Biovara, l’agricoltura ha il sapore di una volta
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Biovara, l’agricoltura ha il sapore di una volta

I sughi sono pronti, basta aprirli e mescolarli con la pasta: all’arrabbiata, con il basilico oppure alle olive taggiasche. È ‘oro rosso’ a tutti gli effetti, da stappare e mangiare. E poi il succo di mela, sei tipi diversi di confetture, i legumi – ceci, fagioli borlotti e cannellini – in barattoli di vetro nell’acqua in cui sono stati bolliti.

Biovara è un’azienda agricola biologica in località Perazza, nel comune di Varese Ligure. Frutta e verdura sono coltivate, raccolte e trasformate da una famiglia che nel 2007 ha manifestato il suo amore per questa terra – e la terra -. Un pizzico di sana follia e la casa estiva diventa quella di tutti i giorni. Venti ettari di terreno che erano incolti, oggi regalano prodotti sani e, soprattutto, occupazione. Hanno visto lungo e mandato un messaggio ai tanti giovani che il proprio futuro lo cercano in città: perché questo mercato da dieci anni conosce solamente la parola crescita.
Attività a conduzione familiare che Caterina Gandolfo e il marito, Antonio Rossignotti,  hanno aperto pensando soprattutto ai loro figli: “Volevamo crescessero in una dimensione diversa, nel rispetto della natura e dando importanza a quello che si mangia”.

Impianti innovativi – con particolari reti anti insetto e anti grandine che riparano le coltivazioni – ritmi rallentati, rotazione delle coltivazioni e tempo scandito dalle stagioni. “Passato il traforo di Velva si respira un’altra aria – ammette la titolare – e non è un effetto che sentiamo solo noi, anche i nostri clienti se ne accorgono”.
C’è il Borgo con il suo castello nel logo dell’attività, un simbolo del territorio, donato proprio dalla famiglia Rossignotti al Comune. E allora non si può raccontare questa azienda senza fotografare la sua cornice. Ovvero Varese Ligure, comune di circa duemila abitanti, il secondo più grande per estensione in Liguria dopo Genova, che nel 1999 diventa il primo in Europa a ottenere la certificazione di qualità ambientale ISO 14001. Lo fa grazie alla lungimiranza del suo sindaco, Maurizio Caranza, scomparso dodici anni fa, pioniere di una promozione territoriale che guarda all’agricoltura biologica, alla qualità della vita, al rispetto dell’ambiente e alla cooperazione tra territori anche morfologicamente diversi come le Cinque Terre. Le strade di Biovara e Caranza si sfiorano soltanto, ma l’eredità lasciata dal primo cittadino è ancora corposa: “Una persona tenace, che ci ha creduto e al quale vanno dati grandi meriti”, ricorda Gandolfo.

Collaborazione è la parola d’ordine su cui si incardina la nascita del Biodistretto della Val di Vara nel 2014: un patto per lo sviluppo sostenibile del territorio siglato da 7 Comuni (Varese ligure, Maissana, Carro, Carrodano, Zignago, Sesta Godano e Rocchetta Vara) e i produttori biologici locali, singoli e associati. Il Biodistretto ha fatto della sostenibilità, e quindi dell’agricoltura biologica, il proprio modello di sviluppo territoriale con l’intento di contagiare anche gli altri settori produttivi come turismo, artigianato e silvicoltura. Luoghi dove biologico non è solo sinonimo di prodotti naturali ma un vero e proprio ‘modus vivendi’. Opzione non più di nicchia, ma al contrario scelta sempre più diffusa e apprezzata dai consumatori.
I prodotti Biovara si possono trovare da La Spezia a Ventimiglia, dalla grande distribuzione ai negozi al dettaglio. Lavoro quotidiano con la volontà di ampliare la produzione, “ci stiamo guardando attorno, ma trovare dei terreni in piano è missione tutt’altro che semplice”. Già, perché qui a Varese Ligure si fa agricoltura biologica e anche un po’ eroica.

DANIELE RONCAGLIOLO

29 Agosto 2019
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