Home Attualità Interrogazioni a risposta immediata sui temi d’attualità: anche il Consiglio Comunale di Chiavari le adotti. È una battaglia di democrazia e partecipazione

Interrogazioni a risposta immediata sui temi d’attualità: anche il Consiglio Comunale di Chiavari le adotti. È una battaglia di democrazia e partecipazione

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

Più spazio alle questioni cittadine, alle problematiche urgenti, alle richieste della popolazione, alle discussioni senza filtro in Consiglio Comunale? È possibile e molte amministrazioni hanno già adottato, nei loro regolamenti, una serie di strumenti immediati per arricchire il dibattito, far partecipare maggiormente le opposizioni, rendere le sedute consiliari molto più interessanti, di spessore, e anche molto più utili.

In questo numero, ‘Piazza Levante’ vuole lanciare una proposta già affacciatasi in passato, ma senza mai esser condotta sino in fondo: l’introduzione, nelle sedute del Consiglio Comunale, del ‘question time’, ovvero delle interrogazioni a risposta immediata, attraverso le quali i singoli consiglieri possono rivolgersi direttamente agli assessori, o al sindaco stesso, chiedendo risposte sui più svariati temi, in nome della trasparenza e di un rapporto sempre meno mediato e sempre più veloce con i cittadini e le loro istanze.

Come mai Chiavari non si è mai dotata di tale opportunità? Perché tutte le amministrazioni, da ultima quella guidata dal sindaco Marco Di Capua, non hanno mai fatto aperture in questo senso? Eppure, ci sono moltissimi comuni in Italia, dai più piccoli ai più grandi, nei quali il ‘question time’ è ormai da tempo un’abitudine.

Nella vicina Genova, le interrogazioni a risposta immediata (che sono normate dall’articolo 54 del Regolamento del Consiglio Comunale) sono in vigore ormai da anni: ci si riserva lo spazio di un’ora per domande e risposte, prima di ogni seduta in Sala Rossa. E vengono affrontate le questioni più svariate, e anche le più spicciole, che altrimenti non potrebbero mai esser toccate in sede ufficiale, perché a volte troppo ‘leggere’ per meritare una mozione o un ordine del giorno, ma ugualmente importanti nell’interesse della cittadinanza.

Può apparire un mettere burocrazia su burocrazia, e invece no: perché il ‘question time’ (che c’è pure in Parlamento e nei Consigli Regionali, tanto per farsi un’idea) è uno strumento snello e democratico quanto mai. Serve alle opposizioni per essere più partecipi nel dibattito in Consiglio Comunale, ma serve anche alla maggioranza per pungolare gli assessori e stimolarli a fare sempre meglio. In questa direzione, viene utilizzato a Genova, dove le interrogazioni a risposta immediata sono rivolte agli assessori della Giunta Bucci (e ancor prima della Giunta Doria, e ancor prima della Giunta Vincenzi e così via) tanto dai rappresentanti della maggioranza quanto da quelli della minoranza.

Che cosa hanno da temere gli esponenti dell’amministrazione chiavarese? Perché su questo tema si è sempre rimasti restii? Che cosa ne pensa il presidente del Consiglio Comunale, l’avvocato Antonio Segalerba? Che cosa ne pensa il sindaco Marco Di Capua?

L’introduzione del ‘question time’ è sempre stata a cuore, ad esempio, a due elementi del Consiglio Comunale di Chiavari: gli ex candidati sindaci Giovanni Giardini e Giorgio Canepa. Ma il primo, dopo la rottura clamorosa con Di Capua sul caso di via Trieste e dell’Italgas, è finito in minoranza, e quindi con un ruolo molto meno centrale e d’influenza rispetto a prima, mentre il secondo cosa fa? Da quando è in maggioranza, Canepa pare essersi dimenticato, tutto a un tratto, le battaglie che la sua Partecip@ttiva ha portato avanti per anni: tra cui, per l’appunto, quella del ‘question time’.

Ce ne prendiamo volentieri l’onere noi di ‘Piazza Levante’: arricchire il Consiglio Comunale con strumenti moderni, diretti e capaci di arrivare a tutti è anche il miglior mezzo per dare ancor più incisività e direzione alle sedute, evitando che problemi e questioni cittadine restino spesso confinate sulle pagine dei mugugni e sui social network in generale. Certo, il ‘question time’ impone maggior lavoro sia per gli assessori che per gli uffici comunali, ma c’è qualcuno che davvero si spaventa per questo? Uno dei comuni più importanti della provincia di Genova non possiede il personale e le competenze adeguate? Pare strano.

Più apertura democratica significa più partecipazione, e più partecipazione significa più coinvolgimento. E sono valori sui quali continueremo a ‘picchiare’, in mancanza di persone che dovrebbero farlo quanto più e meglio, anche rispetto a noi.

Se qualcuno vorrà darci un cenno di risposta, sarà quanto mai gradita. Sempre in virtù della tanto decantata trasparenza, che merita di essere declinata giorno dopo giorno, in atti e fatti concreti, e non solamente con parole vuote.

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