Interessi e valori. I fondamentali della politica estera
Attualità, editoriale

Interessi e valori. I fondamentali della politica estera

di ANTONIO GOZZI 

Un grande direttore del Secolo XIX degli anni ’80 del secolo scorso, Michele Tito, confessava con tristezza che ogni volta che scriveva un editoriale di politica estera, argomento che amava e di cui era esperto, il giornale vendeva dal 5 al 10% di copie in meno ( e allora il quotidiano genovese era saldamente attestato tra le 90mila e le 100mila copie vendute al giorno).

Vi era, e ancora vi è, nell’opinione pubblica, nonostante i processi di globalizzazione, di internazionalizzazione e di ‘internettizzazione’ che hanno coinvolto il mondo negli ultimi quarant’anni, un disinteresse o comunque una non chiara comprensione delle vicende di politica estera che pure tanta importanza e tanti effetti hanno sulla situazione mondiale e sulla vita di tutti i giorni. 

Spesso mancano i fondamentali per una visione intelligente (nel senso letterale del termine) di ciò che accade fuori dal recinto di casa, e non si hanno gli strumenti culturali e conoscitivi che consentono di farsi un’opinione corretta ed informata. E così la tendenza a fare spallucce e a dire… ‘ma in fondo, con tutti i problemi che abbiamo in Italia, che m’importa di ciò che succede in Medio Oriente o sulla sponda sud del Mediterraneo’ resta molto forte e diffusa. 

Come settimanale a vocazione ‘glocal’ vorremmo qui provare a dare il nostro piccolo contributo a focalizzare proprio i fondamentali da cui non si può prescindere per interpretare le vicende internazionali e la politica estera. 

La prima considerazione da fare è che ogni volta che si parla di politica estera e di collocazione internazionale del nostro come degli altri Paesi del mondo è imprescindibile fare riferimento agli interessi e ai valori. 

Partiamo dagli interessi. 

Tutte le nazioni, le grandi come le piccole, hanno interessi nazionali da salvaguardare. In Italia, forse per reazione al nazionalismo degli anni del fascismo e alla sua retorica, forse per un malinteso spirito multilaterale, o per il buonismo di sinistra e cattolico che ha permeato per decenni la cultura dominante, il solo parlare di interessi nazionali in politica estera è considerata una bestemmia. 

E così per lungo tempo è avvenuto che naturalmente questi interessi, soprattutto economici, esistevano, ma non se ne doveva fare menzione, e anzi dovevano sparire dall’agenda ufficiale dei governi; al contrario di quanto avveniva ed avviene invece nelle altre grandi nazioni europee, dalla Francia alla Germania, dalla Gran Bretagna alla Spagna, Paesi nei quali gli interessi nazionali sono stati e sono sempre ben presenti nonostante l’adesione all’Unione Europea. 

Facciamo un esempio molto attuale e concreto di cosa vuol dire interesse nazionale dell’Italia. La crisi libica per noi italiani ha due aspetti di enorme importanza. Il primo riguarda la fortissima presenza in quel Paese della più grande azienda italiana, l’Eni, il cui lavoro è fondamentale per assicurare l’approvvigionamento energetico del Paese: per intenderci, la possibilità di fare il pieno di carburante e di avere energia elettrica nelle nostre case. Il gas infatti resta una componente essenziale e per ora insostituibile nella generazione di elettricità. 

Il non curarsi o gestire male gli interessi dell’Italia, come sta avvenendo in Libia, lasciando spazio ad esempio a Turchia e Russia, rischia di vedere l’Eni espulsa da quel contesto con tutte le conseguenze del caso. 

Il secondo aspetto di enorme importanza per l’Italia nella crisi libica riguarda il fatto che è da quel Paese che sono partite e partono le maggiori quote dei flussi migratori di disperate popolazioni africane, gestiti da bande criminali di trafficanti di uomini, incontrollate e addirittura colluse con le varie fazioni politiche nazionali. 

Il non occuparsi di quella situazione rischia di aggravare ancor più il quadro e di peggiorare ulteriormente l’impatto che queste vicende e la narrazione sul’immigrazione incontrollata che le riguarda provocano sulla politica interna nazionale. 

Una delle ragioni del grande consenso della Lega e di Salvini è che l’incapacità di gestire seriamente il problema mostrata dai governi precedenti ha aperto praterie alla retorica e alla propaganda leghista. 

Se si pensa che in molti ambienti della sinistra un bravissimo ministro dell’Interno come Marco Minniti è stato criminalizzato per aver stabilito regole di comportamento precise per le Ong e per aver cercato relazioni con le varie fazioni libiche al fine di contenere il flusso migratorio, si capisce cosa si vuol dire quando si parla di avversione alla politica estera e di non considerazione per gli interessi nazionali. 

Con riferimento ai valori, anche per un malinteso senso del ‘volemose bene’ a livello internazionale e planetario tipico di chi non conosce, o finge di non conoscere, i fondamentali della politica estera, si sorvola sui capisaldi delle democrazie occidentali di cui grazie a Dio noi possiamo godere e molte popolazioni del mondo invece no. 

Libertà di pensiero, libertà di associazione, libertà individuali, parlamenti liberamente eletti, giustizia indipendente, libera informazione, non discriminazione per razza, sesso, censo stabilita per legge non sono ad esempio patrimonio comune a tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. 

Al contrario, vi sono molte nazioni che calpestano questi valori, in cui non è tollerato il dissenso, in cui le donne sono prive di diritti, e le varie polizie politiche o le bande armate pagate dai governi reprimono, incarcerano, uccidono. 

L’Iran è certamente uno di questi Paesi, e la brutalità con cui sono state represse nel sangue non più tardi di qualche mese fa le rivolte popolari in molte città del Paese (si parla di migliaia di morti) mostra il volto di una teocrazia feroce, fortemente contestata all’interno non solo per la repressione del dissenso, ma per l’impiego di enormi risorse nazionali in politiche che un tempo sarebbero state definite di ‘espansione imperialistica’ in Siria, Libano, Iraq, Yemen e in generale in tutta l’area del Golfo. 

Tenere insieme interessi e valori è l’arte di una politica estera alta, basata su solide fondamenta culturali coniugate a una visione pragmatica e realistica del mondo. 

L’Italia per molto tempo è stata capace di una visione del genere. Soprattutto nel Mediterraneo, nonostante i nostri tradizionali legami atlantici e con gli USA, sempre lealmente e convintamente rispettati, siamo riusciti ai tempi di Moro, Andreotti e Craxi a dialogare con tutti i Paesi arabi della zona sempre continuando ad affermare il diritto di Israele ad esistere. 

Oggi l’Italia che ha vergogna di parlare dei propri interessi e che spesso sembra aver smarrito la difesa dei propri valori non esiste più sulla scena internazionale. 

La crisi non è di oggi, anzi viene da lontano. Certo che con Giggino al Ministero degli Esteri la nostra insignificanza è stata plasticamente comunicata al mondo intero. 

9 Gennaio 2020