Home Approfondimento La partita allo stadio non va più di moda? L’Entella ci crede ancora e premia i fedelissimi

La partita allo stadio non va più di moda? L’Entella ci crede ancora e premia i fedelissimi

da Alberto Bruzzone

di MATTEO GERBONI

La media spettatori del girone di andata del campionato di serie B parla chiaro: l’Entella è ultima con distacco. Eppure lo spettacolo che in questo primo scorcio di campionato la squadra di Boscaglia ha saputo offrire è stato più che all’altezza e la classifica è lì a dimostrarlo con un quarto posto che significa zona play off.  Se il Frosinone può contare su diecimila sostenitori, la società chiavarese ha appena duemila fans (come evidenzia la tabella allegata a questo articolo).

Al Comunale si è visto soltanto lo zoccolo duro, quei tifosi che non hanno mai abbandonato la squadra biancoceleste anche nei momenti più difficili. Analizzando i sei anni in cui la compagine ligure ha giocato in cadetteria, la media è rimasta pressoché invariata: 2124 il primo anno (stagione 2014/15), 2120 il secondo, 2237 la stagione successiva e 2109 quella della retrocessione. E anche il numero di coloro che hanno deciso di dare fiducia alla squadra in estate è rimasto stabile: un migliaio di tessere staccate nel 2014, idem pochi mesi fa.

Traduzione: esiste un pubblico fisso, sempre presente nella buona come nella cattiva sorte, che rappresenta una certezza per il club chiavarese. Un dato inusuale se rapportato alla stragrande maggioranza delle altre società che presentano una forbice assai più netta a seconda dei risultati sportivi ottenuti sul campo. Se si vince lo stadio è pieno, quando si perde disertano persino gli abbonati.

Per questo dalla prossima gara casalinga con la Cremonese, in programma il 25 gennaio sino a fine stagione, il presidente Gozzi premierà in campo prima del fischio d’inizio tutti i sostenitori più affezionati. Coloro che ci sono sempre stati, i fedelissimi, proveranno l’emozione di ricevere l’applauso di tutto il Comunale.

Ovviamente avere la maglia nera in quanto a numero di spettatori non piace alla Virtus Entella, che si sente a buon diritto la squadra rappresentativa di tutto il Tigullio, dell’intero entroterra e la terza compagine in ambito metropolitano. Il presidente Gozzi non perde occasione per recitare il mea culpa e trasmettere un messaggio forte e chiaro a tutto l’ambiente: noi non molliamo e continueremo a lavorare ancora più tenacemente. Inviteremo sempre più bambini delle scuole, perché si innamorino dei colori biancocelesti, e studieremo nuove iniziative per agevolare il viaggio di chi non vive a Chiavari. Inoltre, la società continua nel tentativo d’invertire la tendenza del pubblico ad abbandonare il calcio, facendo leva su un vivaio locale e sul rafforzamento identitario.

È pur vero che, tenendo conto della proporzione tra presenze allo stadio e numero di abitanti, il club di via Gastaldi balza immediatamente a metà graduatoria con il 7.57% di chi abita a Chiavari che segue Nizzetto e compagni, superando piazze blasonate come Salerno, Castellammare, Pescara, Perugia, Livorno e Venezia.

Senza dimenticare la presenza delle pay-tv, che con gli anni si sono impossessate del monopolio del calcio professionistico, incollando al televisore migliaia di tifosi ‘impigriti’ dalla possibilità di godersi la partita in poltrona, anziché bagnarsi o raffreddarsi. E ad aver trasformato i tifosi in pantofolai, è stato anche il cosiddetto ‘spezzatino’ della serie B.

Perché se fino a qualche anno fa, sostanzialmente, il campionato andava in scena il sabato alle 15, ora la giornata viene spezzettata su più giorni. Dall’anticipo del venerdì o del sabato sera, al posticipo della domenica pomeriggio, fino addirittura al monday night.

Questo consente sì alle pay-tv di assicurarsi un pacchetto telespettatori maggiore, però toglie anche molta gente dagli stadi, perché si dà vita a orari inconsueti, che rendono difficoltosa la presenza a certe fasce d’età.

Un campionato fa, gli abbonati alle pay tv erano 4 milioni, quest’anno quelli di Sky sono 3 milioni (compreso un milione di persone che ha scelto il pacchetto condiviso con Dazn), mentre quelli solo di Dazn (che trasmette tutte le gare di serie B, fatta eccezione per l’anticipo del venerdì ad appannaggio della Rai, che lo ha relegato su Raisport in chiaro) sono stimati in circa 300 mila. La somma fa 3,3 milioni in questa stagione, la differenza con quella passata fa 700 mila abbonati circa in meno. I dati non sono, comunque, collegabili al numero dei tifosi al botteghino: non è automatico che meno gente davanti alla tv corrisponda a più gente negli stadi.

L’Annual Review dice che l’Italia è l’ultima delle big five come percentuale di riempimento degli stadi (59%, contro il 70% in Spagna, 72% in Francia, 90% in Germania e 96% in Inghilterra).

Prendiamo un caso eclatante in Spagna: pochi spettatori allo stadio e per il Celta Vigo è arrivata addirittura la multa. La Liga spagnola non ha esitato a sanzionare il club, reo di non aver riempito a sufficienza gli spalti del Balaidos nelle prime due partite casalinghe del campionato: gli accordi tra tv e club prevedono, infatti, il riempimento dello stadio almeno al 70% della capienza.

Non è un caso che nei giorni scorsi sia stato presentato uno studio assai interessante che dimostra come il mondo del pallone stia perdendo lentamente il suo appeal. Si basa sulle rilevazioni dal 2000 al 2019 e dimostra come il tifo sia diventato più vecchio e i giovani sono sempre meno interessati al calcio. Tra i 14 e i 34 anni gli appassionati della serie A (che seguono almeno settimanalmente l’evento) sono il 36% contro il 49% del 2001/2002. Si nota anche un calo e una polarizzazione del tifo: nella prima rilevazione (stagione 2001/2002) il tifo riguardava il 92% degli interessati e le big five della serie A (Juventus, Milan e Inter, Roma e Napoli) raccoglievano il 79% di sostenitori, mentre ora il tifo riguarda il 77% degli interessati e le cinque grandi si spartiscono l’88% di supporter.

Tutti elementi di riflessione quando si notano i seggiolini vuoti del Comunale. A proposito, lo stadio chiavarese rappresenta una vera e propria eccellenza per il campionato di serie B. Negli anni è stato calpestato da piedi buoni e cattivi; è stato attraversato da palloni con camera d’aria e lacci mentre oggi accoglie quelli con il logo della Kappa; ha avuto tribunette in legno e in cemento prima di ospitare moderni seggiolini per tutti; ha ospitato la pista d’atletica che ha lasciato il posto al miglior terreno sintetico in Italia, si è depresso in Eccellenza e da qualche anno può pavoneggiarsi in serie B. E un domani chissà. Per questo nel girone di ritorno in società regna un un velo di fiducia su un possibile aumento delle presenze.
A chi non piacerebbe un giorno poter dire io c’ero? Perché all’Entella vincere resta sempre un gioco di squadra.

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