Edoardo Marchetti si laurea tra i migliori ‘remi’ d’Italia
Canottaggio, Sport

Edoardo Marchetti si laurea tra i migliori ‘remi’ d’Italia

Questione di dna? È forte il sospetto che la genomica abbia avuto la sua influenza nel tracciare la strada di Edoardo Marchetti, che due mesi fa si è laureato campione del mondo di canottaggio Coastal Rowing, specialità quattro di coppia con timoniere.

Edoardo è la più recente espressione di una famiglia sammargheritese che ha sempre vogato con successo a favore e contro corrente. Il 23enne Edoardo ha issato Santa Margherita sul tetto del mondo. Ed è disdicevole che lo sappiano in pochi. La pecca è aver conquistato l’alloro iridato in uno sport così duro, così appassionato, così bello e purtroppo così snobbato come il canottaggio. La grande platea italiota calcisticamente drogata non rende il giusto merito a simili risultati. Un’impresa doppia perché compiuta da un ragazzo costretto a lasciare la cittadina del Tigullio per trovare altrove lo spazio e la spinta necessari.

Se oggi è uno dei migliori ‘remi’ del canottaggio italiano, lo si deve al desiderio di emulare lo zio Giulio, fratello di Enrico, suo padre, leggenda della voga levantina, capace di fare il calciatore e il canottiere con eguale successo. Edoardo rivelò subito qualità superiori alle media gareggiando con la società ‘di casa’, l’Argus. Si capì presto che non poteva essere serrato nel recinto glorioso ma forzatamente limitato del club. Si sposta nel capoluogo dove ci sono organizzazione, spazi, programmi, soprattutto compagni di provato valore per allestire un equipaggio di alto livello.

La Canottieri Sampierdarena prima, poi l’Elpis, infine il Rowing Club Genovese. Sceglie di impratichirsi nel Coastal Rowing, che unisce la tecnica del sedile fisso con l’imprevedibilità delle gare in mare. Ancor prima di raggiungere la maggiore età, il piccolo fenomeno di Santa Margherita colleziona titoli, arriva a dieci riconoscimenti tricolori. Si guadagna l’accesso ai mondiali già nel 2015, in Perù con l’Elpis arriva terzo e solo dopo aver vinto un ricorso. Un quadriennio più tardi, a 24 anni ancora da compiere, l’assalto riuscito al trono.

Ecco il racconto dalla sua viva voce in un’intervista fattagli per il Comune di Santa Margherita da Andrea Ferro (riprese di Chiantore): “Avevo conquistato a fine estate il decimo titolo italiano, volevo qualcosa di più e sentivo che era ora di vincere qualcosa anche in campo internazionale. È arrivato questo oro, senza alcun dubbio il punto più alto sin qui raggiunto. Attenzione, non lo considero il culmine, è solo una tappa, decisiva, per andare ancora più in su”. Un titolo mondiale che gli ha consegnato un po’ di notorietà.

Il Comune di Santa lo ha voluto premiare nel corso di un’assemblea pubblica e poi, sotto Natale, lo ha fatto salire ancora sul palco nel corso di una serata al Village di Natale. Discorsi, attestati, strette di mano che fanno piacere.

Ora è di nuovo tempo di allenamenti e fatica controllata. Edoardo è concentrato su un 2020 ricco di appuntamenti. Il segreto sarà affrontarlo con la stessa sicurezza con la quale ha domato le acque insidiose della ‘Perla della Cina’, le acque della Baia di Hong Kong. “Nessuno di noi conosceva il campo di gara, le condizioni del mare. Era un bacino molto particolare, all’interno di un porto trafficato da imbarcazioni di ogni tipo. Sabato 2 novembre abbiamo vinto la batteria, ma le sensazioni non erano buone. Dolori e incertezze sia per me, che ero il capovoga, che per i miei compagni. La domenica, dopo una notte passata a discutere con il nostro allenatore, siamo scesi in acqua per la finale più determinati. La partenza così così non ci ha demoralizzati, alla prima virata una ‘genialata’ del nostro timoniere ci ha riportati avanti e da lì al traguardo è stato un crescendo esaltante”.

Si gareggia sui 4 km nelle batterie, e sui 6 nella finale, percorso non rettilineo con diverse virate attorno alle boe. Per Marchetti le gare in Cina erano una continua scommessa. “L’equipaggio (oltre al sottoscritto Giacomo Costa, Giorgio Casaccia, Federico Garibaldi e Alessandro Calder al timone) era nuovo, sperimentale direi. L’avermi confermato come capovoga dopo la vittoria agli italiani mi ha ulteriormente responsabilizzato. E motivato. Abbiamo battuto tutti i più forti armi stranieri e i campioni in carica, vincitori anche nel 2017, del CC Saturnia”.

La Federcanottaggio si è accorta di avere un nuovo equipaggio di punta: nelle competizioni Coastal si gareggia con squadre formate da atleti di un solo club, non selezioni nazionali, quindi il 4+1 del Rowing Club Genovese, dall’età media bassa, potrebbe essere l’investimento per il futuro, un nuovo modo di intendere il canottaggio dove certamente l’agonismo vuole la sua parte ma a emergere è soprattutto il rapporto canottiere-mare-natura, sempre più stretto e inscindibile.

In una nazione caratterizzata da oltre settemila chilometri di coste, il canottaggio costiero è un’importante calamita per attirare nuovi utenti e potenziali interessati all’attività remiera. Tesi che sono appoggiate in pieno da Edoardo: “Credo che la mia specialità abbia grandi margini di crescita, e so che si parla apertamente di un suo inserimento tra le specialità che il canottaggio porta alle Olimpiadi. Confesso che sarebbe il sogno della mia vita”.

Nel frattempo non smette di progettare sfide per le quali si allenerà ancora più duramente. D’altronde la fatica non lo spaventa. Fa il giardiniere come il padre e il fratello, appena finisce il lavoro corre ad allenarsi a Genova, ha appena il tempo per vedersi con la sua ragazza, Alessia, anche lei canottiere, per la ‘Gianni Figari’ di Santa. “Adesso abbiamo un attimo di pausa, poi a febbraio si riprende con le prime uscite in mare. E ad aprile spero di essere di nuovo chiamato a far parte dell’equipaggio del galeone di Genova per la regata storica delle Repubbliche Marinare. Ho fatto il mio esordio ‘in costume’ l’anno scorso nella gara a Venezia e sono arrivato secondo. Quest’anno si vogherà ad Amalfi e vorrei prendermi la rivincita”.

Come lo zio Giulio, uno che non voleva perdere neppure quando giocava le partitelle 4 contro 4 nel cortile di casa…

(d.s.)

9 Gennaio 2020