Frigomar: i maestri del freddo, ma con il cuore caldissimo
Aziende in vetrina, Economia, Tigullio

Frigomar: i maestri del freddo, ma con il cuore caldissimo

di DANILO SANGUINETI

Il freddo. Ottenerlo, mantenerlo, è indispensabile nel processo di lavorazione alla Frigomar. Il freddo non trova spazio che nei macchinari e nei congegni perché spirito e carattere degli uomini che li pensano, li costruiscono e li migliorano, sono caldi, al limite del bollente.

Mai stato in discesa il sentiero che ha portato l’impresa fondata nel 1973 da Luigi e Virginio Sanguineti a inerpicarsi verso quote di mercato importanti, tanto che oggi Frigomar è azienda leader nel settore della produzione di impianti refrigeranti, aria condizionata e fabbricatori di ghiaccio per la nautica. E non si cresce se è spenta nel cuore la fiamma della passione per il proprio lavoro.

Oltre alle battaglie quotidiane per procurarsi visibilità, stare al passo con la concorrenza, sconfiggere gli handicap industriali di un paese poco attento all’innovazione, sono state affrontate e superate prove severe, anche qualche tranello.

L’uscita di scena dei fondatori e di chi – il comandante Marco Piombo – era subentrato nel 1990 a Virginio Sanguineti, imprimendo alla ditta l’accelerazione decisiva, è stato il vero turning point. Un evento non improvviso, ma comunque un piccolo shock, assorbito senza traumi, nel segno d’una continuità nello spirito e negli intendimenti, la proprietà e i tecnici pronti ad aggiornarsi per tenere il passo dei tempi. Ai giorni nostri, superate con caparbietà un paio di crisi economiche dagli effetti potenzialmente devastanti, nella sede situata in via Vittorio Veneto a Rivarola di Carasco non abbassa la guardia ma esprime soddisfazione per come è uscita dalle secche di diverse e insidiose congiunture economiche globali e di settore senza pagare dazio.

La voce che elenca i successi e i riconoscimenti prestigiosi è quella dell’amministratore Andrea Piombo che incarna assieme a Daniela Sanguineti la seconda generazione delle famiglie che hanno ‘fatto’ la Frigomar: “È sempre bene rammentarsi da dove veniamo, perché ci consente di apprezzare dove siamo arrivati. In 46 anni sono cambiate moltissime cose, nel 1973 Luigi e Virgilio Sanguineti iniziarono una produzione artigianale di impianti di refrigerazione per la nautica. Sede a Leivi, il mercato di riferimento era quella nazionale. Due anni dopo la prima partecipazione al Salone Nautico Internazionale di Genova. Nel 1990 Marco Piombo, mio padre, per tutti il ‘Comandante Marco’ lascia la direzione della Cala dei Genovesi, società che amministrava il porto di Lavagna, e rileva la quota di Virginio Sanguineti. Si passa ad una produzione di tipo industriale, specializzandosi come fornitori di cantieri. L’anno dopo il trasferimento da Leivi a Carasco nella sede attuale. Nel 1997 otteniamo la certificazione qualità ISO 9001. Nel 2000 io e Daniela Sanguineti entriamo nel consiglio di amministrazione”.

Andrea nel 2006 diventa il nocchiero della ditta per le condizioni di salute del papà. Non tradirà la fiducia accordatagli dal genitore e dalla proprietà. “Ho solo insistito sulla linea tracciata dai fondatori e da mio padre. Innovazione, tecnologia avanzata e garanzia di assistenza in tutto il mondo sono i cardini su cui Frigomar, da oltre quarant’anni fonda, il suo successo e vanta tra i suoi clienti i più prestigiosi cantieri navali italiani ed esteri.

Le tecnologie di costruzione e la continua ricerca sono sempre attente ad assecondare, e in molti casi a precorrere i cambiamenti del mercato nautico”. La fa facile Andrea ma non è così, o almeno non è sempre stato così. “Abbiamo capito che di fronte a competitor grandi e possenti finanziariamente e commercialmente, piazzati in Svezia e nei paesi anglosassoni, nazionali leader nel mondo della nautica privata, bisogna puntare sulla qualità. La società si è sviluppata nel tempo e grazie all’accurata scelta delle materie prime usate e alla professionalità di tutto il suo staff, è sempre stata in grado di offrire prodotti di alta qualità, disponibili in una vasta gamma di modelli e soluzioni per ogni necessità, da quello più semplice, diciamo di serie, a quello ‘custom made’, fatto su misura, per dirlo all’italiana…”.

Tecnologie costruttive e la continua ricerca tecnologica, grazie a una collaborazione in corso con l’Università di Genova, hanno permesso di assecondare, e in molti casi anticipare i cambiamenti del mercato nautico impostando nuove tendenze.

“Dal 2005 ad oggi abbiamo sfornato nuovi tipi di gas e macchinari sino a brevettare nel 2014 il Compatto Inverter, sistema di condizionamento ad alta efficienza energetica che può essere montato anche su piccole imbarcazioni perché non richiede un generatore di corrente ad alta potenza, assicura un risparmio del 50% nel consumo di energia elettrica”. Più efficiente, più ‘green’, un prodotto così vincente che tre mesi fa la British Marines electrical&electronics Association –  l’ente britannico che ogni anno al salone di Southampton esamina e dà un voto alle proposte più innovative e promettenti – è stata ‘costretta’ ad assegnarli il primo premio.

“In 150 anni di votazioni mai un’azienda italiana aveva strappato questa onorificenza. È una medaglia che ci appuntiamo orgogliosamente al petto, soprattutto sarà una certificazione che potremo spendere nelle fiere alle quali annualmente partecipiamo, da Genova naturalmente sino all’Amsterdam Show”.

Una storia che comincia ad assumere i contorni dell’impresa. Nel senso più antico ed eroico del termine. “Oggi possiamo dire di aver tenuto botta in momenti davvero difficili, ho vissuto in prima persona il quadriennio nero 2008-2012, quando la nautica italiana vacillava e tutto intorno a noi sembrava crollare. Abbiamo resistito, noi un Davide contro i Golia stranieri, facendo ricorso al patrimonio di base. Restando con i piedi ben piantati nel terreno di Carasco e facendo funzionare il cervello, pensando in maniera globale”.

Sembra di sentire il refrain del nostro giornale: Glocal ossia Global con un riferimento molto forte al Local… “Mi riconosco in questa formula. Abbiamo avuto offerte per delocalizzare, in Slovenia erano pronti a farci ponti d’oro per trasferirci. Non abbiamo tentennato, sapevamo che qui, nonostante le apparenze, c’erano le condizioni per fare grandi cose. L’importante era mantenere la dimensione industriale raggiunta negli ultimi anni per consolidare la posizione sui mercati nazionali e internazionali”.

35 addetti, 4000 metri quadrati occupati tra produzione e uffici, contatti diretti con i cantieri da Montecarlo a Livorno, spedizione dei prodotti, un catalogo con oltre 1500 prodotti fabbricati internamente. “Qui si progetta, produce e assembla direttamente in Italia tutta la gamma dei prodotti. Il vantaggio di gestire direttamente tutte le fasi della lavorazione permette di operare in modo flessibile e personalizzato su ogni singolo prodotto. Questo è un aspetto decisivo quando si è presenti in un mercato sempre più orientato a soddisfare le richieste e le aspettative del cliente”.

La qualità e la fantasia italica svecchiati e resi competitivi nelle nuove sfide dell’economia digitale. “Dove chi si ferma è perduto. In quest’ottica abbiamo aperto un nuovo impianto ad Arzeno, nella Val Graveglia. Solo se ti espandi rimani sul mercato. E mobilitiamo nuove forze, pensiamo di poter dare un segnale alla nautica del Tigullio. Il nostro messaggio: Eravamo i migliori, torniamo a esserlo”.

Nell’ottimismo della volontà ostentato da Andrea Piombo si coglie una eco della sua ‘prima vita’, quella da pallanuotista che arrivò in serie A con il Lavagna 90 allenato da Giumin Di Bartolo, una ‘Band of Brothers’ che seppe imporsi tra mille avversità e che deve aver lasciato tracce nel suo pensiero di manager. Come predicava il santone delle piscine Di Bartolo, il gioco di squadra è sempre superiore alla somma delle singole individualità. La piscina, il porto, l’azienda. I Piombo, nocchieri di una ditta che è una famiglia, sull’acqua, di mare e dolce, hanno viaggiato, nuotato e solcato il tempo. L’acqua, leit motiv esistenziale, fa galleggiare le barche di ogni foggia e dimensione che ospitano gli impianti Frigomar. L’acqua come connessione tra i diversi periodi di evoluzione dell’azienda. Il ghiaccio è il passaggio di stato da liquido a solido della miscela di idrogeno e ossigeno. Il ghiaccio. Trasparente, per niente fragile.

Il Titanic della crisi gira al largo dello ‘stretto’ di Carasco. Alla Frigomar di iceberg se ne intendono.

5 Dicembre 2019