Il folklore a Levante: la nipote Chiara ripubblica la tesi della nonna Maria Luisa dopo 71 anni
Approfondimento, Attualità

Il folklore a Levante: la nipote Chiara ripubblica la tesi della nonna Maria Luisa dopo 71 anni

Alcune donne lavorano al tombolo sulla piazzetta di Portofino

di ALBERTO BRUZZONE

Ma chi erano i liguri della Riviera di Levante? Quali tradizioni seguivano? Quali riti e usanze? Quale il rapporto con il loro mare e la loro terra? E le sagre? E le religioni? E i modi di dire?

Quante volte storici, ricercatori, amanti delle tradizioni e del folklore hanno compulsato manuali e archivi, per andare a conoscere chi eravamo, chi siamo stati, come si comportavano i nostri antenati. Mai, però, era venuto in mente a nessuno di riproporre un lavoro preciso, puntuale, perfettamente documentato e ancora straordinariamente attuale che proviene dal passato.

Quando si dice un testo che passa… di generazione in generazione: difatti il nuovo libro pubblicato dalla casa editrice De Ferrari di Genova, con il titolo di ‘Folklore della Riviera ligure orientale’ fu scritto nel 1948, sotto forma di tesi di laurea, da Maria Luisa Chiesa e viene riproposto oggi, nel 2019, dalla nipote Chiara Franceschi, che ha ripescato il documento dai ricordi di famiglia, lo ha fatto trascrivere, si è rivolta a un editore che ha riconosciuto l’enorme valenza del lavoro e ora continua a diffondere conoscenza e cultura, proprio come avrebbe voluto la sua amata nonna.

Far nuovamente uscire – e con tutti i crismi dell’era moderna, e quindi carta bianca, copertina lucida con alette, brossura e presentazioni ufficiali – un lavoro antico è molto più che un’operazione nostalgia. Perché, in molti casi, lo scritto è la testimonianza diretta di chi c’era, delle persone con cui ha parlato, di un’analisi genuina e certosina allo stesso tempo: quando non c’erano Internet, non c’era Wikipedia, non c’era la possibilità che abbiamo oggi di accedere a un’enorme quantità d’informazioni, la ricerca si faceva sempre più complessa, ma non meno appassionante, per chi sapeva e amava farla.

Così era stato per Maria Luisa Chiesa. Classe 1924, sfollata in tempo di guerra a Ruta nella zona delle ‘Rièe’, imparò a farsi le scarpe con suole di cartone, a risparmiare ogni mozzicone di candela e a mangiare poco, ma non trascurò mai gli studi e infatti, nonostante le pesanti difficoltà degli spostamenti, si iscrisse alla Facoltà di Lettere. In quegli anni di studio si manifestò in lei una certa attrazione verso la lingua inglese, grazie ai corsi del professor Obertello. Si laureò nel 1948 e presto cominciò la sua attività di insegnante a Ruta, presso il Collegio Mare e Monte, per lei galeotto perché qui incontrò un giovane, brillante collega toscano dal bell’eloquio…

Cultura, amore, famiglia, figli e nipoti quindi. E oggi, grazie a tutto questo, il suo lavoro torna brillantemente d’attualità. Chiara Franceschi, che lavora a Genova da anni presso un importante studio di comunicazione, lo presenterà a Recco nei prossimi giorni. “Mi è sembrato importante – racconta – che il lavoro della nonna non andasse dimenticato, ma riportato alla luce e trasmesso alle future generazioni. Voglio ringraziare il Comune di Recco, nella persona del vice sindaco Edvige Fanin, e l’assessore Enrico Zanini, oltre all’associazione l’Ardiciocca, con il presidente Andrea Ognio, che hanno colto lo spirito di questo progetto e lo hanno sostenuto con entusiasmo”.

In ‘Folklore della Riviera ligure orientale’, Maria Luisa Chiesa affronta aspetti legati alla ‘vita materiale’ (ovvero l’‘economia’, con chiaro riferimento alla marineria, ma non solo, perché scrive anche della casa e degli abiti tipici, delle colture agricole, manifatture, folklore gastronomico), alla sociologia (nascite e battesimi, matrimoni, funerali, feste tradizionali, proverbi dialettali, superstizioni…), alla religione (antichi usi religiosi marinari, leggende e miracoli, festività religiose..), a giochi e ninne nanne (in dialetto), elementi e rapporti con l’Oltremare, riportando dettagli estremamente curiosi e legati alla tradizione orale popolare.

Il professor Michele Marsonet, già preside della Scuola di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Genova, si è occupato di scrivere la prefazione del libro: “È assai importante – sostiene – notare che l’autrice adotta una definizione allargata di ‘folklore’, intendendo con questo termine l’etnologia del popolino, in tutti i vari aspetti della vita, economica e sociale. In pratica l’autrice identifica il folklore con quella che oggi chiamiamo ‘cultura materiale’, un’espressione che non era molto in uso nel periodo in cui la tesi fu redatta, e con la quale sono indicati tutti gli aspetti visibili e concreti di una particolare cultura, per esempio i manufatti urbani, gli utensili della vita quotidiana e delle attività produttive. A tale proposito in archeologia, con cultura materiale, s’intende un metodo d’indagine che consente di ricollocare gli oggetti d’arte e i fenomeni artistici all’interno di un tessuto culturale omogeneo”.

Il relatore scelto da Maria Luisa Chiesa per la sua tesi era un personaggio illustre, il salesiano don Pietro Scotti (1899-1982). Piacentino di fama internazionale, Scotti si muoveva agevolmente tra etnologia, etnografia, antropologia e geografia umana. Appassionato di folklore, a questo tema dedicò numerosi lavori, adottando una visuale interdisciplinare a cavallo tra analisi delle civiltà e studio dell’uomo, considerato come creatore della cultura e della società, prese in esame in tutti i loro molteplici aspetti. Come già rilevato, era noto sia in Italia che all’estero, e fu invitato come docente ospite da molti atenei stranieri. Dapprima docente al Pontificio Ateneo Salesiano dal 1939 al 1941, all’Università di Genova insegnò dal 1944 a metà degli anni Sessanta, per poi chiudere la sua carriera accademica nella Facoltà di Magistero dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Il libro, si diceva, sarà presentato nei prossimi giorni presso il Comune di Recco: “Ho accolto con entusiasmo l’idea di Chiara Franceschi – spiega la vice sindaco Edvige Fanin – perché per la nostra città questo rappresenta un’opportunità di crescita sia da un punto di vista culturale che storico. Grazie a questo libro, si possono riscoprire i valori e le tradizioni del territorio attraverso un viaggio nel tempo che ci riporta in un periodo storico che ha messo a dura prova la nostra realtà locale. La forza e l’energia della professoressa Chiesa hanno saputo farci rivivere le emozioni di una fase storica dolorosa con un accurato lavoro di studio e di ricerca, riuscendo a farci riscoprire il profumo del mare e la bellezza della nostra terra”.

Nonna Maria Luisa non ci potrà essere. È mancata nel 2002. Ma questa volta non è affatto retorica dire che rivive attraverso questa operazione, misto di orgoglio, affetto e amore per la cultura. Eccome, se rivive.

28 Novembre 2019