“Ricibo”, i professionisti del riciclo dei pasti
Aziende in vetrina, Economia

“Ricibo”, i professionisti del riciclo dei pasti

Sprecare il cibo significa sprecare la vita. Buttarla via pezzo dopo pezzo, chilogrammo dopo chilogrammo. È il più grande paradosso della società contemporanea: milioni di persone che hanno alimenti in eccesso e milioni che non ne hanno affatto. Ridistribuire, ricalibrare, riequilibrare: sono imperativi categorici.
Secondo studi recenti, è stato calcolato che, in tutto il mondo, un terzo del cibo prodotto per uso umano viene sprecato. Corrisponde al fabbisogno di un terzo della popolazione del pianeta.

Ogni anno, vengono buttate via un miliardo e trecento milioni di tonnellate di prodotti. È stato fatto anche il riparto: finiscono in pattumiera e in discarica il 30% dei cereali, il 20% dei prodotti caseari, il 35% dei prodotti ittici, il 20% della carne.
Fermandosi ai soli dati italiani, ogni anno sono buttati via circa quaranta chilogrammi di alimenti pro capite, per una cifra equivalente di ben tredici miliardi di euro.
Soltanto nelle mense scolastiche, una percentuale fra il 30 e il 60% va a finire nella spazzatura. Com’è possibile arginare questo fenomeno? Ci sono delle contromisure che si possono adottare? La ridistribuzione è un concetto espresso soltanto a parole o esiste realmente nei fatti?

A Genova, una risposta in termini concreti la sta dando, con parecchio successo, il progetto Ricibo. A parlarne è uno dei responsabili, Marco Malfatto. “Ricibo è un progetto di rete cittadino per il recupero e la ridistribuzione di eccedenze alimentari ai fini di solidarietà sociale, nel territorio del Comune di Genova. L’obiettivo è quello di realizzare una piattaforma integrata di tutti i progetti e azioni esistenti, allargandone quanto possibile il campo sul territorio cittadino. Un vero e proprio sistema che punta a una città a spreco zero”.

L’approccio di Ricibo è innovativo in quanto affronta la lotta allo spreco e alle povertà attraverso politiche sharing in cui strumenti, persone e mezzi possono essere condivisi dalla ‘Rete Ricibo’.
“Il progetto, per il biennio 2018/2019, è sostenuto interamente da Compagnia San Paolo e Fondazione Carige. Aiutiamo le varie associazioni in modo che possano essere sempre più efficienti nella lotta allo spreco alimentare. Nel corso del primo anno, il 2018, abbiamo svolto un’analisi dell’esistente attraverso una mappatura di enti e servizi di raccolta e distribuzione del cibo e donatori attivi o potenziali suddivisi per territorio. Quindi, ci sono stati workshop di co-progettazione, al fine di far conoscere e dialogare le associazioni. Poi, abbiamo fatto una formazione su temi specifici, come le norme igienico-sanitarie nel trasporto di cibo, la Legge Gadda, l’applicazione Bring The Food, gli sconti Tari previsti per chi non spreca gli alimenti”.

L’attività è quotidiana e incentrata su moltissimi fronti: “Stiamo anche implementando – prosegue Marco Malfatto – altri strumenti di supporto: logistici, come mezzi e autisti, ma anche strumentali, come una chat su Whatsapp che consente lo scambio di alimenti tra le varie associazioni. Può capitare, infatti, che alcune ne abbiano in un determinato momento in eccesso, mentre altre siano carenti. Questo è un ulteriore modo per non sprecare. Il focus è, soprattutto, quello di gestire al meglio i prodotti freschi, perché sono quelli maggiormente deperibili e quindi vanno ridistribuiti e consumati in tempi brevi. Ricibo si occupa anche d’individuare quelle realtà un po’ più strutturate che possono essere dotate di frigoriferi, congelatori e abbattitori di temperatura. Inoltre, abbiamo attivato una convenzione con la Coop, in particolare con il punto vendita di Dinegro, per la raccolta quotidiana dei prodotti freschi che rimangono invenduti. La stima è di circa sessanta chilogrammi al giorno di cibo che viene “salvato” dalla pattumiera: parliamo soprattutto di focaccia, pane, pizza, polli arrosto, pasta fresca, prodotti di gastronomia o prodotti da frigo confezionati. Tutti alimenti che, prima dell’esistenza di una rete, finivano molto più spesso nella spazzatura”.

Le associazioni mappate hanno tutte un servizio di distribuzione di beni alimentari: c’è chi possiede una mensa, chi un social market, chi dona pacchi di alimenti, chi dispone di unità di strada, ad esempio per consegnare i panini ai senza fissa dimora nelle varie stazioni.
Facilitare il passaggio del cibo non venduto, ottimizzare i tempi, armonizzare il lavoro delle varie associazioni: sono tutti elementi essenziali affinché gli alimenti sprecati siano sempre di meno.

In questo senso, è fondamentale pure il lavoro all’interno delle scuole e dei centri per la preparazione dei pasti, anche alla luce del fatto che, come si diceva, è proprio nelle mense che si concentra la maggior percentuale di sprechi. “Infatti una delle finalità di Ricibo – conferma Marco Malfatto – è anche quella di combattere lo spreco alimentare in ottica sistemica. In questo senso, abbiamo svolto un percorso di formazione per insegnanti nelle scuole medie ed elementari, denominato Progetto Leonida, e abbiamo svolto ‘competizioni’ in mensa tra le varie classi su chi spreca meno. Infine, stiamo sperimentando a Genova anche la distribuzione della cosiddetta Ricibox, ovvero un contenitore per portare a casa i propri avanzi, in collaborazione con alcuni ristoranti. È una pratica ormai consueta in parecchi paesi esteri, mentre in Italia deve ancora prendere campo”.
In America, ad esempio, si chiama doggy bag o doggy box: un sacchetto o una scatola con il cibo ufficialmente da portare al proprio cane, ma spesso si tratta di ottimi pasti che uomini e donne possono tranquillamente finire di consumare il giorno dopo.

“Più alta è la consapevolezza rispetto al cibo – sostiene Marco Malfatto – e meno ne verrà sprecato. Le persone dovrebbero anzitutto imparare a comprare e a cucinare lo stretto necessario. Bisogna dare il giusto valore al cibo, solo così lo potremo rispettare. Diminuire gli sprechi deve diventare un obiettivo condiviso da tutti”.
Lo scorso anno, Ricibo ha raccolto qualcosa come centottanta tonnellate di alimenti e trentacinquemila pasti, “ma si tratta di numeri sottostimati perché ci sono molte realtà, come i piccoli negozi, che ridistribuiscono il cibo in maniera autonoma, senza aderire a nessuna rete. Grazie al gruppo di Whatsapp, inoltre, noi abbiamo potuto scambiare tra le varie associazioni circa due tonnellate di cibo. L’obiettivo è coprire tutta la città, e non solo determinati supermercati. A fine 2019, faremo una valutazione dell’impatto socio-economico e ambientale del nostro lavoro, per capire anche quanto vale, in termini di risparmio e di minor inquinamento, tutta questa nostra attività”.

Genova è la seconda città italiana ad aver introdotto una riduzione della Tari per i soggetti donatori: sulla base del quantitativo dei beni alimentari ceduti, si possono ottenere sconti sulla parte variabile della tariffa, sino al 30%. Questo rende il progetto assolutamente innovativo anche a livello nazionale.
Se a Genova lavora molto bene la ‘Rete Ricibo’, in altre città come Milano hanno molto successo gli hub di quartiere: spazi pubblici destinati allo stoccaggio e alla distribuzione degli alimenti, recuperati e resi accessibili agli enti del terzo settore, alle organizzazioni beneficiarie e a quelle non profit.

In Emilia, invece, sono assai diffusi gli empori solidali, ai quali accedono le famiglie inviate dai servizi sociali, attraverso un apposito punteggio di graduatoria.
Sono tutte iniziative ultra lodevoli. Papa Francesco, nella Catechesi del giugno 2013 dedicata alla Giornata Mondiale dell’Ambiente, lo ha detto senza mezzi termini: “Nel miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, avanzano dodici ceste. Non ci sono scarti, il dodici rappresenta simbolicamente le tribù di Israele, cioè tutto il popolo, e questo ci dice che quando il cibo viene condiviso, niente va perduto. Ecologia umana ed ecologia ambientale camminano insieme. Invece il cibo sprecato, è cibo rubato ai poveri”.

Su questo concetto bisogna ragionare. E operare. Cristianamente e laicamente, allo stesso modo.

(al.br.)

10 Ottobre 2019
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