L’Ochin di Camogli: l’associazione libera e inclusiva, come le ali di un gabbiano
Approfondimento, Attualità

L’Ochin di Camogli: l’associazione libera e inclusiva, come le ali di un gabbiano

di ALBERTO BRUZZONE

Il gabbiano: simbolo di libertà, di prospettiva, di visione, di apertura, di non porsi mai confini. Non poteva esserci animale più bello, e neppure più appropriato, per nominare e allo stesso tempo riassumere tutto ciò che di buono, prezioso e lungimirante fa l’associazione culturale L’Ochin di Camogli: libera, senza pregiudizi, aperta, rispettosa delle minoranze, accogliente verso tutti, e anche fortemente radicata sul territorio, a partire dal nome, la versione in dialetto genovese del gabbiano.

Fa piacere, veramente tanto, raccontare di questo gruppo di amici che oggi conta circa sessanta associati e che sin dalla sua fondazione è impegnato su un doppio fronte: la promozione di eventi culturali da una parte e le iniziative sociali dall’altra, all’insegna di uno speciale spirito di generosità che è tipico, in particolare, di chi va per mare.

Come i gabbiani, come il comandante di navi Antonio Leverone, che nel 2003 volle fondare, insieme alla moglie Diddi Foglietta, questa realtà, perché anche Camogli si animasse di cultura e di solidarietà. Una trentina di appuntamenti nell’arco dell’anno, all’insegna dei più svariati campi d’interesse, il coinvolgimento del pubblico e della città, la rete che si cerca sempre di tendere con le altre associazioni del territorio: l’Ochin, a poco a poco, è diventato un punto di riferimento, al punto da destare parecchio interesse anche tra le nuove generazioni.

Negli anni più recenti, diversi giovani si sono associati, hanno portato le loro idee e proposte, sono stati ascoltati e poi anche esauditi: così l’associazione culturale L’Ochin è diventata Ochin Okinawa e nel logo – disegnato da una bravissima grafica di Camogli – oltre al gabbiano è comparsa l’oca. Per dire che questo gruppo ha un prestigioso passato, un interessante presente ma anche uno speranzoso futuro e che Camogli, città che ospita da diversi anni quel Festival della Comunicazione ormai assurto agli onori della cronaca a livello nazionale, potrà continuare a fregiarsi di eventi di livello per lunghissimo tempo.

Silvia Neonato è la presidente di Ochin Okinawa: giornalista professionista, ha lavorato per quasi vent’anni al ‘Secolo XIX’, dov’è stata responsabile delle pagine culturali. Persona di grande cultura e di molteplici conoscenze, nel campo editoriale e non solo, è una delle tante personalità della Genova culturale che, anche raggiunta l’età della pensione, non si sono mai fermate, né hanno alcuna intenzione di farlo. Come non citare, in questo gruppo, anche due altre grandissime donne: Farida Simonetti, per anni direttrice della Galleria Nazionale di Palazzo Spinola in piazza Pellicceria a Genova, e ora tra le anime del Teatro Sociale di Camogli, e Pina Rando, per anni direttrice del Teatro dell’Archivolto di Sampierdarena e ora preziosa collaboratrice, a Chiavari, dell’associazione culturale Il Bandolo.

Anche Silvia Neonato sta portando un enorme contributo all’Ochin insieme alle altre persone del direttivo: Maria Rosa Costa, Luca Guzzetti, Stefano Massone e Chiara Zucchetti. “Nasciamo così, con le nostre due anime, quella culturale e quella sociale – dice Silvia Neonato – e cerchiamo di portarle avanti entrambe. L’Ochin riesce a tirar fuori la parte migliore di noi, la parte migliore delle persone. È la magia di questa associazione”.

Le idee? Sono talmente tante, che ci vorrebbe un libro, per raccontarle tutte: “A partire, tempo fa, dal ‘Teatro prima del teatro’, la bellissima rassegna che venne allestita, a cura di Antonio Leverone, nel parco di Portofino, in attesa che venisse inaugurato il Sociale di Camogli. E, ora che finalmente abbiamo il nostro teatro, collaboriamo in maniera assai stretta: ad esempio, con l’iniziativa ‘Adotta un attore’. Per far risparmiare i costi del pernottamento, ospitiamo spesso gli artisti che vengono a Camogli, nelle nostre abitazioni private, un po’ come si faceva una volta. È un’abitudine che ormai abbiamo preso, e le persone rispondono sempre con grande entusiasmo”.

I camogliesi vogliono bene a quest’associazione: “Noi non abbiamo una sede, ma veniamo di volta in volta ospitati. Ad esempio, dal Cenobio dei Dogi, che ringraziamo sempre infinitamente per la disponibilità. Ma anche presso l’Aula Magna dell’Istituto Nautico. A breve, poi, potremo contare su una terza location, ovvero il cosiddetto Teatro del Borgo, una struttura parrocchiale che ci viene concessa grazie all’appoggio della chiesa. Quanto ai contributi, stiamo in piedi grazie alle quote associative, alle donazioni e a un sostegno da parte della Coop Liguria, che ci consente di organizzare alcuni eventi”.

Uno di questi, la ‘maratona’ musicale che si tiene in estate, gode anche dell’aiuto da parte del Comune di Camogli. “Noi chiudiamo il bilancio in pari – osserva Silvia Neonato (nella foto a destra) – e diciamo grazie a tutti. Ma siamo convinti ogni anno di lasciare un saldo positivo, in termini di cultura e di sociale. La nostra filosofia è la stessa da quasi vent’anni: diamo spazio a tutti, non abbiamo preclusioni né pregiudizi, ci occupiamo con piacere delle minoranze, delle persone più deboli, delle istanze di chi ha meno voce per farsi sentire. Non a caso, nei nostri incontri parliamo di immigrazione, di pacifismo, di difesa dell’ambiente, di tutela del nostro ecosistema, di violenza di genere. E poi, anche di temi più ‘leggeri’: molto partecipata, nei giorni scorsi, è stata una conferenza sul valore delle erbacce. Prossimi appuntamenti? Il 20 dicembre brindisi di Natale al Cenobio dei Dogi, con la presentazione degli ultimi libri di Barbara Fiorio e Riccardo Gazzaniga, entrambi genovesi ed entrambi affermati a livello nazionale. Il 29 dicembre, invece, chiudiamo l’anno al Teatro del Borgo, con una conferenza sui buchi neri che sarà tenuta da Bruno Giglio. Per il 2020, abbiamo in preparazione vari eventi, e proseguiremo anche con il nostro programma di gite”.

Sempre mantenendo appieno lo spirito del gabbiano: libertà e assenza di confini. Lo statuto, in questo senso, parla chiaro: “L’associazione si impegna a promuovere e organizzare attività culturali e interventi sociali. È attività primaria promuovere e organizzare incontri, convegni, interventi nelle scuole, attività informative, didattiche e di diffusione culturale e scientifica. Centrale la valorizzazione della città di Camogli nei vari aspetti culturali e di tradizione, con particolare attenzione alla cultura del Mare”.

C’è una poesia che ben si addice, a completamento di questa carrellata: ‘Non so dove i gabbiani abbiano il nido, ove trovino pace. Io son come loro, in perpetuo volo. La vita la sfioro com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo’.

Sono versi di Vincenzo Cardarelli: continua il tuo perpetuo volo, Ochin di Camogli.

12 Dicembre 2019