Home Approfondimento Casarza, altra crisi occupazionale, dopo Astor tocca a IML: 56 persone senza stipendio da tre mesi. Appello alla Regione

Casarza, altra crisi occupazionale, dopo Astor tocca a IML: 56 persone senza stipendio da tre mesi. Appello alla Regione

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

Non sono state festività serene per tutti. A dire il vero, poi, non lo sono stati neppure i giorni precedenti né, molto probabilmente, lo saranno quelli successivi. A Casarza Ligure, nel primo e più popolato entroterra della Val Petronio, sta andando in scena l’ennesima crisi aziendale degli ultimi anni.

L’anno scorso toccò ai dipendenti della Astor, dopo che l’azienda decise di trasferirsi dal Levante genovese a Casella. Questa volta, è il turno della IML, sigla che sta per Industria Meccanica Ligure. La fabbrica, che si occupa di forniture nel settore metallurgico – in particolare di raccordi per gli impianti petroliferi – e che ha sede nella frazione di Bargonasco, sta attraversando un periodo di forte crisi, culminato nel mancato pagamento delle mensilità di ottobre, novembre e dicembre, più la tredicesima, ai dipendenti: si tratta di cinquantatré occupati diretti, più tre dipendenti della TMT, un’altra ditta collegata alla principale. Per questo, non è stato un Natale uguale per tutti.

“Molti lavoratori hanno famiglie monoreddito – fa presente Omar Di Tullio, sindacalista della Cisl che sta seguendo la vertenza – quindi stanno avendo difficoltà enormi, anche a fare la spesa. Noi siamo impegnati in prima linea per tentare di migliorare e di risolvere la situazione”.

Le difficoltà della IML sono antiche, ma sono esplose soltanto in tempi recenti “perché prima, anche per salvaguardare le persone e l’immagine stessa dell’azienda – ricorda Di Tullio – abbiamo tenuto la questione un po’ più sottotraccia. Ora però ci sembrava il caso che se ne parlasse pure esternamente”.

E così è stato: il Consiglio Comunale di Casarza Ligure ha approvato all’unanimità, nei giorni scorsi, una mozione con la quale si impegnano Sindaco e Giunta locale ad attivarsi presso la Regione Liguria, affinché si possa addivenire a una soluzione. Come in tante altre occasioni, viene invocata la sponda ‘politica’, perché possano partire pressioni sulle banche, in modo da garantire all’IML la liquidità necessaria, quanto meno per il pagamento dei lavoratori, che non hanno mai cessato la loro attività, neppure in questi mesi di enormi ristrettezze.

Ma da dove nasce la crisi dell’azienda? Andrea Telchime, consigliere comunale del Partito Democratico a Casarza, e persona molto attiva sul territorio, spiega la sua versione: “L’IML era in difficoltà già da parecchio tempo. Poi, a complicare il tutto, c’è stata la frana che si è abbattuta nei pressi della sede della ditta nell’aprile del 2018, e che ha comportato per la proprietà delle spese ulteriori e non previste. Da lì in poi, i problemi sono diventati ancora più grossi. Al momento, ai lavoratori è stata pagata la seconda metà dello stipendio di settembre. In sostanza, sono indietro di quattro mensilità, se contiamo anche la tredicesima. Tempi durissimi, insomma”.

A guidare l’azienda, che ha ramificazioni anche in Germania e in Nord America, c’è la famiglia Farina, tre fratelli che la rilevarono ai tempi di una primissima crisi (un tempo la sede di IML era a Recco, laddove da anni si parla di far sorgere, su quei terreni lasciati liberi, il centro polifunzionale per la Pro Recco di pallanuoto).

“Sono interlocutori per ora sempre disponibili – osserva Telchime – e che hanno dato molto a Casarza e a questo territorio. Per questo, ci dispiacerebbe se l’IML chiudesse. Ci pare che la loro volontà sia quella di andare avanti, ma certo non possono continuare a farlo in questa maniera”.

C’è un limite al sacrificio ‘umano’ da parte dei lavoratori. I sindacati, in particolare la Cisl, sono al loro fianco, “anche se c’è stato qualcuno – dice Omar Di Tullio – che ha dichiarato che facciamo il male dell’azienda. Non siamo assolutamente d’accordo. Casomai, è l’esatto contrario”.

La mission dei rappresentanti dei lavoratori e del Comune di Casarza è, in questa fase, proprio quella di sensibilizzare la Regione. Il Partito Democratico, attraverso Andrea Telchime, ha proposto il testo della mozione approvata in Consiglio all’unanimità, e inoltre, poco prima di Natale, ha incontrato i cinquantasei dipendenti senza stipendio: erano presenti il senatore Vito Vattuone, i consiglieri regionali Giovanni Lunardon e Luca Garibaldi, il segretario locale Alessio Chiappe, il consigliere di Città Metropolitana Elio Cuneo e lo stesso Telchime.

Ora un importante vertice è fissato per il 14 gennaio in Regione: “Incontreremo rappresentanti della Giunta e del Consiglio Regionale – confermano Telchime e Di Tullio – insieme a tutti i lavoratori. L’obiettivo è spingere la Regione a scendere in campo concretamente per fermare questa crisi e consentire all’IML di ripartire. La strada da seguire potrebbe essere, anche attraverso la Filse (ovvero la Finanziaria Ligure per lo Sviluppo Economico), quella di convincere gli istituti di credito a concedere liquidità all’azienda, in modo che possano essere pagati sia i lavoratori che i fornitori e che possa ripartire a pieno ritmo l’attività. Perché le commesse non mancano, anche se i costi sono diventati nettamente maggiori da quando sono stati imposti nuovi dazi negli Stati Uniti”.

Di Tullio precisa: “L’azienda ci deve dire se ha ancora intenzione di investire su questo territorio, o se vuole farlo solamente all’estero. Perché questo è un punto chiave. Casarza ha già pagato un prezzo molto alto, in termini di occupazione. Se va via anche l’IML, qui non rimane veramente più nulla”.

Il riferimento è alla Astor, che l’anno scorso chiuse i battenti per trasferire tutto a Casella. Gli appelli per proseguire l’attività in Val Petronio caddero, purtroppo, tutti nel vuoto: “A rimetterci – ricorda il rappresentante della Cisl – furono i quarantacinque lavoratori. Appena in dieci si sono trasferiti a Casella. Degli altri trentacinque, qualcuno è rimasto senza lavoro, qualche altro si è ricollocato. Ora, siamo seriamente preoccupati, perché altre cinquantasei persone a spasso questo territorio non se le può permettere assolutamente. È una situazione che va affrontata a livello regionale. La Regione, infatti, già in altre occasioni ha dimostrato di saper intervenire in questo senso. Ovvio, la disponibilità da parte dell’azienda dev’essere massima. Noi ci siamo, e andremo sino in fondo, anche al costo di dormire in fabbrica”.

La mozione approvata a Casarza ricorda che “con nota del 14 novembre 2019, la società IML Spa ha avviato la procedura per l’ottenimento della Cassa Integrazione Straordinaria per crisi, per un numero massimo di 40 lavoratori su un totale di 53 dipendenti, attualmente in forza alla sede di Casarza Ligure e ai quali viene applicato il Contratto Collettivo Nazionale dei Metalmeccanici”. E nota anche come “è stato avviato un percorso sul piano tecnico finalizzato ad esplorare possibili soluzioni atte a supportare l’azienda in questo momento di temporanea crisi di liquidità”, perché “sono in gioco ben 53 posti di lavoro che vanno salvaguardati con tutte le azioni possibili”.

Il Natale è stato pessimo, intanto. Andrà meglio la Pasqua? Da queste parti lo sperano un po’ tutti.

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