Il nuovo progetto di Pietre Parlanti: cartelli e mappe per i sentieri di collina
Approfondimento, Attualità

Il nuovo progetto di Pietre Parlanti: cartelli e mappe per i sentieri di collina

di ALBERTO BRUZZONE

Il loro impegno è scritto sulla pietra. Come un qualcosa di perenne, d’immutabile, di resistente a ogni intemperia, a ogni stravolgimento. Impegno e sacrificio, passione e amore: per l’ambiente, per la storia, per la natura, per le nostre origini, per la salvaguardia delle tradizioni.

Ci sono decine di buone intenzioni, nella mission dell’associazione Pietre Parlanti, una delle realtà più attive, vive e vitali del territorio lavagnese: uomini e donne che continuano a ‘parlare’ per azioni meritorie, per fatti concreti, per sudore della fronte, qualche callo alle mani e ai piedi ma tutto, alla fine, per provare un’enorme soddisfazione. Quella di far risorgere, centimetro dopo centimetro, metro dopo metro, chilometro dopo chilometro, l’antica rete viaria delle colline liguri, le cosiddette ‘vie dell’ardesia’, così chiamate “perché, in ultimo, scava e scava, sposta e sposta, pulisci e pulisci, e la pietra sul terreno la trovi sempre”.

A raccontare l’esperienza, che è non solo pratica, ma anche filologica e un pizzico filosofica, è Oenone Ann Lloyd, che di Pietre Parlanti è da sempre l’anima e l’ispiratrice. Professione restauratrice, una vita a occuparsi di arte e di far ritornare a splendere il bello anche laddove non pareva esserci più speranza alcuna, da circa quindici anni vive sulle colline di Santa Giulia, a Lavagna. Dalle sue origini inglesi, oltre alla passione per la natura e per il camminare, ha preso anche il rigore, la motivazione, quella spinta vitale che, insieme all’energia fisica e mentale, ti porta a ottenere grandi risultati.

Accanto a Ilaria Mazzini e a Paola Giostrella, Oenone forma un trio operativo che viene poi completato da una ventina di associati. Tra le ‘colonne’ maschili c’è l’infaticabile Guido Chioino, responsabile territoriale del gruppo: uno che non si tira mai indietro, neppure di fronte al più pesante… dei lavori pesanti.

Adesso, per la prima volta dalla sua fondazione, che risale al 2017, Pietre Parlanti ha potuto confrontarsi con la pubblica amministrazione, andando oltre l’ottica del commissariamento. L’associazione è sempre più inserita nel contesto cittadino, e riconosciuta per il suo lavoro non solo importante, ma anche prezioso.

Tant’è vero che ieri sera, nel Porticato Brignardello, in piazza Marconi a Lavagna, i commercianti e gli artigiani del centro storico cittadino, in collaborazione con amici e volontari, hanno organizzato la tradizionale cena di beneficenza, e il destinatario dei proventi è stato proprio Pietre Parlanti.

La progettualità in questione è indicata nello stesso manifesto: ‘Per il recupero e la cartellonistica dei sentieri, la collocazione di legende esplicative dei principali siti di interesse artistico della città e per l’installazione di un defibrillatore di ultima generazione nel centro storico’.

La signora Oenone ringrazia “per l’affettuoso e concreto sostegno. Ci servirà sicuramente per portare avanti il nostro lavoro. Le idee sono moltissime, quello che abbiamo fatto inizia a vedersi, ma non basta mai. Bisogna andare avanti”.

I ragazzi e le ragazze di Pietre Parlanti parlano di ‘missioni’: ogni settimana ne completano una, quindi – considerando che sono attivi da due anni – siamo intorno al centinaio di operazioni, tra più e meno complesse. “La segnaletica è un aspetto fondamentale. Va rifatta quasi completamente. Ovviamente, alla nostra maniera, attraverso una scritta bianca su una piastrella di ardesia”.

È il tratto distintivo: se si trova una di queste indicazioni, camminando sulle alture di Lavagna, significa che le ‘Pietre Parlanti’ sono passate di qui. Nel calendario delle cose da fare, ci sono la riapertura di altri sentieri, sino al completamento dell’intero percorso viario, la cartellonistica puntuale e completa, “da collocare a ogni incrocio”, la manutenzione di ciò che è già stato recuperato e pure una mappa in grado di mettere in relazione questa parte di collina con il tratto immediatamente più a nord, quello verso Cogorno e la Val Graveglia.

“È decisamente tutto collegato – afferma la signora Oenone – queste sono le strade che percorrevano gli antichi, una bellissima rete dove nulla era lasciato al caso, dove venivano studiate anche le curve di livello, in modo da calcolare la fatica sia nell’andare che nel tornare. Di tutti questi aspetti ci piacerebbe trattare in un libro: abbiamo moltissimo materiale fotografico, che vorremmo affiancare a considerazioni di carattere storico e pratico su tutti questi nostri sentieri, perché furono aperti, a cosa servivano, come si possono percorrere oggi, dove portano eccetera”.

Ci sono associazioni, dal Ponente al Levante della Liguria, che hanno completamente rivitalizzato le ‘alte vie’ montane, grazie alla loro passione. Aprono sentieri che ormai erano impraticabili, fanno manutenzione e, assai spesso, rimuovono i rifiuti lasciati dai sempre troppi incivili di turno.

Sono gli angeli del meraviglioso, dello stupefacente, di tutto ciò che riconcilia con il mondo e con la vita. Pietre sì, ma calde e vibranti, come un cuore che batte, come le mani che si muovono, come lo spazio di un abbraccio.

La signora Oenone lo chiama tree-hugging, ovvero l’arte di abbracciare gli alberi, “per prendere un po’ della loro energia. In passato era questa l’unica medicina”. Quando si dice stare a contatto con la natura: fa bene al corpo, alla mente, all’anima. Possano queste Pietre continuare a ‘parlare’, e a raccontarci la loro storia eccezionale. Che è poi anche la nostra e dei nostri antenati.

22 Agosto 2019
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