Home SportArti marziali Arianna Romano, la stella italiana del Wu Shu è lavagnese

Arianna Romano, la stella italiana del Wu Shu è lavagnese

da Alberto Bruzzone

Crash, Bang, Boom. Dici Kung Fu e pensi a mani usate come martelli, calci che frantumano, cose che volano in pezzi, salti e balzi che irridono la gravità. Invece ti trovi davanti ad Arianna Romano, campionessa di Taijiquan in forza al Centro Studio Discipline Orientali 2000 di Lavagna, che del Kung Fu (le abilità)-Wu Shu (le arti marziali) rappresenta il ramo che studia le forme, le sequenze di movimenti codificate e concatenate, per l’appunto le ‘forme’.

Arianna ‘colpisce’ l’aria, la modella in figure di precisione assoluta, la smuove con gesti rapidi, decisi coordinati, in coreografie di una bellezza che va colta osservando con calma, estetica del silenzio che coniuga l’agilità dei muscoli con il totale controllo dei riflessi. Bando ai fracassoni quando si assiste a una gara di Taijiquan, c’è un’esibizione con punteggio assegnato da giudici molto severi, capaci di cogliere la minima sbavatura, uno spostamento affrettato, un passaggio non perfettamente coordinato.

Essere campioni in questa disciplina codificata di recente ma vetusta per formazione, ed eterna per la filosofia che la sorregge, è cosa ben diversa che lo scimmiottare quello che pellicole e spettacoli ci propinano. Per capirci qualcosa, per entrare in un mondo antico e profondo servono professori fuori del comune, maestri che hanno studiato, che ‘vivono’ dentro le arti marziali come Luca Ghinolfi, direttore tecnico del CSDO, mentore di Arianna Romano, lavagnese, che da oltre 15 anni si dedica al Kung Fu, o meglio al Wushu moderno sportivo e sta mietendo allori su allori.

Lo scorso mese ai campionati italiani di Wu Shu disputati a Catania il 23 e 24 novembre si è confermata la più brava atleta della Penisola nel Taijiquan. Una prestazione eccezionale. Romano ha vinto in tutte le gare alle quali ha partecipato: nelle forme optional (le forme più difficili) con punteggi sempre superiori a 9 (il 10 è l’eccellenza concessa solo ai maestri dei maestri) e nella combinata Yang, mani nude e spada.

Il maestro Ghinolfi non riesce a trattenere la soddisfazione per la prova della sua pupilla: “È stata una gara difficile perché a causa del lavoro Arianna non ha potuto prepararsi come avrebbe voluto, però la sua determinazione e il suo alto livello tecnico atletico hanno avuto il sopravvento su tutto. Grande è il termine che si merita. Da parte del presidente del CDSO Renata Tonin nonché di tutti i compagni d’allenamento e dei componenti della società, in attesa di festeggiarla degnamente, non possiamo che porgerle i più sinceri complimenti”. Romano è una ma non l’unica atleta di livello internazionale che il sodalizio lavagnese può schierare. “Il Coni ha premiato il 3 dicembre a Genova con la medaglia di bronzo al merito atletico per i brillanti risultati ottenuti nell’anno 2018 – ricorda Ghinolfi – tre nostri ragazzi: Simone Mangiante, Alessia Pomes, unica atleta della federazione a prendere parte alla Universiadi a Taiwan, e Roberta Rossi”.

In un gruppo così forte Arianna Romano spicca per le vittorie ma anche per la prepotente personalità. La passione per il suo sport, che lei preferisce definire ‘visione della vita’, l’ha portata a sacrifici e avventure che non sono alla portata né sono ‘sopportabili’ da tutti.

Prendiamo la sua partecipazione alla recente rassegna tricolore. Il momento è quello che è e la trasferta di diversi giorni in Sicilia comporta costi e sacrifici che la Federazione non può garantire, almeno non completamente. Arianna ha dovuto ingegnarsi, come lei stessa racconta tra il divertito e l’orgoglioso: “All’andata ho scelto un volo diretto low cost. Il problema era che avevo un bel po’ di bagaglio con me, i miei attrezzi, le spade che ogni atleta sceglie di peso, misura e foggia che si confaccia al suo stile interpretativo. Capirete che non potevo certo farle passare come ‘bagaglio a mano’… Per fortuna ho trovato una compagnia aerea che nel biglietto includeva una franchigia per il bagaglio da stiva. Ho impacchettato per bene le spade e sono potuta partire. Il ritorno è stato un po’ più complicato. Il budget a mia disposizione mi lasciava come scelta il pullman”.

In sintesi la triplice campionessa italiana nel rientro si è sciroppata 18 ore lungo l’intero arco della Penisola, su un Flixbus, i nostrani Greyhound,pullman che percorrono in lungo e largo l’Europa puntuali ed economici, alla media quando va molto di lusso di 80 km all’ora. “In effetti la traversata appare interminabile. Oltretutto io ho dovuto cambiare mezzo a Roma. Le ore scorrono lente. Un buon allenamento mentale, metti a prova la tua pazienza”.

La benzina è l’amore per il Wu Shu. “Ho iniziato a 15 anni, ora ne ho 31 e non rimpiango neppure un minuto passato ad allenarmi, a provare, soprattutto a studiare. Mi riconosco in pieno nella filosofia alla base del Wu Shu. Ho sempre avuto una passione per l’Oriente, soprattutto per la Cina”.

Il CSDO e il maestro Ghinolfi sono stati il ponte che le hanno permesso di arrivare là dove sognava. L’anno scorso è andata a Pechino, a impratichirsi nella sua disciplina. “Il prof. Wu Dong che spesso è venuto in Italia a visitare il nostro centro e vi ha tenuto numerose lezioni come visiting professor mi ha invitato all’Università dello Sport di Pechino, una cittadella di sapienza tra le più avanzate del grande paese. Non ho avuto la minima esitazione. È stata un’esperienza formativa al massimo grado, in Italia avevo provato a impratichirmi nella lingua parlata nella capitale, il cinese ufficiale, conseguendo una certificazione di primo livello, mentre ero là ho ottenuto quella di secondo livello. Non dico di possedere il cinese, ma riesco almeno a farmi capire. Devo dire che i miei anfitrioni sono stati gentili ed accoglienti oltre ogni più rosea speranza. Non parlavano inglese perché temevano di essere fraintesi e non volevano dispiacere alla loro ospite in alcun modo”.

Una campionessa anche nella capacità di capire l’altro, nella curiosità di vedere il mondo. “Ho sempre avuto il pallino di girare e conoscere la gente. Mi considero fortunata a poter fare quello che mi piace. Certo ci sono sacrifici, non posso fare solo questo per vivere. La Federazione e le società fanno quello che possono, in questi anni abbiamo dovuto un po’ tutti adattarci alla riduzione di mezzi e aiuti da parte degli organi centrali. Beh, noi gareggiamo con delle tuniche ampie, il nostro livello di preparazione però è contrassegnato da cinture di diverso grado. Vuole dire che ‘idealmente’ stringerò un po’ la cinta…”.

Una risata come antidoto. Ma anche una dimostrazione del suo carattere, di cosa le ha insegnato il Wu Shu. Disciplina nel verso senso del termine. Non chiederti che cosa ti può dare lo sport ma che cosa tu sei in grado di dare allo sport.

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