Da ragazzo fu ‘bullizzato’ sul web: “Ora insegno come ci si difende dai rischi di Internet e dei social”
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Da ragazzo fu ‘bullizzato’ sul web: “Ora insegno come ci si difende dai rischi di Internet e dei social”

di ALBERTO BRUZZONE

Nove adolescenti su dieci navigano in rete senza alcun controllo da parte dei genitori. E quattro su dieci lo fanno dopo le 23. Sono solo un paio dei numerosi risultati, e tutti piuttosto allarmanti, di un’indagine che è stata condotta nel 2018 e che ha interessato diecimila ragazzi tra i 12 e 16 anni delle scuole medie e superiori di tutta Italia.

Il dossier è stato presentato al Ministero dell’Istruzione: a condurlo, in occasione del Safer Internet Daypromosso dalla Commissione Europea, è stata una realtà sempre più ramificata e organizzata in campo nazionale, il Movimento Etico Digitale Social Warning.

Cellulare in classe sì o no, gaming e dipendenza da Fortnite, fake news, sexting via WhatsApp: ecco alcuni dei temi sui quali questo gruppo è impegnato, all’insegna di un obiettivo comune, condiviso e pienamente condivisibile, quello di conoscere sia i rischi che le potenzialità della rete.

È proprio sotto questa insegna che Social Warning si presenta domani (venerdì 17 gennaio) a Chiavari: Wylab, l’incubatore di startup tecnologiche legate in particolare al mondo dello sport e da sempre attento a ogni evoluzione nel campo del digitale, organizza, dalle 18 in poi, un incontro con il fondatore della rete Social Warning, Davide Dal Maso, con la sua referente ligure, Danila Bavastro, e con alcuni volontari, che illustreranno la loro esperienza e forniranno un quadro assai utile su come comportarsi nel migliore dei modi quando si è online.

L’appuntamento durerà un paio d’ore ed è organizzato da Wylab insieme all’Associazione Tigullio Crea Impresa e al Movimento Etico Digitale Social Warning. A moderare, sarà l’amministratore delegato di Wylab, Federico Smanio. L’ingresso è libero. Prenotazioni sulla piattaforma EventBrite, al link: http://bit.do/social_warning.

“Siamo partiti – raccontano Davide Dal Maso e Danila Bavastro – con l’idea di cambiare l’approccio a questa tematica. Nelle scuole se ne parla di rado e soprattutto con poca incidenza. Spesso, infatti, si accenna solo a leggi e norme, minacciando i ragazzi e parlando in modo verticale e impositivo. Noi vogliamo fare il contrario”.

Dal Maso e Bavastro specificano: “Nell’ultimo anno, abbiamo incontrato oltre ottomila persone, giovani nelle scuole e genitori, per trattare questo tema e sensibilizzare sui rischi e potenzialità del web. L’importante è non soffermarsi sulla parte negativa, ma attivare buone abitudini nei ragazzi, in modo che facciano attenzione a certe dinamiche che si possono rivelare pericolose. Non lo facciamo per soldi, ma per il desiderio di migliorare il nostro Paese e l’ambiente della rete”.

La rete del Movimento Etico Digitale è capillare in tutta Italia ed è composta da persone che con i social vivono e lavorano tutti i giorni, e sono quindi in grado di portare casi studio positivi e negativi. Sono previste le testimonianze di alcuni volontari: Davide Mancuso, Davide Licari, Andrea Vaghi, Thomas Cuneo e Francesco Piccardo.

Fra i temi toccati ci saranno: Reputazione digitale; Sexting e cyberbullismo; Innovazione e mondo digitale; Dipendenza dai social e alternative. “Social Warning – precisa Dal Maso – significa letteralmente ‘attenzione a come si parla dei social’. Questi canali che ogni giorno utilizziamo per diverse ore nascondono pericoli, ma anche opportunità enormi. Ci vengono in mente più facilmente i rischi, perché le opportunità del digitale le diamo per scontate: la possibilità di scrivere a una persona dall’altra parte del mondo, di scambiare informazioni senza spedire lettere e aspettare settimane, la possibilità di comprare prodotti e farceli arrivare davanti casa. Sicuramente le persone che sono alle prime armi sui social sono più vulnerabili, e questo racchiude individui di ogni età”. Per questo nasce Social Warning, per questo è importante seguire questi appuntamenti, per questo c’è bisogno di ascoltare testimonianze e far sì che la rete, questa rete in particolare, si allarghi.

Due, nello specifico, sono gli obiettivi che il Social Warning persegue, attraverso gli incontri nelle scuole: “Portare negli istituti medi e superiori un insieme di informazioni e pratiche etiche volte a migliorare la nostra società, attraverso la diffusione della cultura digitale; portare a ragazzi, genitori e insegnanti la consapevolezza indispensabile per aprire la strada a programmi strutturati e per arrivare, da qui a tre anni, a introdurre una materia scolastica specifica che tratti questi argomenti unendoli con un insegnamento dei valori portanti delle generazioni precedenti, creando così quella che amiamo chiamare ‘educazione civica digitale’”.

Secondo Davide Dal Maso, che delle proprie competenze digital ha fatto una delle professioni più all’avanguardia del momento, il social media coach, “i nostri interventi puntano ad accrescere il senso di responsabilità dei ragazzi, per i quali non esiste on-line o off-line. Vivono tutto assieme, contemporaneamente, on-life. Anche per questo noi diciamo sempre loro: prendi il meglio dal passato, vivi il presente, pensa al futuro”.

Lo spunto decisivo, per Dal Maso, è stata l’esperienza negativa di esser stato bullizzato da ragazzo attraverso il web: “Quante volte capita anche a noi adulti di ‘scrollare’ Facebook mentre siamo sul divano a guardare un film o, peggio ancora, mentre siamo a cena fuori con gli amici? Ecco, in quel momento siamo contemporaneamente on-line e off-line. E questa distinzione negli adolescenti non viene proprio percepita: per loro è normale essere contemporaneamente nelle due dimensioni. Sta agli adulti condividere con loro che il reale viene prima del virtuale”.

A 23 anni, Dal Maso insegna social media e promozione on-line in un istituto professionale ed è il docente più giovane d’Italia. Il ragazzo vede il bicchiere mezzo pieno: “Nella mia generazione ho tanta fiducia: l’esposizione continua al web ci ha reso più creativi, capaci di fare team con persone culturalmente diverse e ci ha regalato una visione più globale. Se riusciremo a coniugare con la tecnologia il bagaglio culturale che i nostri nonni ci hanno consegnato, sono certo che sapremo costruirci un grande futuro”.

Ma ecco alcuni dati interessati del report confezionato dal Social Warning.

  • Il 92% dei ragazzi intervistati (9 su 10) quando è connesso alla rete è da solo (81%) o in compagnia di amici (11%). Solo l’8% naviga in rete seguito dai genitori.
  • Il 52,4% dei ragazzi intervistati dichiara di non aver, da parte della famiglia, controlli, limiti o regole rispetto all’utilizzo dei social media e alla navigazione sul web in generale.
  • Il 65% dei ragazzi intervistati ha imparato ad utilizzare la rete senza essere affiancato da un adulto (in totale solitudine il 31%, con fratelli il 17% e con amici – comunque minorenni – il 17%). Solo il 25% dei ragazzi è stato supportato da un genitore ed il 9% da un insegnante o educatore.
  • Nonostante sia bassa la percentuale dei ragazzi che vengono affiancati da un adulto durante la navigazione, il 57,1% dichiara di fidarsi “poco” delle informazioni in cui si imbatte in rete; l’11,2% dei ragazzi non si fida “per niente”.
  • Il 41,1% dei ragazzi intervistati (4 su 10) è connesso alla rete anche dopo le 23.
  • Solo il 43% dei ragazzi intervistati interagisce, attraverso i propri profili social, con persone che conosce anche nel ‘mondo reale’; il 22% “anche con sconosciuti”, il 19% “anche con sconosciuti ma con followers in comune”. Solo 16 ragazzi su 100 non hanno alcun account social.
16 Gennaio 2020