Home Aziende in vetrina La Franchezza di Gattorna: quando l’abito fa… il venditore

La Franchezza di Gattorna: quando l’abito fa… il venditore

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

L’abito in questo caso fa il monaco, anzi fa il venditore. Il carattere solare di Antonio Bacigalupo, proprietario di La Franchezza, grande negozio di abbigliamento e pelletteria a Gattorna, il sorriso che indossa con quotidiana disinvoltura, sono atout inattesi – soprattutto dalle nostre parti – e vincenti.

Ci sono la qualità della merce, l’ampiezza della scelta e la ragionevolezza dei prezzi, nella miscela del successo di un negozio che catalizza clienti dall’intera Fontanabuona e non solo. Il savoir-faire di Antonio è l’eccipiente che rende breve e facile risalire la provinciale 225 per arrivare in via del Commercio 75 e fare una visita fruttuosa ai due piani affacciati sulla strada principale della vallata. Un esercizio commerciale catalizzatore e allo stesso tempo indicatore dello stato di salute della zona.

Negli anni è stato tra i pochissimi a non cedere posizioni combattendo una congiuntura lunga e profonda come non accadeva da decenni. E ai fasti del presente va aggiunta una storia della ‘ditta’ talmente paradigmatica del tessuto (non poteva essere altrimenti…) connettivo che lega la Val Fontanabuona a Chiavari – città di confluenza non solo idrografica – da parere inventata ad arte.

Come si evince dalle parole del titolare, erede e custode della memoria storica del negozio, è tutto vero, provato e documentato. I rapporti con ‘la capitale morale del Tigullio’ risalgono agli albori del secolo scorso.

Il racconto di Antonio Bacigalupo spazia tra le valli e i decenni, un piccolo Novecento in salsa levantina. “A Chiavari, in Carruggio Dritu, venne inaugurato nel 1928 un negozio che il mio bisnonno, Antonio Rossi, volle chiamare La Franchezza per sottolineare la trasparenza e la cordialità della gestione. Era partito molti anni prima, quasi un bambino, come la famiglia dalla natia Val Graveglia, da Statale, per andare a fare fortuna in America. Nella California post corsa all’oro era riuscito a trovare il suo spazio e aveva deciso di tornare in Italia. Una parte dei suoi guadagni vennero investiti nell’acquisto di una casa nella via principale di Chiavari, l’immobile che oggi ospita degli studi di professionisti, è la sede di Radio Aldebaran e che al piano terra è occupato da un’agenzia di viaggi. Il negozio La Franchezza si estendeva per tutti e quattro i piani della casa. Era il contraltare di un altro negozio famoso di abbigliamento, Cuneo, che anch’esso occupava l’intera sezione frontale della casa. Da un lato Cuneo e dall’altro Rossi. Il nostro si specializzò nella vendita di abiti preconfezionati: dovete fare mente locale, nel 1928, importati proprio dagli Usa, si stavano diffondendo gli abiti maschili in serie, non più fatti su misura dai sarti e quindi con un costo alla portata di molti. Il mio avo capì che lì era il futuro”.

La Franchezza prospera, ribatte colpo su colpo alla ‘corazzata’ Cuneo che l’affianca. La famiglia Rossi si allarga, una delle nipoti del capostipite, Isa, si innamora di un fontanino e lo sposa. “Francesco Bacigalupo, mio padre, sin da bambino aveva mostrato poca propensione per gli studi e una grande inclinazione al commercio. Ben presto gli vennero affidate mansioni direttive. E pensò subito di espandersi in Fontanabuona, aprendo un negozio dalle sue parti, a Gattorna. La prima mossa fu quella di ‘assicurarsi i muri’, ossia di piazzare la bottega dentro una casa acquistata al centro del paese. È quella dove ci troviamo attualmente”.

Il percorso di Francesco viene ricalcato fedelmente dall’erede Antonio. “Sì. anch’io non ero tipo da perdermi sui libri. Dopo le medie parlai con ‘franchezza’ con i miei. Capirono che la mia strada era quella tracciata dalla tradizione di famiglia. Mio papà cominciò a portarmi con lui, nel 1978 (è del 1961, ndr) alle fiere, a parlare con i grossisti, mi insegnò i trucchi del mestiere”.

Siamo negli anni Ottanta, a Chiavari la concorrenza, e soprattutto il cambiamento di abitudini e flussi commerciali, picchiano duro su ‘old store’ come la Franchezza e Cuneo. I vecchi rivali cedono sotto i colpi del prêt-à-porter, dei mega store e del casual venduto anche sulle bancarelle.

“Decidemmo di puntare sul negozio di Gattorna. Lì gli affari andavano alla grande, niente flessione, anzi c’era un rilancio dovuto al boom economico di una valle dove i mobilifici e gli empori nascevano come i funghi”. Antonio assume il comando, gli anni Novanta volano tra le rose, il nuovo millennio porta sgradite sorprese. “Improvvisamente tutto si è fermato o quasi. L’apertura dei centri commerciali nel genovese e nello spezzino ci hanno sottratto centinaia di clienti: coloro che alla domenica salivano qui da noi a comprare, si diressero verso i supermercati del vestito, gli outlet che ci fecero una concorrenza spietata. E negli altri settori andava anche peggio. Finita l’ardesia, scomparsi i mobilifici. In molti si arresero, noi abbiamo tenuto duro. Abbiamo puntato sul rinnovamento continuo, potendo operare in casa nostra abbiamo proceduto nell’ultimo ventennio a tre restyling totali, l’ultimo dei quali appena prima di celebrare il primo novantennio della ditta, nel 2018”.

Oggi La Franchezza è ancora lì. Antonio Bacigalupo ha idee e volontà da vendere. “Prima di tutto cerchiamo di offrire al cliente sempre capi e pezzi originali, a prezzi interessanti. Ci sono difficoltà, la logistica è quella che è, avremmo bisogno di tunnel e gronde, invece sentiamo parlare solo di viadotti pericolanti. Ma non voglio fare polemica, che fa perdere tempo per chi come noi ha molto da fare. Mi dispiace solo non aver potuto mantenere l’organico degli anni d’oro, sei, sette persone fisse. Oggi siamo in tre, io e le mie due preziosi collaboratrici, Valentina Morando e Cristiana Ranocchio, ci sostiene l’entusiasmo e la volontà di rinnovarci. Con un po’ di inventiva si allestisce una nuova vetrina, si fa una esposizione un po’ originale e via si riparte, sempre con il sorriso”.

Un tratto caratteristico di Antonio, per tutti da queste parti ‘Bacci’. Uno che non si è mai fossilizzato, né dietro il bancone né nella vita, nonostante abbia subito dei colpi veramente bassi, come la prematura scomparsa della sua adorata compagna Rossella. Si è affidato alle sue altre passioni. Per quella calcistica si è speso in prima persona. Per anni ha fatto le fortune di diverse società calcistiche, presiedendo, o sponsorizzando, dall’ultima edizione del Fontanabuona calcio, alla stagione più gloriosa del Cicagna, per finire a collaborare con il presidente Compagnoni nella Lavagnese, creando il settore femminile del club bianconero, regalando anche qui un paio di annate al top. Poi c’è l’amore per le due ruote, di qualsiasi foggia e trazione. È un biker che non rinuncia a scorribande per l’Europa a bordo di potenti moto, ed è un collezionista di vecchi cavalli d’acciaio, come testimonia l’interno del negozio dove sono appesi o esposti autentici gioielli anteguerra.

Come se sapesse che per lui, esponente di una famiglia che dalla Val Graveglia a metà del diciannovesimo secolo sino alla Fontanabuona odierna ha viaggiato per i quattro angoli del mondo, strada da percorrere ce n’è e ce ne sarà sempre.

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