Depuratore di Chiavari, stop della Regione. E ora i tempi potrebbero allungarsi anche di un anno
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Depuratore di Chiavari, stop della Regione. E ora i tempi potrebbero allungarsi anche di un anno

(r.p.l.) Niente Piano Urbanistico Comunale approvato, niente autorizzazione. La Regione Liguria, nei giorni scorsi, ha bocciato l’istruttoria, presentata dal Comune di Chiavari, che prevede la realizzazione del depuratore della vallata dell’Entella nell’area di Colmata più prospiciente al mare.

È un discorso del quale si parla ormai da mesi: la nuova collocazione, in sostituzione di quella del Lido, precedentemente indicata dall’ex sindaco Roberto Levaggi, è stata approvata dall’Ato, ovvero l’Ambito Territoriale Ottimale della Città Metropolitana di Genova.

Il sindaco metropolitano Marco Bucci, nel settembre 2018, ha presenziato a Palazzo Bianco all’illustrazione del nuovo progetto. La Regione Liguria ha preso in analisi la questione, nell’ambito dell’iter del futuro Puc di Chiavari. Ma, allo stato attuale, non essendo stato approvato né il Puc dell’era Levaggi né quello dell’era Di Capua, il regime in vigore è ancora quello del vecchio Prg (Piano Regolatore Generale) datato 2002 e risalente al sindaco Vittorio Agostino. In quel documento, non era previsto nessun depuratore in Colmata.

Ed è l’unico aspetto ufficiale che, per il momento, fa fede. Di conseguenza, gli uffici tecnici della Regione non hanno potuto autorizzare un progetto che, ufficialmente, non esiste, perché il suo iter non è stato completato sino in fondo.

Le reazioni
Il sindaco Marco Di Capua, nei giorni scorsi, ha dichiarato che avrebbe preferito una “sospensione” del giudizio, rispetto a una chiusura del procedimento, invocando una scelta politica, piuttosto che tecnica. Ma, evidentemente, un organo tecnico regionale può solamente dire sì o no sulla base di carte e di dati empirici, non già di previsioni né di buoni (o cattivi) propositi.

Risultato? Siamo punto e a capo. Perché è vero che il realizzando impianto in Colmata ha ricevuto il via libera dalla Città Metropolitana, ma in questo complesso dedalo non basta per niente. Per andare avanti, il progetto deve pure essere incluso nel nuovo Piano Urbanistico Comunale. E, sinché questo non viene portato a compimento, non si può proseguire.

Il Comune di Chiavari, quindi, dovrà prima approvare il Puc, in via definitiva, e poi ripresentare alla Regione Liguria istanza di autorizzazione. A quel punto, gli uffici tecnici avranno una base aggiornata per poter decidere in maniera diversa, rispetto a quanto fatto pochi giorni fa.

La ‘bocciatura’ è la diretta conseguenza di non aver chiuso la pratica Puc né durante la precedente amministrazione, né durante quella attuale. E, purtroppo, rischia di portarsi appresso le sanzioni comunitarie per il mancato adempimento nel processo di depurazione delle acque. Perché è vero che l’Ato ha deliberato in senso positivo, ma è altrettanto vero che ci saranno ulteriori ritardi nella costruzione della struttura.

Le prospettive
Di Capua conta di risolvere la questione “entro marzo”, ma dagli uffici tecnici della Regione Liguria filtrano tempistiche molto più lunghe, almeno di un anno (le considerazioni in merito le riserviamo nell’editoriale di questo numero).

Nel documento che la Regione Liguria ha inviato nei giorni scorsi al Comune di Chiavari, e che è stato vissuto come una mazzata e non senza disappunti (ma era abbastanza ovvio che finisse così), l’ente di piazza De Ferrari a Genova parla di “autorizzazione improcedibile”.

La firma è di Paola Carnevale, dirigente del Dipartimento Territorio, Ambiente, Infrastrutture e Trasporti – Settore Valutazione di Impatto Ambientale e di Sviluppo Sostenibile. “Poiché non è in vigore alcun Piano Urbanistico che preveda area di trasformazione – si spiega nel testo – nell’area a levante del porto turistico vige il vecchio PRG, che non prevede alcun impianto nella zona area di Colmata”.

La versione della Giunta Regionale
Qualche giorno prima, lo scorso 22 novembre, replicando a un’interrogazione con risposta scritta da parte del consigliere regionale del Partito Democratico Luca Garibaldi – che aveva per oggetto le ‘possibili criticità dell’ipotesi progettuale di collocazione dell’impianto di depurazione di Chiavari e Lavagna nell’area della Colmata a mare di Chiavari’ – l’assessore competente, Giacomo Raul Giampedrone, prospettava pure lui la ‘bocciatura’: “In fase di istruttoria è emersa la non conformità del progetto alla strumentazione urbanistica attualmente vigente. In mancanza di osservazioni ritenute esaustive, il procedimento sarà archiviato”.

Tre sindaci, tre progetti, nessuna realtà
Il ‘niet’ da parte della Regione non è la sola conseguenza della mancata approvazione del Puc nato in epoca Levaggi e del ritorno in vigore del Prg di Agostino: come scritto più volte da ‘Piazza Levante’, infatti, questa ‘retromarcia’ ha aperto numerose finestre di edilizia che parevano essersi chiuse, anche per una diversa sensibilità ambientale e differenti esigenze urbanistiche e abitative tra un documento degli inizi del Duemila e uno del 2017.
Ma che cosa prevedeva, e di fatto tuttora prevede, il Prg del 2002 per l’area di Colmata? Nei diversi passaggi tra un sindaco e l’altro, sono sempre cambiate le prospettive, rispetto a quest’area di proprietà del Comune di Chiavari. Ne ripercorriamo rapidamente la storia.

Prg di Agostino (2002) – Il Piano Regolatore Generale della Città di Chiavari, che per anni rimase illustrato anche fisicamente, attraverso un plastico nell’atrio di Palazzo Bianco, alla voce comparto Colmata e comparto Lido risultava ‘da definire’, nel senso che non era stato attuato, alla data del 28 febbraio del 2008, nessuno Strumento Urbanistico Attuativo (SUA). A livello di progettualità, però, secondo la mentalità e le intenzioni di quegli anni, la Colmata avrebbe dovuto ospitare un grande complesso residenziale, mentre per il Lido erano previste la ristrutturazione sia dello stabilimento balneare che della piscina olimpionica. Il progetto relativo agli insediamenti abitativi si può ancora trovare online e fu redatto nel 2013 dall’architetto chiavarese Isabella Lagomarsino: prevedeva destinazioni miste (sia uffici che abitazioni e spazi commerciali), strutture sportive e aree verdi.

Puc di Levaggi (2017) – Il Piano Urbanistico Comunale (nel frattempo la vecchia denominazione di Prg era stata sostituita), mai portato sino in fondo in quanto il mandato amministrativo terminò prima dell’approvazione definitiva, prevedeva per il comparto Lido la ristrutturazione sia della piscina olimpionica che dello stabilimento balneare. Al di sotto, avrebbe dovuto trovare posto il depuratore di vallata, realizzato quindi sulla sponda destra dell’Entella. Per l’area di Colmata, invece, si prevedeva di “mantenere il numero degli attuali parcheggi gratuiti a servizio della città; realizzare un’adeguata passeggiata a mare e pista ciclabile collegata con tutto il waterfront cittadino, sino al Gruppo del Sale; mantenere e potenziare gli attuali impianti sportivi che sorgono sull’area stessa. La nuova Colmata dovrà porre grande attenzione al verde e all’ambiente, ma dovrà anche essere un luogo di aggregazione per i giovani. Pensiamo che qui possa sorgere un’importante struttura turistico-recettiva, con annesso un centro congressi che possa tener viva la zona anche nei periodi invernali”.

Puc di Di Capua (2018) – Nel Piano Urbanistico Comunale modificato dall’attuale amministrazione viene eliminata la previsione del depuratore di vallata dal comparto Lido, dove rimangono invece la riqualificazione della piscina olimpionica e dello stabilimento balneare. L’impianto viene invece spostato nella parte più a mare della Colmata, prevedendo per il resto della zona un’autorimessa interrata, spazi verdi, piste ciclabili a servizio della comunità e la realizzazione di un polo scolastico “sul modello – come spiegato da alcuni esponenti della maggioranza – dei campus americani”. Niente residenziale come con Agostino, quindi, niente spazi direzionali come con Levaggi. L’ennesimo cambio di rotta.

I ritardi e le criticità
E da qui siamo giunti ai giorni d’oggi, e alle criticità che una simile prospettiva si porta appresso e che ‘Piazza Levante’ ha evidenziato più volte: l’elevato costo delle difese a mare (si parla di circa 14 milioni di euro per realizzare una nuova scogliera a protezione del depuratore, con una sensibilità molto più elevata, anche a seguito delle devastanti mareggiate dell’ottobre del 2018 e i danni che sono stati recati ad analoghe strutture a Santa Margherita e a Recco), la maggiore vicinanza ai primi insediamenti urbani già esistenti e l’impossibilità a poter costruire alcunché nel raggio di cento metri dal depuratore, motivo per cui sul polo scolastico la Regione Liguria non si è ancora espressa positivamente.

Nelle osservazioni al Puc che sono state reinviate a Palazzo Bianco, infatti, il giudizio viene sospeso, in attesa di conoscere la collocazione precisa del depuratore. La quale non è affatto sicura. Anche qui, come evidenziato più volte dal nostro giornale, esiste infatti l’eventualità che, essendo troppo elevati i costi delle difese a mare, e restando comunque troppo alto il rischio di danneggiamenti a seguito delle mareggiate, il progetto venga fatto arretrare verso l’interno, compromettendo sia rimessa interrata che polo scolastico.

Ma questa è un’altra faccenda che per il momento, con l’archiviazione della richiesta da parte della Regione, passa nuovamente in secondo piano. Il primo compito di Palazzo Bianco, a questi punti, è far ripartire al più presto l’iter. Mai come adesso occorre che il Piano Urbanistico Comunale venga portato a compimento.

Solo con un documento ufficiale potrà ripartire la fase di analisi della Regione. E i tempi, intanto, si allungano ancora, mentre l’impianto di Preli, attualmente in funzione, appare sempre più vetusto e segnato dal tempo.

Sono passati quasi vent’anni e sull’area di Colmata, per concludere, regna ancora una grandissima incertezza.

12 Dicembre 2019