soci ‘storici’, ci sono costantemente molti nuovi iscritti, il passaggio generazionale sta avvenendo. È vero che in sede si vedono sempre i soliti volti, ma al di fuori siamo parecchi, e questo secondo me è il dato che veramente conta”.

Oltre a Chiavari, il Cai cittadino raccoglie iscritti da Recco, da Zoagli, da Carasco e da tutti quei comuni costieri sino alla Spezia, comprese le Cinque Terre, oltre a buona parte delle vallate. Un’altra sezione è poi operativa a Rapallo.

“In tutto in Liguria – prosegue Lanata – ci sono sedici sezioni, di cui quattro soltanto a Genova. Questo per dire che il Club Alpino Italiano è ben ramificato, anche se un po’ tutto il mondo del volontariato, specie di questi ultimi tempi, sta subendo una fase di contrazione”.

Ogni club fa parte della ‘rete’ nazionale, ma a livello di statuto ha una sua propria autonomia. Così è anche per quello di Chiavari. “I soci, come noto, hanno particolari vantaggi, tra cui la copertura assicurativa, il soccorso alpino e tariffe agevolate nei rifugi che sono gestiti direttamente dal Cai. Noi cerchiamo di vivere la montagna a trecentosessanta gradi, e ci diamo da fare in moltissime attività. Siamo un ente di diritto privato, ma abbiamo stretto rapporti di collaborazione con moltissimi comuni, ad esempio per la valorizzazione della sentieristica, per la cura e la tutela del Parco dell’Aveto e per la gestione dei rifugi, che sono uno dei nostri obblighi istituzionali”.

Ad ogni club, spetta la gestione di un rifugio alpino: quello affidato al Cai Chiavari è il Rifugio Chiarella all’Amianthe in Valle d’Aosta, che si trova a 2979 metri di altitudine e funge da base per le ascensioni al Grand Combin, alla Grande Tête e alla Tête Blanche.

Costruito dalla sezione di Chiavari del Cai nel 1975/76, si affianca alla vecchia capanna eretta dalla sezione di Torino nel 1912. Il rifugio internamente si compone di ingresso, soggiorno, cucina, di due camere di cui una per il custode, dispensa e al piano superiore un ampio locale con venti comode cuccette. La vecchia capanna, in un unico ambiente, assolve anche alla funzione di locale invernale. Normalmente, chi desidera raggiungere il rifugio, deve partire dall’abitato di Glacier, dove termina la strada carrozzabile.

“Noi – spiega Marco Lanata – lo gestiamo per due mesi e mezzo, in estate, dandoci il turno tra soci. I rifornimenti principali arrivano a inizio stagione attraverso l’elicottero, poi, di volta in volta, li portano i soci che salgono settimanalmente, con i loro zaini. La nostra particolarità? Serviamo piatti di trenette al pesto, a tremila metri di altitudine e di fronte a uno scenario alpino incantato. In questo, direi che siamo unici”.

Ma non è, ovviamente, quella ad alta quota l’unica attività del Cai Chiavari. Scendendo ‘a valle’, ecco l’imponente lavoro che si svolge presso la sede di via Capitano Orsi. Qui, vengono organizzate le gite sociali, le settimane bianche e le escursioni, specialmente nella zona: “In inverno – dice Lanata – cerchiamo di stare nelle vicinanze, per questioni di durata minore delle giornate. In estate, invece, ci spingiamo anche un po’ più in là, con gite pure di alcuni giorni e notti in rifugio. Ci sono proposte per camminatori più esperti, ma anche proposte più ‘morbide’: cerchiamo insomma di coinvolgere ogni fascia di età e ogni livello di preparazione”.

L’altra gestione, per quanto non diretta ma affidata a un ente terzo, è quella del Rifugio Antonio Devoto, all’interno del Parco dell’Aveto, presso il Passo del Bocco. Poi, c’è tutta la parte relativa alla formazione, che viene portata avanti anche presso gli istituti scolastici: “Ai ragazzi insegniamo a prepararsi per le uscite montane, e spieghiamo i comportamenti da tenere di volta in volta sul territorio. Mantenere in ordine i sentieri è una delle missioni principali. In questo senso, abbiamo avviato una bellissima collaborazione con il progetto ‘Sentieri a Levante’, che interessa la zona di Sestri Levante e del quale siamo capofila”.

La parte degli incontri vede, di volta in volta, ospiti di prestigio arrivare a Chiavari: parlano delle loro imprese, mostrano fotografie e filmati, coinvolgono gli spettatori, tengono viva la passione per la montagna, e lo spirito di gruppo. “In questo, ci avvaliamo, quando gli eventi sono di grande richiamo, anche della collaborazione con il Comune di Chiavari, che ci concede di volta in volta gli spazi ‘pubblici’ dell’Auditorium della Filarmonica o dell’Auditorium San Francesco. Il calendario delle nostre iniziative, che sono aperte a tutti e non soltanto ai soci, è sempre consultabile sul nostro sito Internet, www.caichiavari.it, oppure sulla nostra pagina Facebook. L’anno scorso, ad esempio, ha avuto particolare successo la nostra palestra mobile di arrampicata. Ce le studiamo tutte, ma veramente tutte, per coinvolgere la cittadinanza”.

Un progetto, in particolare, sta molto a cuore a Marco Lanata: “Io ho sempre puntato a creare una rete tra i vari Cai liguri, con il comune obiettivo della formazione. Finalmente, ci siamo riusciti: e ora i Cai di Chiavari, Rapallo, La Spezia e Sarzana hanno creato una scuola unica di escursionismo e di arrampicata, con corsi che si tengono presso le varie sedi”.

Spargere il ‘verbo’ del Cai: un modo per tenere in vita l’associazione. L’altro è la montagna: ambiente di estremo fascino, sempre lì ad attendere sia le vecchie che le nuove generazioni.

Il poeta inglese William Wordsworth, nel suo celebre brano ‘Thought of a Briton on the Subjugation of Switzerland’, scrisse: ‘Two voices are there; one is of the sea, one of the mountains: each a mighty voice’, due voci ci sono nel mondo: una è quella del mare, una è quella della montagna: entrambe sono formidabili.

Il Cai Chiavari ha l’enorme e incomparabile fortuna di vivere presso una voce e di andare sempre in cerca dell’altra.

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