I misteri di via Trieste
Attualità, editoriale

I misteri di via Trieste

La vicenda dell’area Italgas di via Trieste e del mega-progetto per realizzare una notevole volumetria residenziale al posto dei capannoni esistenti continua a tenere banco.

Fin dall’inizio di questa storia, ‘Piazza Levante’ aveva segnalato puzza di bruciato e denunciato l’incongruenza della decisione dell’attuale amministrazione Di Capua-Segalerba di trasformare un’area destinata a servizi e parcheggi per il quartiere, così come previsto dal PUC Levaggi, in un’area fortemente edificabile.

Ma gli sviluppi della vicenda: nascita del Comitato, posizioni ambigue e contraddittorie dell’Amministrazione su un progetto già passato in Commissione Edilizia, denuncia del consigliere Giardini con la sua conseguente clamorosa uscita dalla maggioranza, attacchi durissimi nei suoi confronti da parte di ‘Avanti Chiavari’, minacce di denuncia alla procura da parte dello stesso Giardini, tutto questo dimostra che ‘Piazza Levante’ ci aveva visto giusto fin dall’inizio, e che il caso di via Trieste rischia di essere una grana grossa e dagli esiti imprevedibili per la maggioranza che governa Chiavari.

 Ciò che colpisce di tutta la vicenda sono i tanti punti oscuri, i misteri di via Trieste appunto, che nonostante la bagarre degli ultimi mesi sono ben lungi dall’essere chiariti.

  1. Italgas negli ultimi dieci anni, nonostante un accordo con Agostino per la super cementificazione dell’area in cambio degli spazi per la realizzazione del nuovo Tribunale, non aveva mai ‘coltivato’ la pratica, mostrando, se non sostanziale disinteresse, almeno poca attenzione per le previsioni urbanistiche del PUC Levaggi (fece una sola osservazione contraria, senza alcun clamore e forse con poca convinzione).
    L’atteggiamento della grande impresa gasiera era probabilmente dovuto ad una serie di ragioni del tutto comprensibili: intanto, il core business di Italgas è la distribuzione di gas e non gli affari immobiliari; inoltre, la bonifica dell’area avrà costi elevatissimi: si parla di 7 milioni di euro, dovuti al fatto che lì storicamente si produceva e stoccava carbon-coke; costi che ammazzano l’economicità di qualsivoglia progetto  immobiliare; da ultimo, ma non meno importante, la zona era ‘zona rossa’, e quindi praticamente inedificabile.
  2. Improvvisamente però, con il comparire dell’ Amministrazione Di Capua-Segalerba, il quadro cambia: grande agitazione. Si muovono professionisti locali per ottenere in Regione il passaggio da zona rossa e zona gialla, si fanno molte riunioni sul progetto tra l’amministrazione e Italgas. Riunioni cui partecipano, oltre ai funzionari, molti politici: sindaco, Segalerba, lo stesso Giardini ed altri. Cosa questa riprovevole e al limite della legge, tenuto conto che la responsabilità della pratica è integralmente del funzionario titolare, e quindi politici e consiglieri comunali farebbero bene a stare alla larga dalle pratiche urbanistiche ed edilizie durante il loro iter tecnico.
    Il progetto finalmente vede la luce ma non è firmato da professionisti locali, bensì dallo studio Giugiaro di Torino.
  3. Nasce a questo punto il Comitato di protesta dei cittadini di via Trieste, che impiega non poco tempo per farsi ricevere dal Sindaco. Quando finalmente l’incontro avviene, gli esponenti del Comitato hanno la sorpresa di trovarsi davanti non solo il sindaco, ma mezzo consiglio comunale.
    Sorpresa nella sorpresa (o nuovo mistero?), importanti esponenti della maggioranza quali Segalerba e Corticelli jr si dicono completamente d’accordo con il Comitat , al quale anzi chiedono di iscriversi perché a loro il progetto non piace.
    Ma come? Avete partecipato con i funzionari di Italgas alla definizione del progetto e adesso non vi piace?
    Surrealismo totale, presa per il culo o un reale cambio di atteggiamento verso il progetto? E se è così, per quali ragioni?
    Anche il Sindaco che perlomeno non ha chiesto di aderire al Comitato, ripete più volte in quella riunione e nella settimana successiva, che a lui il progetto non piace.
    Insomma, questo progetto non piace a nessuno nella maggioranza, ma per settimane e mesi nulla accade. Il Comitato, giustamente, a questo punto chiede di fermare il progetto ma nonostante un caldissimo consiglio comunale di fine agosto in cui l’opposizione fa il diavolo a quattro, e finalmente anche il PD si sveglia dopo mesi di torpore, dall’amministrazione non arriva alcuna risposta. Perché?
  4. A questo punto il consigliere Giardini, già alto consulente urbanistico del Sindaco e a quanto pare coinvolto fin dall’inizio nelle riunioni e nei rapporti con Italgas, improvvisamente cambia posizione, finendo fuori dalla maggioranza perché “ha sentito puzza …”, di cosa non lo dice.
    Incomincia una polemica durissima tra Giardini e l’Amministrazione Di Capua, perché secondo Giardini il Piano Casa non sarebbe applicabile al progetto, e quindi probabilmente anziché tantissimo cemento se ne potrebbe costruire tantissimo meno qualcosa… e di nuovo nella conferenza stampa di sabato scorso il consigliere Giardini evoca lo spettro della Procura della Rebubblica.
  5. Anche l’ultimo Consiglio Comunale, con un dibattito a dir il vero di bassissimo livello, non chiarisce granchè. Anzi si riproduce una situazione surreale in cui la responsabilità e le colpe di tutto sono messe sulla schiena del consigliere architetto Giardini, che nella sua veste di alto consulente del Sindaco in materia urbanistica ed estensore delle schede della revisione del Puc (quelle in cui l’area inedificabile veniva resa edificabile) avrebbe garantito a tutta la maggioranza che mai e poi mai in via Trieste vi sarebbe stata una cementificazione. Che è come dire che quando nel dicembre del 2018 la maggioranza attuale, che si dice oggi assolutamente contraria al progetto, approvò la revisione del Puc che lo consentiva, dormiva un sonno profondo!
  6. In tutta questa confusione l’Italgas tace. E forse una parola sulle intenzioni della grande società oggi sarebbe opportuna. Restiamo convinti che l’unico interesse di Italgas sia quello di ridurre al massimo i costi della bonifica, e ciò potrebbe avvenire o cedendo l’area al Comune per parcheggi o cedendo i volumi esistenti per sfamare il fabbisogno di aree direzionali e di servizio che affliggono la città.

Morale della storia: l’urbanistica e gli affari immobiliari non hanno mai portato fortuna ad Agostino e ai suoi epigoni. L’impressione che anche questa amministrazione faccia pasticci sull’urbanistica è forte: dalle previsioni cassate dalla Regione sul nuovo PUC (vedi cemento in corso Lima) alle incertezze permanenti su cosa si potrà fare in Colmata dopo la realizzazione del mega-depuratore, alla totale mancanza di visione sul futuro della città e delle sue nuove generazioni. Ripetiamo e lo abbiamo detto tante volte che  mettere il depuratore sull’ultima area pregiata della città è pura follia.

La mancanza di spazi direzionali allontana e allontanerà da Chiavari imprese avanzate (digitali in particolare) fondamentali per la creazione e il mantenimento di occupazione giovanile e non.

 In fondo, con un po’ di lungimiranza anche la vicenda Italgas poteva e potrebbe essere risolta in questa direzione.

 Basta volerlo, uscendo dalla zona grigia dei misteri.

3 Ottobre 2019
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