Antisemitismo, una piaga europea
Attualità, editoriale

Antisemitismo, una piaga europea

L’antisemitismo non è un problema che riguarda gli ebrei: riguarda tutto il mondo libero, ed è la spia di quelli che sono gli effetti del fanatismo e dell’estremismo di ogni genere.

I fenomeni di antisemitismo sono in crescita in tutta Europa. In Italia si è passati dai 16 casi censiti nel 2012 ai 181 del 2018. In Francia va peggio, con 541 casi nel 2018 contro i 311 dell’anno precedente. In Germania il governo ha conteggiato addirittura 1646 reti antisemite nel 2018.

La maggior parte di queste azioni ignobili ha una matrice di estrema destra (magari con finanziamenti dell’Iran o di paesi arabi).

L’antisemitismo è considerato un problema molto grave solo dal 21 per cento degli italiani, contro una media europea del 45 per cento, con una punta in Francia del 65 per cento.

Naturalmente questo si deve in parte anche al fatto che gli episodi antisemiti in Italia sono meno numerosi che in Francia o in Germania. In Francia l’antisemitismo è un sentimento storicamente radicato da oltre un secolo, mentre in Italia è stato un fenomeno di importazione dalla Germania nazista e si è sviluppato come iniziativa dello Stato solo per pochi tragici anni a dimostrazione del totale asservimento di Mussolini ad Hitler.

Per questo la recrudescenza anche in Italia di episodi recenti di antisemitismo grave, come quelli che hanno riguardato la senatrice a vita sopravvissuta ad AuschwitzLiliana Segre, dovrebbe preoccupare molto i responsabili politici, a cominciare naturalmente da quelli della destra.

Le radici dell’antisemitismo non sono univoche. C’è ad esempio un antisemitismo ‘anticapitalista’ che si annida in frange di estrema sinistra e filoislamiste, come succede in Francia, già diffuso nell’Ottocento al punto da indurre Karl Marx a scrivere che “l’antisemitismo è il socialismo degli imbecilli”.

C’è un antigiudaismo cristiano superato solo con il Concilio Vaticano II che ha dato vita, nelle sue frange estreme, come L’Action Française, ad un vero e proprio antisemitismo.

C’è infine, ed è il più importante, l’antisemitismo razziale, che ha origine in Germania molto prima di Hitler, basti ricordare, solo nell’Ottocento, gli scritti di Richard Wagner e più avanti di fior di intellettuali e accademici a cominciare da Martin Heidegger.

Le radici molteplici e variegate dell’antiebraismo e dell’antisemitismo storico ci dicono che ognuno deve fare pulizia in casa sua.

La destra italiana che dice di respingere l’antisemitismo, come recentemente hanno fatto sia Giorgia Meloni che Matteo Salvini, dovrebbe essere molto più chiara e tranchant nei confronti di quel pulviscolo di sigle e movimenti che gravitano nell’area dell’estrema destra, da Casa Pound a Forza Nuova, da Lealtà e Azione ad Avanguardia Nazionale, da Generazione Identitaria a Fortezza Europa e molti altri ancora che fanno dell’antisemitismo, della negazione dell’Olocausto e degli insulti e delle minacce agli ebrei il loro pane quotidiano.

Né Salvini né la Meloni hanno mai chiaramente e duramente preso le distanze da quest’area politica dell’estremismo neofascista e neonazista, e ciò probabilmente per piccoli calcoli elettorali.
Dire che non si vuole avere a che fare con questi movimenti e con i loro aderenti e simpatizzanti sarebbe da parte loro un atto di serietà e di chiarezza politica.
Altrimenti la visita e la solidarietà espressa da Salvini e Meloni alla senatrice Segre rimangono un gesto di facciata simile a quello fatto da Claudio Lotito, che dopo gli insulti dei tifosi laziali ad Anna Frank con la divisa della Roma, mentre portava una corona di fiori in sinagoga si fece sentire mentre diceva: “Aho’, e annamo a fa’ ‘sta sceneggiata”.

Noi, intanto, riportiamo qui sotto l’audio della ‘lettera’ indirizzata da Liliana Segre a Primo Levi, suo maestro e mentore di sopravvivenza, e letta pochi giorni fa a Palazzo Ducale davanti ad un pubblico commosso e partecipe (un servizio video dedicato all’evento è invece nella sezione video del giornale).

28 Novembre 2019