Aurora Chiavari: cento anni di fasti, non solo in bicicletta
Ciclismo, Sport

Aurora Chiavari: cento anni di fasti, non solo in bicicletta

di DANILO SANGUINETI

Nel 1919 c’è una gran voglia di tornare alla vita. La Grande Guerra, la prima conflagrazione mondiale che aveva cambiato il corso della storia e di tantissime esistenze si è appena conclusa, scaturiscono idee da ogni dove, la spinta all’innovazione è  potente, ci sono energie ed entusiasmi sconosciuti nell’anteguerra.

In tempi di diffusa trasformazione lo sport non può rimanere indietro. Anzi. Compie un deciso balzo in avanti, il 1919 si rivela un anno cruciale anche nel Tigullio: nascono, in pratica una dietro l’altra, due squadre di calcio, il Sestri Levante e la Lavagnese, una società di bocce, la Chiavarese, e lo Sport Club Aurora. Che, almeno all’inizio, ha una marcia in più. Nasce come Polisportiva, con decine di soci, un consiglio direttivo che riunisce grossi nomi locali, e che in diverse discipline ottiene da subito risultati eclatanti.

Fa specie che dieci decenni dopo la Asd Sport Club Aurora Chiavari sia una società ciclistica che pur avendo un consiglio e diversi tesserati si limiti ad affiancare altre società nell’organizzazione di eventi e gare, oltre ad opera di propaganda. Gli agonisti latitano, la società paga la crisi del ciclismo che dalla cima dell’albero (le squadre professionistiche italiane) si è propagata sino alle radici, i club che svolgono pura attività giovanile. Questo non toglie che l’Aurora abbia diritto alla sua festa di compleanno come le altre tre.
Il presidente Alfonso Barattini e il suo vice Andrea Descalzo assicurano che anche il club bianco-rosso celebrerà il primo secolo di vita con atti importanti e partecipati come quelli delle sue coetanee. “Stiamo preparando una festa per l’autunno, ci saranno un convegno e una cerimonia, alla quale interverranno dirigenti dell’U.C.I., un paio di grossi nomi del ciclismo odierno, oltre a una ‘firma’ del giornalismo sportivo che farà da cerimoniere dell’evento. Aspettiamo solo alcune conferme prima di pubblicare il programma delle celebrazioni”.
Nel frattempo sarà bene ricordare che cosa è stata l’Aurora per lo sport chiavarese e non solo: polisportiva senza averne il nome, club di rango internazionale per decenni senza averne l’aria. Negli anni Venti non si andava troppo per il sottile, si praticavano gli sport più popolari, mischiando boxe e ciclismo, guantoni e due ruote, boxeur e suiveur.

La storia inizia in una serata di luglio, il giorno venti del 1919, per l’appunto. Si riuniscono alcuni sportsmen chiavaresi che, gasati dalla cronache del Diavolo Rosso Giovanni Gerbi e del nascente astro Costante Girardengo originari della ‘confinante’ Bassa Piemontese (il primo di Asti, il secondo di Novi Ligure), vogliono creare una squadra di pedalatori che si faccia onore. È un manipolo di autentici pionieri dello sport cittadino la lista dei firmatari-fondatori: Mino Quenti, Antonio Rivarola, Vittorio Valle, Giacomo Zolezzi, Giuseppe Chiappe, Giuseppe Sanguineti, Nevito Brignole, Tito Canepa, Luigi Carniglia, Lorenzo Carniglia, Umberto Giorgi, Giuseppe Rossi, Vittorio Catani, Sandro Frugone, Giobatta Dentone. La poltrona di presidente va a Giobatta Ghio.

Gli auroriani per diversi decenni onorano il termine polisportivo: la società diventa importante, la sezione ciclismo è quella portante ma ci sono branche dedicate all’atletica leggera, alla pallacanestro e al pugilato. E si dà spazio anche all’altra metà del cielo, sebbene per il momento le ragazze agoniste si contino sulla punta delle dita. E si fa anche attività ricreativa, rimangono celebri i carri fioriti che partecipano alle principali ricorrenze cittadine.

L’Aurora nata al termine di un conflitto lungo e doloroso raggiunge l’apogeo nel secondo Dopoguerra quando l’Italia, specificatamente Chiavari e il circondario si risollevano da anni spaventosi di battaglie e lutti, sofferenze che questa volta hanno disintegrato anche case e anime, l’intero tessuto sociale del Tigullio percorso da una dura guerra civile.
Ciclismo e boxe sono di nuovo i volani della rinascita anche sportiva. Negli anni Cinquanta gareggiano con la maglia biancorossa cucita sulla pelle autentici campioni, atleti che lasciano il segno sulla scena internazionale. Antonio Pandolfi è il presidente, la sezione ciclismo ha in Renato Ponzini un asso tra i dilettanti e un ottimo professionista, dal 1951 e il 1959 corre con e contro i migliori della sua epoca, ossia tra i migliori di tutti i tempi.
Un momento di lutto nel 1954 – un incidente stradale sull’autostrada a Lucca porta via i dirigenti Claudio Cassinelli, Renato Spinetto e Ferdinando Locati mentre ritornavano a Chiavari dopo aver seguito una corsa dove erano impegnati corridori auroriani – è l’unica battuta a vuoto. Ci sono Angelo Brignole che furoreggia tra i più puri, Aurelio Del Rio partecipa a due Milano-Sanremo.

L’Aurora cambia ragione sociale: la ‘colpa’ è di Agostino Bergaglio, piemontese ben integrato a Chiavari, vero maestro di ciclismo per i giovani del comprensorio levantino. ‘Gustin’ ha un negozio di biciclette in piazza Roma, a metà tra la bottega e l’ufficio tecnico. Lì forma intere generazioni di ciclisti, porta Albareto, Boitano, Barbieri, Spinetto, Stagnaro a primeggiare nei Giochi della Gioventù. L’Aurora Bergaglio diventa una società leader nel ciclismo giovanile italiano. Non è da meno la sezione pugilato.
Nel 1956 manda un suo atleta, Mino Bozzano, alle Olimpiadi di Melbourne. L”Ariete’ cresce alla scuola di Tito ‘Palazzina’ Copello, maestro che nel tempo metterà i guantoni e farà brillare a livello internazionale Becco, Giusti, Baroni, Muzio, Traversaro, Boi, La Vite, Vassallo, Pianviti.
C’è una sezione nuoto che forma delfini e ‘ondine’ che ottengono ottimi risultati. Grazie alla organizzazione, Aurora Chiavari potrà ospitare una finale nazionale della ‘Coppa Scarioni’, il più importante meeting italiano. Successi anche in atletica leggera con Mangiante, Pandolfi, De Negri, Brignole, Bologna, Roffo.
Negli anni Sessanta il momento di massimo fulgore. Lo Sport Club Aurora è una Polisportiva che non ha rivali nel territorio, pochissimi in Liguria, pochi sulla scena italiana. Poi i mutamenti socio-economici della società di massa e degli anni del post boom si riflettono sullo sport. L’Aurora, che ha sempre vissuto dei generosi contributi dei soci, che non sa niente di sponsorizzazioni e di marketing, ripiega su se stessa. La sezione ciclismo sopravvive, ci si dedica al core business della società, il settore giovanile. Spariscono a uno a uno i grandi dirigenti, quelli che subentrano non sono da meno ma debbono confrontarsi con budget e costi di uno sport dove il professionismo la fa da padrone. Ovunque.

La società chiavarese fa incetta di importanti riconoscimenti: il Coni le assegna la Stella d’argento al merito sportivo nel 1990, la Federazione Ciclistica Italiana la Fronda d’oro nel 1991. Oltre a una pattuglia di ciclisti in erba si dedica alla organizzazione delle corse ciclistiche. Quando capitano le occasioni importanti, tipo a fine secolo scorso quando nel Levante arriva più volte in più città il Giro d’Italia, la società biancorossa si fa trovare pronta. Merita in corrispondenza di un impegno mai venuto meno e di una missione mai abbandonata nonostante i venti ostinatamente contrari almeno un ‘Bravo!’ e un applauso da parte della città, degli enti sportivi, degli appassionati. La festa si farà in un giorno ancora da fissare nei mesi avvenire. Partecipiamo. Tanti Auguri Aurora!

5 Settembre 2019
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