Depuratore di Chiavari, avanza l’ipotesi “a filo di banchina”. Ma con riserve
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Depuratore di Chiavari, avanza l’ipotesi “a filo di banchina”. Ma con riserve

di ALBERTO BRUZZONE

Importanti novità, per quanto riguarda il progetto del depuratore di vallata di Chiavari, che dovrà servire, oltre alla città principale del Tigullio, anche i comuni di Zoagli, Lavagna, Leivi e tutto l’entroterra toccato dal fiume Entella.

Ireti, la società che, per conto di Iren, si occupa della progettazione degli impianti di depurazione, ha presentato, nei giorni scorsi, il suo progetto definitivo presso la sede della Regione Liguria, seguendo l’iter previsto in questi casi.

Fonti interne all’ente di piazza De Ferrari fanno sapere che, adesso, ci sarà tempo sino al prossimo giovedì 19 settembre per verificare se sono necessarie integrazioni. L’invito è rivolto a tutti i comuni interessati, soprattutto quello di Chiavari che dovrà ospitare l’impianto, ma anche alla Regione stessa e all’Ato – Ambito Territoriale Ottimale della Città Metropolitana di Genova.

Trascorso questo periodo, verrà convocata la tanto attesa Conferenza dei Servizi, tra le varie parti coinvolte. Quindi, sarà pubblicato l’avviso pubblico, come prevede la procedura.

Come anticipato da ‘Piazza Levante’, quindi, settembre sarà il mese decisivo, per quanto riguarda la scelta strategica più importante degli ultimi anni nella città di Chiavari. Sempre secondo fonti interne alla Regione, il progetto presentato da Iren, e per ora non svelato ufficialmente, andrebbe a confermare quanto prospettato da Palazzo Bianco: ovvero la soluzione di un depuratore lungo e stretto, a filo di banchina, in modo che l’area centrale della Colmata, dove la giunta Di Capua immagina verde pubblico, impianti sportivi e un possibile polo scolastico, possa rimanere preservata e aperta a svariati utilizzi.

Si sarebbe quindi orientati, per il momento, a scegliere l’opzione ‘politica’: un impianto complesso e, probabilmente, molto più costoso, in quanto sono previsti circa dodici milioni di euro per la costruzione di adeguate difese a mare. È una versione che lascia ancora perplessi i tecnici, e infatti verrà portata avanti con le opportune riserve: qualora, in corso d’opera, ci si dovesse rendere conto dell’impossibilità di questa realizzazione, o della sua pericolosità per via della troppo eccessiva esposizione al mare e ai moti ondosi, si farebbe ancora in tempo ad andare più verso il centro.
Anche per questo, come scritto nei numeri scorsi, la Regione non ha ancora approvato, in via definitiva, la variante al Piano Urbanistico Comunale proposta dalla giunta Di Capua (leggi l’articolo qui).

Quello che filtra, a settembre 2019, è che si va verso l’opzione voluta da Palazzo Bianco e dalla Città Metropolitana. Con tutti i rischi e le riserve del caso. Anche il sindaco metropolitano Marco Bucci infatti, un anno fa, aveva sposato la collocazione dell’impianto a filo di banchina. Ma non si erano ancora verificate le tremende mareggiate di fine ottobre, che hanno portato a rivalutare l’intero disegno, convincendo i tecnici a rafforzare ancor di più le difese a mare e allungando i tempi di progettazione. Il costo elevato delle difese potrebbe convincere Ireti, ovvero Iren, a investire molto meno sulle altre opere: pista ciclabile, verde pubblico e impianti sportivi, che resterebbero, a questo punto, interamente a carico del Comune di Chiavari. Quadro in divenire, insomma, e di sicuro se ne saprà di più dopo il 19 settembre, e anche quando verrà pubblicato il progetto.

Intanto, ad aggiungere perplessità su perplessità è anche il Comitato Giù Le Mani dal Fiume Entella. Il suo presidente Giovanni Melandri, intervistato da Marisa Spina per ‘Piazza Levante’ (il servizio si trova in basso, nella sezione Video), osserva: “I giorni di settembre saranno decisivi. La collocazione nella zona di Colmata, secondo noi, è comunque sbagliata, sia che si tratti di impianto a filo di banchina che di impianto più accentrato. Perché? Nel primo caso, perché sono previste difese a mare veramente impattanti, nel secondo caso perché andrebbe sprecata l’unica zona strategica della città. Noi contro il cemento ci siamo sempre battuti, basti pensare alla fiera opposizione che abbiamo fatto, e che continuiamo a fare, contro il progetto della cosiddetta Diga Perfigli, quindi ci chiediamo: ha senso fare tutto questo lavoro sulla scogliera? Chiederemo ad altri comitati a noi affini di aderire alla nostra battaglia e, nel frattempo, lanciamo un appello a tutti: perché non ci si siede nuovamente intorno a un tavolo per trovare soluzioni alternative?”.

Una richiesta che, con questi presupposti, lascia il tempo che trova. Infatti Palazzo Bianco, incamerato il sì all’impianto prospettato, tenterà al contrario di premere sull’acceleratore, facendo naturalmente ripartire la macchina della propaganda. Senza però avere la minima certezza di come andrà a finire.

Ma è proprio qui, cari amministratori, che ora si consuma la vera sfida: che cosa avere da proporci nell’area più strategica della città? Ne vogliamo parlare seriamente o giochiamo a ‘camallarci’ come con via Trieste?

5 Settembre 2019
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