La Gioielleria Rocca si rifà il look: 126 anni e non sentirli
Aziende in vetrina, Chiavari, Economia

La Gioielleria Rocca si rifà il look: 126 anni e non sentirli

di DANILO SANGUINETI

C’è qualcosa di più prezioso dell’oro, dell’argento e di qualche ammiccante monile che la Gioielleria Rocca esibisce con giustificata soddisfazione nelle sue universalmente famose vetrine semoventi in legno pregiato. Sono la tenacia e l’orgoglio nel difendere i valori del proprio lavoro, il rispetto della tradizione e l’affetto per il proprio territorio.

Tempi duri per le botteghe di qualità, strada solo in salita per chi offre un prodotto non omologato. Verità che la famiglia Feretto, terza dinastia di orefici dopo quelle Copello e Rocca, non ignora eppure contrasta non con i lamenti vani ma con le idee.

La via delle botteghe di Chiavari, il Caruggio Drito, strada porticata e lastricata di negozi unici per la bellezza delle loro vetrine, della loro mobilia e la qualità delle merci, da diversi anni, se non lustri, langue. Una zona commerciale che suscitava l’ammirazione dei visitatori, lo stupore dei turisti e l’invidia dei paesi confinanti, oggi ha perso quasi tutte le sue insegne più rinomate.

Alcuni nomi del gotha commerciale chiavarese sono stati cancellati, altri sono rimasti ma svuotati della loro anima, a colpi di ammodernamenti sono stati ridotti a un numero di una catena, un tassello nella teoria del franchising.

Giovanna Feretto, proprietaria, conduttrice e regista di ogni iniziativa della ‘Rocca 1893’ lo ha capito meglio e prima di altri. Poteva passare la mano, ha deciso di rilanciare: “Qualche mese fa facevo un po’ di conti guardando il nostro bel Caruggio. Le botteghe storiche stanno per estinguersi, mi pare che si sia rimasti in quattro. Noi, i nostri ‘rivali’ dell’oreficeria Lucchetti, la pasticceria Copello e la profumeria Sanguineti. E non scommettevo sul fatto che avremmo retto tutte e quattro sino al 2020. Ho pensato che servisse una scossa”.

In estate si taglia la testa al toro. E pure ai conti. “Abbiamo cercato per mesi le persone giuste, artigiani che potessero procedere a un restyling del negozio, radicale ma che fosse rispettoso dell’impianto complessivo, che lasciasse intatti muri, pavimenti, soffitto e soprattutto le nostre famose vetrine su rotaie, quelle che ogni mattina facciamo scorrere verso l’esterno, come un abbraccio ai nostri clienti, come una fiducia che si rinnova nel commercio e nelle sue potenzialità”.

Impresa che è andata a buon fine. Quattro settimane di chiusura per consentire a tre ditte di intervenire. “Sono rimasta più che soddisfatta del loro intervento. La loro perizia mi ha commosso. Ho colto la passione che ci accomuna, l’attenzione al particolare, il rispetto per il bello. Voglio citarle una per una perché se lo meritano”.

La prima è ‘Omnilux’ di Daniele Orani, elettricista ultra-esperto di Leivi. Ha ideato e installato una illuminazione all’avanguardia tecnica dotando vetrine, ripiani e l’interno del negozio di lampadine di ultimissimo tipo, che consumano poco, sono quindi ecofriendly e allo stesso tempo rischiarano gli ambienti, danno nuova vita agli oggetti. “I nostri clienti erano convinti che avessimo ampliato lo spazio, alzato il soffitto, restaurato i rosoni e le decorazioni. Merito dell’illuminazione ‘decorante’ realizzata da Daniele”.

Non da meno gli altri due artigiani. “Il tappezziere Laneri e il falegname Luciano De Benedetti. Livio Laneri e i suoi hanno coperto le pareti e il pavimento con due diversi tipi di eco-pelle studiate ad hoc. Entrambe lavabili, una ruvida e una liscia, rifiniture perfette, una copertura di indiscutibile pregio e allo stesso tempo abbastanza facile da pulire. Inutile dire che anche le loro tappezzerie si integrano perfettamente con il resto dell’ambiente. Infine abbiamo ripulito e rinfrescato il legno delle vetrine, degli infissi. Operazione delicatissima, una verniciatura con la gommalacca da dare in diverse fasi lucidando manualmente pezzo per pezzo del mobile. Ci voleva pazienza e un tocco infallibile, Luciano è stato perfetto”.

La signora Giovanna può vantare un consuntivo in attivo, non nelle cifre, nell’umore. “Abbiamo perso un mese di vendite, abbiamo investito e siamo stati ripagati. Abbiamo inviato un segnale. La Gioielleria Rocca c’è, e come sempre è pronta ad accogliere i clienti e, consentitemelo, a rappresentare un unicum, a spiccare su una massa di negozi senza alcuna originalità che cambiano volti e nomi ancor prima di riuscire a memorizzarli. Non ci rassegniamo alle catene di vendita, noi siamo noi, con i nostri difetti e, spero, con qualche pregio”.

Il gusto per la tradizione si sposa con la cultura del particolare, il piacere di coltivare l’eleganza in barba al brutale profitto fa aggio su ogni considerazione pratica. È dura, sempre più dura distinguersi nel mare montante della sciatteria. Forse oggi più che mai vale il detto di Bernardo di Chartres: siamo nani che riescono a vedere più lontano dei giganti che ci precedettero solo perché ci siamo arrampicati sulle loro spalle.

Vinceranno gli gnomi dell’omologazione spinti dalla sete del ‘tutto e subito’? La signora Giovanna, sua figlia Carlotta, designer orafa, la mamma Maria Gioia che veglia come nume tutelare – non è un caso che siano le donne a reggere meglio l’urto – non se ne danno per intese, confidano che la battaglia non sia del tutto persa.

La Gioielleria Rocca da 126 anni (data di nascita condivisa con il Genoa CFC, 1893) rimane salda, lì nel suo spazio in cima a Caruggio, lato nord, imbocco da Levante. Come una rocca che si oppone ‘alla gran procella’.

Nomen omen.

28 Novembre 2019