Quello che Di Capua non dice (ovvero un capolavoro di surrealismo chiavarese)
Attualità, editoriale

Quello che Di Capua non dice (ovvero un capolavoro di surrealismo chiavarese)

La vicenda della riqualificazione dell’area ex Italgas di via Trieste a Chiavari sta assumendo sempre di più i contorni di una farsa. 

La maggioranza che governa Palazzo Bianco manda segnali contraddittori, cimentandosi nel tentativo surreale non solo di deresponsabilizzarsi sul tema, ma addirittura di cavalcare la tigre dello scontento. Un vecchio schema che si ripete… 

Ogni  volta che il sindaco o qualche elemento della sua maggioranza rilasciano una dichiarazione, mostrano un certo  nervosismo, che contrasta stranamente con l’ostentata serenità di chi in assemblea comunale si dichiara in controllo.  

Nel veemente e un po’ raffazzonato comunicato stampa emesso in fretta e furia lunedì sera, il sindaco di Chiavari sostiene che la contrarietà della sua maggioranza rispetto al progetto di via Trieste “è chiara e confermata dall’atto votato in Consiglio Comunale”. Ricordiamo che l’atto votato in Consiglio Comunale il 26 agosto dice, in soldoni: “Facciamo il possibile per trovare soluzioni alternative purché ciò non ci esponga ad atti legali o a ritorsioni giudiziarie”, e non fu votato dalle minoranze Levaggi e Cama in quanto ritenuto debole e non abbastanza risoluto politicamente. 

Di Capua, replicando al gruppo Noi di Chiavari, produce anche le ricevute di avvenuta accettazione e avvenuta consegna delle pec che ha inviato al Ministero della Giustizia. Un atto di trasparenza dovuto, che almeno lo smarca dall’accusa peggiore: l’aver mentito in Consiglio Comunale.

Aspettando che si chiarisca l’ennesimo mistero su pec inviate e risposte non pervenute, o pervenute a personaggio diverso dal mittente, personaggio che poi ne parla con la stampa ma senza produrne evidenza, rimarchiamo che le ultime dichiarazioni da parte del sindaco di Chiavari si prestano almeno a due considerazioni.

Ovvero, quello che Di Capua non dice.

  1. Di Capua scrive: “Se i cittadini non vedranno nascere i palazzi  in via Trieste, potranno dire grazie alla mia contrarietà e a quella della maggioranza. Non certo alle chiacchiere e minacce dei consiglieri di minoranza che hanno bisogno di un po’ di visibilità”.
    Questo, dal punto di vista del susseguirsi delle vicende e della logica dei comuni mortali, è un triplo salto mortale: Di Capua dimentica infatti di dire che i presupposti per la nascita dei palazzi in via Trieste sono stati creati proprio dalla sua amministrazione. La quale quindi, nella migliore delle ipotesi, potrà risolvere un problema da lei stessa creato, e soltanto da lei.
    Come mai, infatti, si è passati dal Puc di Levaggi che prevedeva aree verdi e parcheggi a quello di Di Capua, che ha di fatto spalancato le porte a questo progetto? Perché l’amministrazione attuale ha preso convintamente e nei fatti una direzione, e ora intende – ancora a parole, peraltro – fare retromarcia? È successo nel frattempo qualcosa che i cittadini ancora non sanno? Oppure semplicemente la coerenza non è il forte di questa amministrazione?
  2. “Potranno dire grazie alla mia contrarietà e a quella della maggioranza”? Signor sindaco, abbia pazienza: se questo  progetto non passerà, sarà perché ci sono stati un Comitato di cittadini, mille firme raccolte, un solo organo di stampa (‘Piazza Levante’) e una minoranza di eletti in Consiglio Comunale che sin dall’inizio o in corso d’opera hanno protestato a gran voce, sollevando l’opinione pubblica, mantenendo vivo il caso, costringendovi ad affrontarlo più e più volte in assemblea, e non certo per l’ondivago e contraddittorio atteggiamento della Sua maggioranza, che nel frattempo, e su questo specifico punto, ha anche perso per strada un elemento.
    Se il progetto non passerà, Palazzo Bianco avrà semplicemente messo, in zona Cesarini, la firma su un movimento contrario nato e partito interamente da fuori. Anche da quel Comitato che il gruppo Avanti Chiavari, come la volpe con l’uva, non ha mancato di mettere alla berlina, con il consueto atteggiamento di sufficienza e con la consueta sprezzante ironia, dopo che le sue avances sono state respinte.

La verità, signor sindaco, è che, in mezzo a tanti misteri, chi ha fatto cosa, in questa storia di via Trieste, è sempre più chiaro. Ora, all’amministrazione comunale spetta il solo e unico compito di uscire da questo casino.
Le piace lo slogan “fatti, non parole”, signor sindaco? Non ha che da comportarsi di conseguenza: anziché cercare in anticipo di attribuirsi meriti (per ora ipotetici) che non ha, faccia qualcosa. 

La città la osserva. Siamo tutti qui che aspettiamo.

10 Ottobre 2019
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