Bobbio guida la riscossa degli antichi borghi. Il regista Marco Bellocchio: “Dobbiamo salvaguardare queste eccellenze”
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Bobbio guida la riscossa degli antichi borghi. Il regista Marco Bellocchio: “Dobbiamo salvaguardare queste eccellenze”

di ALBERTO BRUZZONE

Se c’è un patrimonio che l’Italia deve difendere a ogni costo – in tempi di spopolamento dell’entroterra e di un generale e assai preoccupante impoverimento dal punto di vista culturale – questo è rappresentato dai suoi borghi. Centinaia, migliaia di paesini arroccati ora in montagna, ora sul mare, ora sulle colline, da Nord a Sud, con bellissimi esempi anche nella nostra Liguria.

Il borgo è sapore antico, perché richiama alle nostre tradizioni, all’Italia di un tempo, alle cose vere e genuine, all’amore per la propria terra, ai legami, ai luoghi del cuore.

Ben vengano, quindi, tutte le campagne e le iniziative pro-borghi, come quella che, un paio di sere fa, ha visto come grande protagonista Bobbio, il paese della Val Trebbia che, all’interno della trasmissione ‘Borgo dei Borghi 2019’, trasmessa da Raitre, si è aggiudicato il titolo di più bello d’Italia.

Bobbio, cittadina di cui ‘Piazza Levante’ si è occupata (con grande piacere) già in un suo precedente articolo – quando c’è stato da raccontare la riapertura della scuola materna, grazie a una bellissima sinergia tra Comune, Diocesi e un imprenditore assai illuminato che corrisponde al nome di Marco Labirio – è già in provincia di Piacenza, ma conserva con la Liguria un legame assai particolare, essendo lungo quella Statale 45 che, da sempre, è arteria vitale nei collegamenti tra la nostra regione e l’Emilia.

Sapori antichi, come questa strada che esiste dalla notte dei tempi, come queste case fatte in pietra, come il Castello, il ponte sul Trebbia e tanto, tanto altro. Pensi ai borghi, e in Liguria non si può fare a meno di citare realtà come Torriglia, come Boccadasse, come le Cinque Terre, Portofino, Varese Ligure, Camogli.

L’elenco sarebbe lunghissimo: ha vinto Bobbio perché pubblico e giuria si sono convinti per diversi motivi, che spaziano dall’architettura alla cucina, dalla vivibilità alla concentrazione di bellezze artistiche. Il capoluogo della Val Trebbia si è piazzato davanti a Palazzolo Acreide (Sicilia), Rotondella (Basilicata) e Laigueglia(Liguria). Nella puntata decisiva, condotta da Camila Raznovich, Bobbio è stato votato da una giuria formata dallo storico dell’arte Philippe Daverio, il geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi e la campionessa di scherma Margherita Granbassi.

Tremila e cinquecento abitanti – che arrivano a circa diecimila durante l’estate – Bobbio è un posto di una grande vitalità e di indubbio valore culturale. Di recente sono stati condotti lavori di restauro nel centro (la bellissima piazza Duomo) e qui si stratificano l’eredità romana, longobarda e carolingia, che hanno lasciato la loro impronta pure nella cucina, molto saporita e apprezzata dai visitatori.

Anche il cinema ha reso omaggio a questi luoghi, e non è un caso, perché il bobbiese attualmente più illustre è uno dei più grandi maestri italiani: il regista Marco Bellocchio. “Ho saputo di questo riconoscimento – racconta l’autore di capolavori come ‘I pugni in tasca’, ‘La Cina è vicina’, ‘L’ora di religione’ e il recente ‘Il traditore’ – e, naturalmente, mi fa molto piacere. È giunto in maniera direi inaspettata, perché Bobbio, secondo me, è sempre rimasta un po’ in ombra, rispetto ad altri borghi più famosi. Ma è anche un premio all’enorme lavoro svolto in questi ultimi anni, a partire dall’amministrazione, passando per gli imprenditori locali e tutte le persone che s’impegnano in città”.

Secondo Bellocchio, “Bobbio è un posto bellissimo, perché è paese ma anche piccola città, allo stesso tempo. Ci sono bellezze storiche, artistiche, una gastronomia eccellente. Non c’è nulla qui da invidiare, rispetto ad altri borghi. Anzi, spero che questo riconoscimento e soprattutto il passaggio in televisione possano essere un volano dal punto di vista turistico, perché Bobbio e i bobbiesi lo meritano ampiamente”.

Il regista è molto affezionato alla sua terra: “Sono nato qui, poi ho vissuto molto anche a Piacenza. Sento che ora c’è bisogno di accelerare il passo, perché posti come Bobbio, e come molti altri borghi, rimangano vivi e continuino a essere frequentati. Questa di Raitre mi pare una bellissima operazione, cui occorre adesso dar seguito. Bisogna muovere, muovere e ancora muovere. Per fortuna, ci pensano anche tanti personaggi eccellenti che vivono qui”.

La notizia più bella degli ultimi tempi è stata la riapertura della scuola materna. Da Bobbio non si va più via, anzi. Le famiglie si stabiliscono qui, i giovani prendono casa, la popolazione aumenta, facendo segnare una sorprendente inversione di tendenza.

“A persone come Marco Labirio, che ha deciso di mantenere qui la sua azienda, bisognerebbe stendere un tappeto rosso in paese. Bobbio in passato è stata una grossa realtà industriale, poi purtroppo sono arrivati i tempi bui. Ma Labirio ci ha creduto sempre”.

Anche Bellocchio ha fatto e continua a fare la sua parte, con quello che sa fare meglio, da tutta una vita: il cinema e l’immagine. Ha girato a Bobbio alcuni suoi film (‘Sorelle mai’ e ‘Sangue del mio sangue’), e, sempre in città, ha fondato e continua a dirigere il suo laboratorio ‘Farecinema – incontro con gli autori’, una scuola di regia e recitazione: la città e i suoi dintorni fanno da set cinematografico con la partecipazione di comparse, anche prese dalla strada. In parallelo, ha istituito il festival cinematografico ‘Bobbio Film Festival’, con rappresentazioni nel periodo estivo nel chiostro dell’Abbazia di San Colombano, dove si è trasferito il cinema locale. Un cineforum segue il termine delle proiezioni, al quale partecipano solitamente personaggi rappresentativi del film proiettato.

“Cerchiamo di fare la nostra parte, di esprimere il nostro potenziale pure in questo senso – osserva il regista – Ogni estate mi fermo a Bobbio per almeno quindici giorni. Certo, una volta mi fermavo molto di più, quando ero ragazzo. Trascorrevo da queste parti intere estati e mi ricordo che, venendo dalla città di Piacenza, ero felice perché qui avevo molta più libertà e c’erano molti meno pericoli”.

Il fascino del borgo, pure in questo: “Essere a Bobbio con una certa regolarità ogni anno, mi permette di vivere senza nostalgia”. Perché è proprio questo il sentimento che prevale, quando le luci di un borgo si spengono, quando le sue finestre si chiudono, quando gli usci delle case vengono serrati: la nostalgia.

Evitare tutto questo è anche una forma di rispetto, verso le nostre radici, verso la nostra storia. “Per questo – conclude Bellocchio – non è detto che non possa ambientare altri miei film a Bobbio. Anche se, per il momento, non ho le idee abbastanza chiare. Voglio invece proseguire sul filone ‘civile’. Dopo ‘Il traditore’, dedicato a Tommaso Buscetta (con un magistrale Pierfrancesco Favino nei panni del pentito e di un altrettanto straordinario Luigi Lo Cascio in quelli di Totuccio Contorno, ndr), il prossimo lavoro sarà su via Fani e sul sequestro di Aldo Moro. Continuo così a raccontare la storia d’Italia, attraverso il cinema”.

Ma senza mai dimenticare la storia di Bobbio, la storia dei nostri borghi. La storia di tutti noi.

24 Ottobre 2019