Quell’invasione rossoblù che fa riflettere sui grandi eventi
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Quell’invasione rossoblù che fa riflettere sui grandi eventi

L’invasione degli Ultragenoani (questa volta un’unica parola…) sconvolge una Chiavari sonnacchiosa in una tranquilla serata di fine agosto. Sconvolge perché getta all’aria consolidate certezze e avanza domande che risultano scomode.

Le parole del presidente della Virtus Entella, Antonio Gozzi, anfitrione di una partita di Tim Cup che ha messo di fronte il Genoa (privo del ‘Ferraris’ sotto restauro) e l’Imolese, società di Lega Pro (a sua volta con lo stadio all’aria per lavori) confermano il successo e lanciano diversi spunti. “Confesso che prima della gara pensavo con una punta di preoccupazione ai seggiolini appena sistemati nelle due gradinate. I due settori, presi di assalto come gli altri del nostro stadio, hanno retto magnificamente. Il merito va in primo luogo agli spettatori, la marea di tifosi rossoblu si è comportata in maniera impeccabile, prima, dopo e durante il match. I 90 minuti sono stati uno spettacolo anche per i tifosi, cori, bandiere, entusiasmo, tante famiglie, tantissimi giovani e bambini. È il calcio che sogno”.

Un’onda di calore umano e, visto che siamo in una zona dove i conti non vengono mai per secondi, un formidabile ritorno commerciale per bar e ristoranti. Invasi anche loro, ma un’invasione che ha fruttato moneta sonante. Il presidente Gozzi sorride: “Nei giorni seguenti ho ricevuto decine di pareri, tutti positivi. I commercianti ma anche i singoli cittadini che hanno visto arrivare e andarsene migliaia di ‘foresti’, per la maggior parte genovesi, senza che accadesse il minimo incidente”.
E poi una riflessione ad alta voce: “Avremmo potuto mettere in vendita 1000, 2000 biglietti in più e sarebbero spariti in un’ora. Chiavari meriterebbe di vedere simili spettacoli più spesso, siamo a poche decine di chilometri dal capoluogo, la città si può girare in bici o a piedi. E il terreno in sintetico non teme confronti. Abbiamo mostrato che sappiamo organizzarli. Dovremmo ripeterli”.

Lo stesso Genoa per bocca del mister Andreazzoli si è allineato: “Non posso che ringraziare l’Entella per l’impeccabile ospitalità, nonostante il breve preavviso ci ha accolto e messo a nostro agio. Notevole l’atmosfera che si respirava nello stadio”. Infatti l’otto settembre il Genoa tornerà a Chiavari per un’amichevole con i biancocelesti: una gara organizzata nel periodo di sosta dei due campionati, serie A e B, in vista degli impegni delle varie nazionali.

Sarà un’altra occasione per discutere se la città e il suo comprensorio non meritino di assistere con maggiore frequenza e, soprattutto, maggior agio, a giornate come queste.

Quasi seimila persone al Comunale, scena mai viste da queste parti, scene che fanno riflettere. Con Marassi conciato malissimo, gli altri stadi intorno al capoluogo che stanno peggio, Savona e Spezia che per motivi diversi non possono essere così ospitali, Chiavari, 35 km di autostrada da Genova, a due tiri di schioppo dalle valli e dalle pedemontane potrebbe essere una vera alternativa per manifestazioni sportive di altissima rilevanza. Ed è pacifico che la cittadina che si vanta (o vantava) di essere la capofila del Tigullio abbia bisogno di una struttura per ospitare grandi eventi calcistici un po’ più ampia e ‘ariosa’ del glorioso piccolo, sia pure sagacemente ristrutturato, Comunale di via Gastaldi, incastrato in uno dei quartieri più popolosi della città.

Chi smentisce l’evidenza userà il trito argomento che di eventi di questo tipo la vetusta (inaugurato il 29 ottobre 1933) casa dell’Entella ne dovrà ospitare ben pochi: la squadra di casa nei suoi primi quattro anni di serie B ha viaggiato con una media spettatori non superiore alle 2000 unità per match. Potrà forse far meglio in questa quinta avventura nel torneo cadetto, non così meglio però da assicurarsi un tutto esaurito per ogni partita.

L’obiezione è vera ed è miope al tempo stesso. Manca di coraggio, entusiasmo e visione d’insieme, i mali, a ben guardare, che affligono la ‘capitale’ del Levante a ogni livello da parecchio tempo e che oggi attraversano una fase di recrudescenza che non può non preoccupare. I pareri di chi ha assistito a Genoa-Imolese sono unanimi: spettacolo eccellente, organizzazione del Genoa assistita con grande disponibilità dalla Virtus ottima nonostante gli evidenti limiti, che gli ‘ospiti’ hanno ben evidenziato, della struttura e delle sue pertinenze.

Un giro di pareri raccolto tra tifosi e vip li riassume. A cominciare da un parcheggio che è per i noti motivi (siamo in zona alluvionale) più adatto a scavi minerari che ad alloggiare centinaia di autovetture dei tifosi. Per non parlare delle vie di accesso. Le entrate sono raggiungibili da una parte, lato città, da vie e viuzze che le forze dell’ordine possono presidiare solo parzialmente, dall’altra parte, lato fiume, da un viale ampio ma che è anche l’arteria portante dell’intero traffico su gomma per la città da e verso le vallate alle sue spalle. Si intasa in un battito di ciglia e per le tre-quattro ore dell’evento chi deve transitarvi esaurisce la scorta di pazienza e di imprecazioni. Risalendo i gradoni e le scale, ecco il resto delle lamentazioni. Bene la visione, ottimi i sedili che sono ovunque, gradinate comprese, servizi e infissi rivedibili se non da bocciare.

La tribuna stampa per arrivare ai numeri di posti stabiliti strizza i rappresentanti dei media in spazi pro capite che penalizzano chiunque abbia una taglia appena superiore alla media. Sono difetti superabili, dovrebbero essere punture di spillo per amministratori dotati di visione di insieme. Torna a mente il progetto dello stadio sul mare, alla Colmata a Mare. Invertire le priorità: assegnare al settore giovanile dell’Entella e alle squadre dilettanti il Comunale, lasciando un nuovissimo super stadio alla Virtus e al calcio professionistico. Lo stesso presidente Gozzi tempo fa fece volare la fantasia parlando di un grande progetto: gli spalti vista mare, godersi una partita con una quinta fatta di onde, stelle e Portofino (o la Bimare, dimenticando la annosa rivalità con i Corsari…).
Troppo ardito? Impossibile oggi, tra vincoli idrogeologici, contese amministrative, ristrettezze politiche? Napoleone diceva che un vero leader è un commerciante di speranza. Di questi tempi andrebbe rapidamente in fallimento.

(d.s.)

22 Agosto 2019
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